Mese: dicembre 2015

Calabria chiama Campania: help cenone di Natale!!!! i miei auguri per Napoli Tà-Ttà

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Se penso al Natale in Calabria, la prima immagine è quella di un’ immensa tavolata o più tavoli uniti tra di loro, tutta apparecchiata di bianco e rosso, l’ immagine successiva sono i parenti, tanti parenti, perché amati o odiati che siano il cenone di natale è l’ unico momento in grado di riunire tutti e l’ organizzazione della serata sembra far andare tutti d’accordo… almeno all’ inizio!!!

8 Dicembre. La data che da’ l’ inizio alle festività con la preparazione dell’ albero di natale, il calore natalizio irrompe nelle case con un po’ di quella sana competizione tra parenti, amici e soprattutto vicinato, a decretare quale sia l’ albero meglio addobbato e soprattutto il presepe più completo! Eh si, quella del presepe è una vera e propria sfida di arredamento e scenografia: c’ è chi apre per una volta all’ anno le porte del salone di casa ancora con i divani incellofanati per esporre chilometri di pastori e rappresentazioni di tutti i mestieri dell’ epoca; chi si ingegna a metterli in movimento, pozzi meccanici, laghetti artificiali, specchi nascosti tra le montagne di carta per dare l’ idea del movimento; poi ci sono gli artisti che allestiscono il proprio presepe nei posti più impensabili, all’ interno di un portapane, nel camino inutilizzato, nel tronco scavato di un albero; o quelli più frettolosi e noncuranti di lasciare i pastori in un angolo per terra sotto l’albero di natale. I preparativi e l’ euforia non sono mai cambiati, ma oggi che guardo il Natale con occhi da adulta mi rendo conto che non c’ è più il sapore di un tempo, quando da ragazzina aspettavo con ansia questa festa, sia per la gioia dei regali che per tutte quelle tradizioni speciali che da un po’ di tempo non rivivo più. Il Natale per me è profumo di cannella, vino cotto, cioccolato, canditi, patate e acciughe, di farina sparsa nei cestini di vimini dove mia nonna sistemava le cururicchie e le zeppole, dolci fritti di patate che potevano essere preparate anche con l’ uvetta o le sarde. Natale è rinchiuso in quei panzerotti fatti con i ceci, le mandorle, i pinoli, le nocciole, il cioccolato, il vino cotto, il miele, la buccia del mandarino, un pizzico di caffè, cannella e chiodi di garofano… si, tutto all’ interno di un unico dolce chiamato Fraguni (Fjiaguni) e fritto in tanto olio e poi ricoperto di zucchero! Ma tenevi forte, perché per la tradizione calabrese per la notte di Natale vuole 13 portate sulla tavola, basate su quelli che un tempo erano definiti “alimenti poveri” e ovviamente niente carne, con il parroco del paese costretto ormai ad anticipare la funzione per paura di ritrovarsi solo in chiesa.

24 Dicembre. Le portate: stocco con le patate (stoccafisso), baccalà fritto (merluzzo salato e stagionato), broccoli “affucati”, cavolfiore impanato e fritto, zucca fritta con l’ aceto, fileja (pasta fresca tipica vibonese) con brodo di stocco e fagioli, olive nere, frittelle di ninnata (sardine appena nate), frittelle di zucca, pane, insalata per sgrassare, formaggio, fichi secchi, lupini e credetemi, bisogna assaggiarle tutte per non far rimanere male nonne e zie, sveglie dall’ alba o in cucina già dalla sera prima. Forse la magia natalizia è andata via insieme alle persone amate che oggi non ci sono più e che hanno contribuito a rendere magico il Natale di noi bambini, mi riferisco ai nonni che sono delle creatura magiche e sanno sempre come fare a rendere speciale queste feste o chi come me guarda quella sedia vuota e sa che ormai il Natale non sarà più quello di prima perché l’ unico regalo che vorrei è poter riabbracciare il mio papà… e allora mi impongo di dover continuare con le tradizioni perché è giusto non farle sparire  e con loro il ricordo dei momenti felici passati e quindi si ricomincia a scegliere il vestito adatto, né troppo corto né troppo appariscente per non infastidire il gusto di qualcuno, la preparazione al classico interrogatorio che la santa inquisizione a confronto metteva meno ansia: sei fidanzata? Ma non è che a zia l’ hai presentato e a me no? E quando ti sposi? La scuola? Il lavoro? E perché non te li tagli sti capelli? E perché non mangi di meno? Ma hai imparato a cucinare? Ma fai un figlio che poi sei troppo vecchia!!!!

25 Dicembre. Per fortuna ci sono i cugini, credo che la definizione esatta di cugini sia: fratelli domiciliati in abitazioni diverse, l’ entusiasmo che si ha nel passare questi giorni di Natale insieme viene messo a dura prova dall’ organizzazione dei giochi da tavolo: ore a decidere se è meglio la tombola, ma nessuno vuole zia che compra 12 cartelle, oppure un gioco di società o le carte napoletane. Il divertimento maggiore rimane la sfida a mercante in fiera con zio che mima le carte cercando di farci indovinare di quale personaggio si tratta.

Nord, Sud, Calabria, Campania, Sicilia credo non cambi poi tanto e che la preparazione al cenone di famiglia sia un incubo a cui un po’ tutti siamo affezionati con la consapevolezza che la prima vera domanda che decreterà l’ andamento della serata sarà: “te piace ‘o Presebbio?”

Ps. Per le ricette vi lascio il numero delle mie zie, ma a vostro rischio!!! Buon Natale

Gone with Christmas

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147000375306631394gbtBL2JWcNatale è ormai arrivato, ce ne rendiamo conto anche dalla programmazione tv, inesistente, se non fosse per i film a tema natalizio mandati senza sosta. La notte di Natale però ho scoperto che rete 4 manderà in onda uno dei film che ho tanto odiato, ma che in realtà è il libro che ho tanto amato: “Gone with the Wind – Via col vento”. Ho saputo dopo dell’ esistenza del libro, pensavo fosse soltanto un noioso film senza fine, mia madre lo guardava almeno una volta al mese e proprio non riuscivo a capire cosa ci trovasse di bello in scene piene di cadaveri, urla e balli con vestiti ridicoli. Avevamo una cassetta vhs dalla custodia bianca, registrata malamente dal mio papà, non lo ammetteva, ma anche lui adorava quel film dove la protagonista ancor prima dell’ intervallo aveva cambiato tre mariti! Per fortuna sono cresciuta e dopo aver abbandonato camioncini e betoniere (giochi felici) scopro il mondo delle femminucce: le barbie e quei vestiti ampi che poi tanto male non erano. Riuscii a capire che anche Via col vento aveva una fine e dopo aver pianto come una donna abbandonata diedi inizio all’ odio verso Rhett Butler e ovviamente Clark Gable, colpevole di avergli prestato il volto. Entrando nel meraviglioso mondo dei libri, scopro che Via col Vento in realtà era un romanzo di 872 pagine: e te pareva, il film senza fine ispirato a un romanzo senza fine. Apro l’ ultima pagina, leggo le ultime righe e .. UN MOMENTO … dov’ è la tanto famosa frase detta con cattiveria che mi ha fatto odiare per anni quel personaggio??? “Francamente me ne infischio” non la trovo!!! Leggo ancora altre pagine, nulla: “Non è il caso, mia cara”!!! Che cosa??? E ste parole dolci??? Quel film mi ha mentito. Ovviamente non compro il libro, ma mi documento, la protagonista è Scarlett, nome meraviglioso che da’ proprio il senso di rosso, passionale, sanguigno e che invece italianizzato diventa Rossella tipico nome da contadinella medievale, piccola rosa o rossa di capelli!? eh va bene, accettiamolo per una donna dalle “sopracciglia nere e folte” eh si, perchè non è neanche bella e non ha il cuore tenero come la maggior parte delle protagoniste dei libri, lei è fastidiosa, permalosa, dal mento aguzzo e la mascella quadrata: un’ acida rompi balle!

Chi ha letto il mio misero racconto: “Dalla parte di Eris” sa della mia passione per i personaggi problematici, quelli che voi chiamate antagonisti, ecco, Rossella non ha nulla della protagonista perfetta da amare dalla prima all’ ultima pagina. Chiedo il libro in regalo ed ho la conferma, quel film è una presa in giro, non descrive neanche la metà delle cose che accadono, non è neanche un romanzo d’ amore come la maggior parte dei giovani pensa, è un romanzo storico che mi fa comprendere finalmente ogni particolare della guerra di secessione americana. Margaret Mitchell scrive così bene che il numero delle pagine non sono un peso, decido di leggere altro, la nomino mia scrittrice preferita, avrei sopportato anche altre mille pagine, ero decisa e tutte le mie speranze vengono infrante quando in una libreria mi dicono che non ha scritto altro, guarda bene maledetta, è una grande scrittrice, so che non vuoi cercarmi i libri su quel pc, no.. Via col vento è il suo unico romanzo! Torno a casa con il cuore di lettrice spezzato, mi documento: aveva scritto una novella, ma è stata rifiutata perché troppo breve e fu distrutta.

Cosa voglio dire con questo: 1) leggete via col vento, 2) non sottovalutate chi scrive brevi racconti, un giorno potremmo vendicarci con un romanzo di 872 pagine.

Napoli Ta-Ttà come diffondere la creatività attraverso la rete

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napoli-tattàVi parlo di un progetto di sturtup che nasce da un’ idea di Christian Barone e Francesco Carannante, l’ intento è quello di dare spazio ai giovani. Christian si  è laureato in ingegneria informatica ha vissuto e lavorato al nord, ma il suo più grande sogno era quello di poter investine nel sud, nella sua amata Napoli.

Napoli Ta-Ttà si occupa di distribuzione di marchi legati al sud Italia, catalizza la passione di giovani ingegneri, marketer e creativi che condividono lo stesso amore per il sud e la sua cultura. Due sono i progetti di Napoli Ta-Ttà, il primo si chiama:  fundtee.napolitatta.com  che permette a chiunque di creare il proprio design, vale a dire disegnare il proprio sud vendendo attraverso lo store napolitatta.com il secondo si chiama: promotee.napolitatta.com che permette di promuovere l’identità di un luogo guadagnando.

Dal 1 dicembre prende vita  il blog di Napoli Ta-Ttà rivolto ai blogger e a chiunque abbia voglia di raccontare il sud. Il 30 novembre ho raccolto l’ invito di Christian che con il suo amore per Napoli e per il sud in generale mi ha trasmesso quell’ energia che mi ha convinta ad unirmi a questo fantastico progetto raccontando il mio amore per Napoli e condividendo un racconto tipico della mia terra: la Calabria che ritroviamo anche in Campania, quello del dispettoso Monacello vi lascio i link diretti ai miei articoli: Il Monaco Fajietto & Napoli, That’s AMORE! Questo perchè il sud non è affatto diverso da regione a regione.

“Napule è ‘nu paese curioso:  è ‘nu teatro antico, sempre apierto” (E. De Filippo).

La bambina e il Big Ben (dicembre 2014)

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Ho sempre odiato gli inglesi, li consideravo freddi, insensibili e lamentosi. Luoghi comuni, è come dire: Italiano pizza e Berlusconi. Sono partita con l’ idea di visitare solo una città d’ Arte fantastica e infatti nella mia agendina di viaggio la metà delle pagine contenevano solo indirizzi di musei e gallerie.

  • Il primo ostacolo: spiegare a mia madre che il mio era un viaggio di scoperta non di trasferimento.
  • Il secondo ostacolo: la lingua. Sono partita con una sola parola nel vocabolario: beer!!!
  • Il terzo ostacolo: paura di volare. Vedere l’ aereo in pista così immenso mi ha rassicurata, ma poi entrando e rendendomi conto del poco spazio è cominciata la tragedia. E’ vero quando dicono che decollo e atterraggio non sono così spaventosi, il problema è quella sorta di allineamento traballante dopo il decollo, e già che mi ero informata su youtube dei possibili disastri: precipitazioni, ammaraggi, esplosioni, attentati, tamponamenti, sparizioni, bambini lamentosi. Devo dire che tutto questo è niente difronte all’ applauso italioto dopo l’ atterraggio, avrei preferito scaraventarmi al suolo. Una cosa positiva lo steward portoghese bello come un angelo/attore/modello/calciatore. Dicono che il pilota comunichi con i passeggeri, ma non sapevo che questo accadesse anche in volo, nell’ ansia una sola parola ho compreso: exit e già con la mano cercavo il mio giubbino di salvataggio, peccato che la mia domanda: “ma stiamo precipitando” l’ abbiano sentita anche dagli ultimi posti.
  • Il quarto ostacolo: comprendere le intenzioni di google maps. Per indicarti una posizione decide di farti fare tre volte il giro dell’ isolato, due salti su te stesso, due giravolte ed eccoti alla tua destinazione.
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    La prima sicurezza: Tube. Non c’ è nulla di più semplice e comodo che spostarsi in metro, anche queste rappresentano un’ attrazione, colorate, comode, organizzate, una diversa dall’ altra. Ho sempre incontrato gente allegra, seppur sempre di fretta, ma disponibile e con il sorriso.

  • La seconda sicurezza: Gli inglesi sono simpatici e accoglienti. Entrati in un pub siamo stati accolti da due sobri(?) personaggi, padre e figlio, non ho mai ricevuto così tanti complimenti, c’ è scappato anche un baciamano, veri gentlemen, quasi credibili se non fosse per il cappello di uno di loro con orecchie di orso.
  • La terza sicurezza: la bombetta. Visitare Londra con il classico bowler hat ha tutto un altro sapore! Mi ero attrezzata così per andare da Betta, non volevo sfigurare, ma devo dire che la sua dimora mi ha delusa, un po’ “spoglia”, per fortuna mi hanno tirata su Sherlock Holmes e i Beatles “sciloviuieieie” .. baker street, ailoviù. Il cuore però è rimasto da Madame Tussauds, nel vero senso della parola, nel percorso dell’ orrore, lì ho pronunciato la mia prima parola in pseudoinglese: “please, qualcuno passi davanti ca moru”!!! E Pur di non fare la solita foto con in lontananza le Tower Bridge ho preferito passarci direttamente sopra raccogliendo TUTTO il gelo del Tamigi. Il pollo gli inglesi lo sanno cucinare a furia di prepararlo mattina, mezzogiorno e sera OGNISANTOGIORNO sono diventati espertissimi, la colazione dovrebbe entrare di diritto tra le meraviglie del mondo e se volete sentirvi inglesi al 100% ordinate una birra alle 9 del mattino.. ah, anche la vodka alle 3 del pomeriggio è perfetta, ma solo se dopo vi spetta una lunga camminata tra Piccadilly e Oxford Circus, parchi vari che sembrano non finire mai, Primark e Boots; ah un consiglio, non fate come me che ho desiderato trascorrere le ore nel British Museum da vera intellettuale e invece l’ ho fatto con una busta di plastica di una parafarmacia da very tamarra!
  • La quarta sicurezza: Bow Road. La zona più bella, tra musulmani e hindu, pakistani, indiani e un forte odore di spezie e cipolla per le strade, è il posto che più ho apprezzato, il vero esempio che non bisogna mai fermarsi alle apparenze. Ma la cosa che più mi ha dato sicurezza è stata la Clock Tower, più di 96 metri di altezza, uscita dalla metro il Big Ben è lì ad aspettarti, imponente, maestoso, rassicurante e accogliente. Il benvenuto più bello che potessi ricevere.

E rientro a casa con un’ altra opinione di Londra, ma una certezza ancora rimane: qualcuno mi spieghi l’ utilità dei mignolini dei piedi!!!

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