Mese: febbraio 2016

Sentieri, Parco delle Serre. Calabria, Italia

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Quando Rosanna mi ha parlato del progetto “Natura e Turismo” all’ interno del parco delle Serre che prevedeva la realizzazione dell’ itinerario e la realizzazione del censimento, era cosí entusiasta che ha trasmetto anche a me la curiosità nello scoprire posti e percorsi naturalistici che ancora non conoscevo. 1456244240477

Sono stati resi fruibili circa 150 km di sentieri naturalistici. Qualche mese fa, sempre da lei, vengo a sapere della fine del loro lavoro nel Parco delle Serre e quindi la fine di una bella opportunità per la nostra Calabria. Oggi che la situazione non è cambiata voglio parlarvene perché penso sia un vero crimine tenere nascosti posti del genere, perché sono posti meravigliosi che si trovano nella nostra Terra. Il Parco Naturale Regionale delle Serre è stato istituito il 5 maggio del 1990 (legge regionale n°48) si estende su un territorio di 17.687 ettari nel cuore della Calabria centrale tra Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. Sono luoghi ricchi di sorgenti, fiumi, due catene montuose e boschi.

I Sentieri del Parco sono: Anelli sull’ Alaco, un sentiero impegnativo, difficoltà medio/alta, offre due percorsi: uno breve (A) e uno lungo (B), protagonisti sono la ginestra con i suoi fiori profumati richiesti in profumeria e il castagno che ne caratterizza tutto il paesaggio. Proprio nel percorso B si possono trovare strutture edilizie utilizzate in passato come essiccatoi “pastillari”. (Partenza: Edifici di servizio Diga Alaco, lato ovest; CZ. Arrivo: Edifici di servizio Diga Alaco, lato est; CZ. Tramo A 3h – Tramo B 6h) link sitoAnello Bellavista, un percorso semplice, difficoltà medio/alta, su strada sterrata. Protagonisti sono: i faggi, signori dei boschi; l’ agrifoglio e il tasso europeo, un piccolo albero sempreverde. E’ possibile vedere di notte, la lepre italica, un veloce animale che si nutre di foglie. (Partenza: Località Gallone-Fanelli, Piani d’ Acquaro; VV. 5h) link sito.

Archiforo, difficoltà media, in località Rosarella, troviamo il maestoso abete bianco che sopravvive grazie al microclima dell’ Italia. 1456244000640Per secoli la fonte dell’ economia locale fu la produzione di carbone tramite combustione imperfetta del legno è possibile osservare la ricostruzione in miniatura di una carbonaia “lu scarazzu”, covoni di legno formanti un camino centrale. (Partenza: Orto Botanico Rosarella, Serra San Bruno; VV. 2h) link sitoFaggio del Re-Abate, difficoltà media, immerso nel cuore delle Serre tra rocce e minerali, gli scisti ad esempio. In contrada Serricella vi è un’ oasi naturalistica, area pic-nic, fontane e un laghetto abitato dalla trota fario. (Partenza: Faggio del Re SP9, Fabrizia; VV. 5h) link sitoFaggio del Re-Speranza, difficoltà media, i monti sono ricoperti da faggi e abeti secolari, luoghi cari al re Ferdinando di Borbone. Il pino laricio ricordato da Plinio e Virgilio, la specie più slanciata che arriva a superare i 50 metri. La fragaria vesca, le tipiche fragole di bosco da cui si ricava il liquore “fragolino”. (Partenza: Faggio del Re SP9, Fabrizia; VV. 4h) link sitoFerdinandea-Marmarico, percorso lineare e impegnativo, difficoltà medio/alta. Il luogo di partenza è la tenuta di caccia di Ferdinando II di Borbone, oggi proprietà privata. Lungo il sentiero è possibile visitare una delle meraviglie d’ Italia: le Cascate del Marmarico, con 114 metri di caduta d’ acqua. (Partenza: Ferdinandea, Stilo; RC. Arrivo: Cascate del Marmarico, Stilo; RC. 5h) link sito.

- dal sito www.parcodelleserre.it -

foto tratte da: www.parcodelleserre.it

Lacina-Ferdinandea, sentiero lineare, difficoltà media. Accompagnati dal canto del Cuculo dalle piume azzurre o rossicce. Rocce cristalline e bianchissime, formazioni inconsuete a proteggere i piccoli anemoni, fiori bianchi e viola. (Partenza: Lacina, SP43, Brognaturo; VV. Arrivo: Ferdinandea, Stilo; RC. 5h) link sito.

Lacina-Lu Bellu; difficoltà media, tra abeti e meli selvatici possiamo osservare il robusto cinghiale e il fungo legnoso a forma di “mensola” che cresce su latifoglie. (Partenza: Lacina, Brognaturo; VV. Arrivo: Casermetta “Lu Bellu”, Serra San Bruno; VV. 4h) link sitoPecoraro-Lu Bellu, itinerario lineare, difficoltà media, in località “Cruci di Allampatu”, una targa commemora tre boscaioli morti colpiti da un fulmine. Troviamo le nivere, enormi buche rivestite di pietra dove un tempo si conservava la neve. I luogo è la casa dei pettirossi, ma possiamo ammirare anche la torretta avvistamento di epoca borbonica. (Partenza: Cantoniera ANAS di pecoraro, SS110, Stilo; RC. Arrivo: Casermetta “Lu Bellu”, Serra San Bruno; VV. 3h) link sito.

Sul sito www.parcodelleserre.it troverete tutte le informazioni utili su come arrivarci, sui sentieri, itinerari, strutture turistiche. Dopo averle lette o visitate ditemi quale sentiero preferite!!! Potete inoltre scaricare l’ app, inviare una mail a: info@parcodelleserre.it seguirli sulla loro pagina Facebook o chiamare allo 0963772825 e se chiedete della Dott.ssa Rosanna Pupo sarà ben felice di offrirvi una guida dettagliata di questo angolo di paradiso. E’ giusto che il lavoro di questi ragazzi non vada gettato al vento, è giusto conoscere le bellezze della nostra Calabria ed è ancora più giusto difenderle dalla noncuranza e dall’ ignoranza.

Happy Birthday Eris

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Non sapevo come “festeggiare” il primo anno di Eris, ci penso da stamattina, poi mi sono ricordata che tempo fa ho letto un articolo sul web, la tipa che lo firmava, espertissima, suggeriva di raccontare aneddoti divertenti accaduti durante la scrittura per catturare l’ attenzione dei lettori. Ottimo risultato assicurava, ma non aveva fatto i conti con me: “divertente” e “simpatico” mal si abbinano alla mia persona e ovviamente, anche per quanto riguarda la stesura del mio libro si è scatenata l’ apocalisse.

Come nelle migliori tragedie greche è successo di tutto dagli abbandoni alle liti, urla, rifiuti, attese, pestilenze, morte e siccità, ma.. chi ha sofferto più di tutti è stato Ernestino Jr. il mio Acer di 3 anni, con un pacchetto Microsoft Office craccato e scaduto da un po’. Il problema non è stato scrivere, gli inchiostrodipendenti preferiscono carta e penna, ma gli editori ormai alla parola “manoscritto” ti guardano malissimo e quindi bisogna riscrivere tutto; ricopiare i pensieri; vergognarti di averlo fatto; digitare su quei maledetti tasti sporchi di smalto, caffè e gelato; virus che prendono di mira il povero Ernestino senza neanche un collegamento a internet, colpirlo ripetutamente nella speranza di poterlo sottrarre alla morte; chiudere il documento senza salvare; perdere sonno e ogni entusiasmo.

Chi ha letto il m1425663305374io racconto sa che preferisco scrivere per chi ha voglia di leggere, ma che non trova il tempo per farlo, ed è per questo che i miei racconti sono sempre brevi, semplici, leggeri.. i bravi lettori hanno dalla loro bravi scrittori, quindi non prendiamoci meriti che non abbiamo. A proposito di mitologia, il primo libro che capitò nelle mie mani, da bambina, fu un dizionario di mitologia, comprato da mio papà, non ero esperta di libri, ma avevo già imparato a memoria la maggior parte dei nomi delle divinità e degli eroi greci. Il primo uomo, maschio, che amai follemente fu Bekim Fehmiu, attore albanese, che interpretò Ulisse nel famoso sceneggiato rai, anche questo guardai con mio padre e sempre con lui andai al cinema a vedere Troy, uscendo da lì pensai che se Petersen era riuscito a portare sul grande schermo quel falso fatto male, forse anch’ io avrei potuto scrivere di mitologia. Nella premessa del mio libro ho spiegato perché mi sono schierata dalla parte di Eris, per tutta quella gente che si crede perfetta, ma che perfetta non è. Perché non è giusto giudicare qualcuno per il suo aspetto o per come si rapporta con gli altri. Perché non possiamo farci un’ idea di una persona e rimanere stabili su quella, giudicarla, senza capire le ragioni che l’ hanno portata ad essere in un determinato modo. Io poi ho sempre tifato per il cattivo: nella letteratura, nei cartoni animati Disney, nelle fiabe, perché è sempre quello che ha sofferto di più, il più insicuro, il più debole.

So bene che un giorno ad attendermi dall’ altra parte ci saranno Omero, Esiodo, Ovidio e forse dovrei portare qualche moneta in più se voglio farmi salvare il sedere da Caronte, però in vita mi sono portata avanti, chiedendo aiuto a qualcuno valido che con le sue parole, nella prefazione, potesse in un certo modo mettere una buona parola per me,
con voi che lo leggerete e con loro che mi aspetteranno incazzati abbestia. A dire la verità speravo mi dicesse di lasciar perdere perché pensavo che questa mia idea di mettere a nudo le debolezze degli dei, le loro paure, i tradimenti, non venisse capita del tutto.. come anche il difetto di pronuncia di Eris, volevo renderla imperfetta nel corpo, ma più la immaginavo più la vedevo stupenda nella sua macilenza. In pochi hanno visto questo suo lato voluttuoso, ben nascosto dai veli neri. Poi è arrivato Febbraio ed è successo che improvvisamente mi sono sentita sola, era in stampa, la divinità che per tanto tempo era stata con me che mi ha aiutata a crescere, a diventare donna, che mi ha dato la forza di saper dire di NO, di farmi valere, di capire chi veramente aveva bisogno di me, improvvisamente mi stava abbandonando per farsi conoscere da altra gente che spero possano amarla come l’ amo io.

Ps. Per quanto riguarda Ernestino Jr. ha subito una piccola operazione che ha messo insieme i pezzi distrutti, ora sembra stare meglio!

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SINOSSI

« Il racconto è ambientato sul monte Olimpo. La voce narrante è quella di Eris, la dea della discordia, con un fastidioso ma simpatico difetto di pronuncia,  presenta le divinità e gli eroi ed essi legati, mettendo a nudo le loro debolezze. Il suo intento è  quello di evidenziare le loro paure, le loro debolezze, i tradimenti, gli abbandoni, le sconfitte. Il racconto si divide in tre parti, tre sono i giorni che il lettore ha a disposizione per immergersi nel mondo degli eroi e del mito, in un racconto dietro l’ altro.»

Ho rivisto Paddington.

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Londra, Natale del ’56. In un negozio della stazione di Paddington, il cameraman della BBC, Michael Bond, nota su uno scaffale un orsacchiotto di pezza e il 13 ottobre 1958 viene pubblicato il primo libro: “A Bear Called Paddington” il protagonista che ha ispirato Bond è proprio un orso con montgomery blu, cappellaccio rosso e una passione per i panini con la marmellata di arance.

1450303177861Paddington vive in Perú, con gli zii Lucy e Pastuso, tra immense distese di alberi di arance e il sogno di visitare Londra. Dopo un forte terremoto che distruggerà la loro casa viene nascosto dalla zia su una scialuppa di salvataggio di una nave in direzione della tanto amata capitale inglese. Arriva nella stazione di Paddington, con una valigia di cartone, un cappello rosso (dono di un esploratore) un panino con la marmellata nascosto all’ interno e un’etichetta al collo con la scritta “Per favore prendetevi cura di questo orso. Grazie”. L’ espressione spaesata, simile alla mia quando arrivai a Londra la prima volta, devo dire che il nostro arrivo fu molto simile, capitò anche a me di rimanere ferma imbambolata sui gradini della metro mentre tutti camminavano frenetici (ne parlo qui).

Incontra il signore e la signora Brown e come é narrato nei racconti: “fu così che sie è trovato ad avere un nome decisamente insolito per un orso, perchè Paddington era il nome della stazione”.

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Londra 2014

E’ impossibile resistere al fascino dell’ orsetto e alle sue avventure, il suo essere estremamente educato, rispettoso, tenero. Tanti sono i temi trattati: la diversità, l’ abbandono, la solitudine, la famiglia che nonostante tutto rimane il porto sicuro. Adoro inoltre  il suo essere eccessivamente maldestro, in grado di causare danni anche con un pezzettino di scotch.

Ho pianto dalla prima all’ ultima scena, complice la nostalgia nel rivedere i posti piú belli di Londra, da quelli più famosi ai negozietti di antiquariato di Portobello. Mi sono divertita quasi come nel vedere Mary Poppins e in effetti il Signor Brown è molto simile a Mr. Banks, con il suo carattere apparentemente duro e burbero e la Signora Brown ricorda proprio Mary Poppins, almeno nell’ abbigliamento e nel suo essere “strana”. Windsor Gardens 32 é il Viale dei Ciliegi 17, ma questa é la magia dei racconti per ragazzi. Un film che vi consiglio di vedere con tutta la famiglia o di leggere i racconti che rimangono attuali e che con semplicità e dolcezza ci aiutano a vivere in modo più sereno.

Il giorno in cui mi innamorai di Ringo Starr.

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Fossi stata adolescente negli anni ’60 sarei stata una di quelle ragazzine isteriche e avrei strappato i miei capelli (ovviamente arancioni o bruciati per via delle tinte dell’ epoca) per George Harrison. Non ricordo come ho conosciuto i Beatles, penso che nessuno lo ricordi, nasciamo con la componente Beatles, conosciamo già le loro canzoni, fanno parte di noi come il primo dentino, la prima parola, il primo giorno di scuola, sono fasi della vita obbligatorie per la crescita di un essere umano.

tumblr_ndukct8gAc1qalx0to3_400Io ho sempre preferito George, il tenebroso, il più tranquillo apparentemente. Il suo sguardo sempre serio quasi triste, non provavo pena, ma sono stata sempre convinta che fosse poco considerato dagli altri del gruppo. La sua espressione era quella tipica di chi acconsente, di chi tace per il quieto vivere, ma è lì lì per scoppiare e quando venni a conoscenza che aveva fregato la moglie (Maureen Cox) a Ringo Starr ho gioito e non immaginate quanto!!! La rivincita di chi è stato sempre messo in disparte. Ovviamente lo preferivo con caschetto, kinny tie, giacche slim e un po’ meno in tunica indiana.

Ma è bastato un video, live, a stravolge tutto, è quello di It Don’t Come Easy, ovviamente c’ è di mezzo il talento di George, si sa e si sente, ma in quel video sarà stata la barba, sarà che l’ asta del microfono copriva il nasone, sarà il movimento dei capelli (il caschetto non gli donava affatto) ho rivalutato e amato Ringo Starr.

Vi do’ la buonanotte con il video Never Without You, la canzone che Ringo scrisse e dedicò all’ amico di una vita dopo la sua morte. Due miti immensi, immortali, insieme.

Io odio il telefono.

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Sapete qual’ è l’ arma di distruzione di massa più potente che sia mai stata inventata? IL TELEFONO. Fisso, mobile, con i fili o touch, il telefono è in grado di distruggere il benessere delle persone, ve lo assicuro. E pensare che a inventare questo strumento – demoniaco nell’ immaginario prerogativa femminile – fu un uomo!!! Chi mi conosce bene sa che il mio rapporto con il telefono è abbastanza problematico, mia madre pur di sentirmi ed avere mie notizie ha imparato a inviare gli sms.

pinup-600x424Odio telefonare a qualcuno. Non è cattiveria verso la gente o chi dovrei sentire, è solo odio per il telefono. Al fisso ormai non rispondo più, pur essendo a casa lo sento squillare: cinque, dieci, cento squilli!!! Si, chi chiama mica comprende che al quarto squillo senza risposta è bene mettere giù la cornetta, no.. rimangono lì imperterriti fino all’ ultimo tentativo a disposizione. Al cellulare per quanto odi qualsiasi tipo di suoneria sono costretta a rispondere poiché non si può stare sempre fuori dal mondo. Lo tollero un po’ di più rispetto al fisso: posso camminare, sedermi, mettere la chiamata in vivavoce e sbattere la testa contro il muro, girare il sugo, piastrarmi i capelli. Per fare una chiamata, qualsia sia: di piacere o professionale devo prima preparare il discorso perché io odio parlare, datemi un foglio di carta o digitale e vi scriverò ore di conversazione, ma non fatemi telefonare.

Osserviamo molto rapidamente i vari tipi da telefono:

Ore pasti. Colui che chiama solo all’ ora di pranzo o cena. Tavola imbandita, primo boccone tanto desiderato e squillo del telefono. Lui lo sa che stai mangiando, però te lo chiede uguale anche sono le 13.30 o le 21.00 non ha pietà, continua la sua conversazione e tu osservi il piatto in lontananza non più fumante perché per educazione non mangi mentre sei al telefono.

Telefonata Gustosa. Se a te da fastidio parlare con la bocca piena, per il golosone che decide di chiamarti nel suo unico momento libero: la merenda, non è di certo un problema. Pane e nutella, frutta succosa, panino con la mortadella e quel rumore continuo di labbra e deglutizione snervante.

Senso unico. Parla solo dei suoi problemi, è un fiume in piena, il tuo telefono come un confessionale, non vuole neanche i tuoi consigli. Chiama solo per parlare e quando a fatica tenti di dire qualcosa dall’ altra parte solo silenzio per poi riprendere a parlare e continuare il suo discorso da dove TU l’ avevi interrotto.

Telegrafico. Non saluta né all’ inizio della chiamata né alla fine, chiama solo per comunicare l’ ora dell’ appuntamento o se stranamente sei tu a chiamarlo(?) risponde con un si o un no per poi chiudere lasciandoti lì nel tentativo di capire se sia ancora in linea o se la chiamata è caduta bruscamente.

Distratto. Ti chiama facendo altro, parla con te e con altre tre persone contemporaneamente. Rumori e movimenti molesti, è dall’ estetista, è in macchina, è a far la spesa, rumori della città, mezzi di trasporto, acqua aperta e talvolta anche quello dello sciacquone.

Cronista. Quando becchi lui è la fine, puoi dire addio alla tua giornata poiché parlerà senza sosta. Ti aggiornerà di ogni pettegolezzo anche quelli che ti riguardano. Ore passate al telefono e quando sembra che stia mettendo fine a quell’ agonia, utilizza l’ ultima frase per riallacciare un altro discorso. All’ infinito.

E infine c’ è lei, la signora smemorata che telefona con l’ intento di fare la telefonata anonima e molto cattiva, ma chiama lasciando il proprio numero di cellulare, facendo solo una pessima figura.

Tipi da Palestra!

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IMG_20150123_131731Con molta ironia volevo condividere con voi i diversi tipi di sportivi che è possibile incontrare in una palestra qualsiasi, in genere è la cyclette la compagna di indagine, da lì è possibile notare tutto, osservare la sala e i suoi frequentatori, studiare ogni movimento, abbigliamento, atteggiamento.

Cominciamo dalla categoria più scontata: la ragazza convinta che l’ istruttore ci stia provando. Ignara del fatto che per contratto ogni istruttore debba essere carino e disponibile con tutte è convinta che il numero uno della palestra sia attratto da lei, grazie al suo sguardo da gatta e i modi soavi.

Il narcisista. Passa metà del tempo davanti allo specchio della palestra fingendo di svolgere qualche
esercizio, mentre in realtà controlla che le sopracciglia siano perfettamente allineate, che i peli non fuoriescano dal naso e che tra i denti non ci siano residui del cornetto mattutino. Dopo aver passato interi minuti ad osservare ogni parte del suo aspetto fisico, non contento sfila la maglietta controllando che la spalla destra sia perfettamente allineata a quella sinistra, veloce movimento dei pettorali su e giù e non contento chiede conferma ai compagni di sala: “ma sarò migliorato”? 

Il sudato. Vi è mai capitato di dovervi sedere su un attrezzo con un’ evidente scia umidiccia sul sedile? Ecco, quando il tipo sudato tutto contento si avvicina togliendovi il respiro per via delle sue ascelle e vi lascia il posto sul macchinario degli adduttori, voi non potete farci nulla se non chiudere gli occhi, sedervi sul bagnato e sentirlo aderire al tessuto della tuta.

Il Provolone. Lui ci prova, sempre. Non importa se sei bella o brutta, alta o bassa, giovane o più avanti con l’ età, sei donna e questo a lui basta. Manubri in mano, sguardo allo specchio per caricarsi e va pronto ad attaccare bottone con qualsiasi scusa, nulla lo distoglie dal sui intento, anche se sei in corsa sul tapis roulant e con gli auricolari nelle orecchie lui avrà sempre una domanda per te. 

John Cena. Colui che tra una serie e l’ altra passeggia per la palestra con la cintura in pelle marrone da bodybuilder, braccia larghe e sguardo preoccupato non si sa bene per quale motivo.

Il Selfie Timido. Si vergogna come un ladro a muoversi tra la gente e preferisce fare addominali ed esercizi lontani da occhi indiscreti e in sale deserte, livello dei macchinari sempre sotto lo zero per paura di farsi male e la pancia che nonostante tutto non va via. Il suo unico amico è un vecchio cellulare con cui immortala ogni suo esercizio, per dare prova sui social della sua presenza in palestra.

Il Personal trainer. Ore di addominali, squat e affondi, ormai manca l’ ultima serie ed ecco arrivare lui: alto un metro e venti, ancora con i jeans indosso, le fasce da boxe incorporate ai polsi e la borsa in spalla più grande di lui, deciso a corregge i tuoi esercizi. Si avvicina fiero suggerendoti la posizione più adatta, una giravolta, una capriola e si proietta verso lo spogliatoio. 

La Miss. Colei che non teme il sudore, la sempre perfetta. Sempre abbinata, dalle scarpe, calze, maglietta al leggings nero trasparente, perizoma in mostra perché lei lo sa che i leggings non sono pantaloni e quello che c’ è sotto si deve vedere. Eyeliner gatta style e schiera di uomini al seguito intenti a trasportare tappetini su e giù dalla sala, ma con lo sguardo fisso su di lei. Quando termina i suoi esercizi la Miss raggiunge gli spogliatoi  dopo la doccia passa sul corpo i sui elisir di bellezza non curante di distruggere l’ ego della Selfie Timida e cozza.

johnny_bravo_008L’ odio per le gambe. Ci sono in palestra anche quei soggetti per lo più di sesso maschile  che hanno un odio profondo per le loro gambe, le ignorano a tal punto da dimenticarsene, allenano solo la parte superiore del corpo: le braccia, trasformandosi in esseri mitologici, metà muscoli e metà ossa.

La vecchia acida. Se prima abbiamo parlato di miss ecco la categoria opposta, nemiche di queste ragazze perfette sono le donne non più giovani che in palestra sono lì per emulare e disprezzare. Un vero e proprio esercito del male, pericolose quando sono in gruppo, fanno di tutto per sopraffare le ragazze più giovani. Instancabili agli attrezzi, appese per minuti interi alle spalliere, niente può fermarle pur di dimostrare la loro resistenza. Fasciate nelle loro tute rosa di due taglie più piccole percorrono il tapis roulant con scarpe poco idonee all’ attività sportiva occupando tutte la macchine pur di non lasciarle alle altre.

Il PR. Quello che gestisce le Public Relations dell’ intera palestra, quello che sa tutto di tutti, che si informa della tua vita: chi sei, quanti anni hai, da dove vieni, cosa guardi in tv e che locali frequenti. E’ lì per socializzare, scordinato fa al massimo un po’ di stretching e continuare a parlare.

L’ Ansimatore. Deve informare tutti dei suoi sforzi con versi disumani e sofferenti.

E in fine la categoria più in voga negli ultimi tempi:

Il Salutista. Dietista, vegetavegano, bevitore di acqua e integratori naturali, fa merenda tra una pausa e l’ altra con semi di lino e albume d’ uovo. Corpo cosparso di olio fa la doccia prima e dopo l’ allenamento in palestra per essere sempre fresco e profumato.

E voi a quale categoria appartenete, quanti altri tipi da palestra conoscete? Scrivetelo in un commento!

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