Mese: giugno 2016

Chi ha paura del dentista?

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Odontofobia (odonto- e fobia) paura irrazionale del dentista, c’ è poco da ironizzare, non appartiene soltanto alla schiera di noi ipocondriaci, ma il disturbo è stato riconosciuto dall’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Ammettetelo, tutti abbiamo avuto una certa ansia, paura, tremore, senso di soffocamento e sudorazione al solo pensiero di dover chiamare il dentista, figuriamoci andarci!! questo perché il mal di denti (almeno per me) è il dolore più forte da sopportare, non si limita al semplice indolenzimento del dente, no.. coinvolge testa, orecchio, linfonodi e punti che non immaginavo potessero far male, ad esempio: vi è mai capitato di avere male al dente superiore, ma di sentire dolore anche a quello inferiore?

Cosa fa l’ Odontofobico nel tentativo di evitare la sua paura più grande? Rimanda. Evita il dentista affidandosi all’ unico rimedio fai da te.. no, non mi riferisco alla grappa sul dente, so che lo fate in tanti! Ma si affida alle autodiagnosi, imbottendosi di Oki e altri medicinali alleviando il dolore, illudendosi che sia passato del tutto per poi esplodere ovviamente il venerdì sera.. si, perché il mal di denti comincia sempre la sera del weekend, sarà forse una Macumba messa in atto da tutti i dentisti del mondo uniti, che ci porterà a passare 3 giorni di sofferenza bramando che arrivi presto il lunedì, desiderando più di ogni altra cosa di andare dal dentista. Desiderio che svanisce il lunedì mattina, ma ormai il dolore ci ha portati dietro quella porta, con 20 minuti di anticipo, ed è troppo tardi per fuggire. Andare dal dentista è come tornare a scuola per l’ ultima interrogazione, cerchiamo di essere prima di tutto puntuali, come se fare una buona impressione potesse essere d’ aiuto per eliminare paura e dolore.

Veniamo accolti da un strano profumo di pronto soccorso misto a dentifricio agli agrumi, le riviste dell’ ’83, sfogliate fino alla perdita del colore dovrebbero distrarci, ma la vena del collo ci ricorda instancabile quello che da lì a poco avverrà, fingiamo di essere tranquilli, solo perché la sala d’ attesa è piena di bambini e non vogliamo vedano il terrore nei nostri occhi mentre leggiamo del divorzio di Albano e Romina o l’ uscita del primo disco degli Wham. Il questionario da compilare per i nuovi pazienti, per chi come me è leggermente ipocondriaco, è l’ inizio della fine. Leggiamo di possibili patologie e allergie alle quali non avevamo mai pensato prima o indagato su google e la paura dall’ intervento si sposta su una possibile allergia rimasta celata fino a quel giorno e immaginiamo la nostra morte proprio sulla sedia del dentista.

The Dentist film del 1996 di Brian Yuzna

The Dentist film del 1996 di Brian Yuzna

E’ il nostro turno. Indossiamo i calzari come un ubriaco al quale gli si chiede di stare su un piede solo e la prima sensazione di disagio te la causa proprio la poltrona dentistica. Non so voi, ma io la lampada l’ ho sempre immaginata come un lungo alieno, il suo movimento quando si avvicina, pronto a scrutarmi e studiarmi.. e poco più in là la faretra odontoiatrica, ovvero quella parte che contiene gli oggetti di tortura: turbina, manipoli, aria/acqua, tutti quegli strumenti che fanno bzz bzz per intenderci e sul carrello: pinze varie e l’ ansia di trovare l’ incubo della nostra infanzia: l’ apribocca strumento per tenere divaricata la mandibola, che il medioevo a confronto… Superiamo l’ anestesia, il leggero pizzicorio che ci permette di non sentire nulla o quasi, eh si miei cari odontofobici, l’ iniezione non è quella di 30 anni fa, oggi si utilizzano aghi sottilissimi o addirittura la preanestesia del sito della puntura, con un gel anestetico o spray ipotermizzante. Niente più paura dello scarso effetto dell’ anestesia, nessuno ci dirà: “resisti, ho quasi finito, sentirai solo un po’ di dolore”.

Prima fase superata ed ecco che il dentista cerca di instaurare un rapporto di fiducia parlando del più e del meno e facendoci una serie di domande, in attesa di risposta, mentre noi siamo a bocca aperta concentrati se rispondere a versi o dover ingoiare la saliva. Sempre meglio questi dentisti chiacchieroni rispetto a quelli che da bambina non parlavano affatto, l’ unico verso che si sentiva era quello del trapano o dell’ aspiratore e giuravano che non avrebbe fatto male, per poi urlare e rimproverarci come dei dannati al nostro accenno di fastidio. Traumi che portano a dover sopportare il dolore e a non chiedere mai spiegazioni per paura e accettare tutto passivamente come una punizione per le troppe caramelle mangiate, rimanendo seduti su quella poltrona a immaginare quello che accade dall’ altra parte, perché sentendo solo il rumore dei vari attrezzi, senza “vedere” o sapere quello che succede porterà la nostra mente a ipotizzere il peggio, osserveremo una semplice diga di gomma pensando: oddio, dovrà inserirla o servirà a tenere spalancata la bocca?” più o meno come stare sul set del film The Dentist per poi renderci conto che è solo una protezione per la nostra sicurezza.

In pratica l’ odontofobia altro non è che paura del dentista in quanto persona, essendo i denti molto sensibili la maggior parte delle volte usciamo dallo studio odontoiatrico con ancora più dolore di quando siamo entrai e questo ci porterà a vedere il dentista come un sadico che gode nel vederci soffrire passando in sottofondo ad ogni seduta canzoni italiane degli anni ’90 questo non ci permetterà di aprirci per esporre i nostri disagi e chiarire i numerosi dubbi. Secondo me se ogni dentista ci consigliasse di premiarci dopo ogni intervento positivo, magari dedicandoci allo shopping terapeutico contro ansia e tristezza risolverebbero parte dell’ odontofobia.

Ah, esistono anche gli Odontofobici Economici, ma quella è tutta un’ altra storia!!!

In Macchina col Moro

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Ho “conosciuto” Fabrizio Moro nel 2007 in tv, a Sanremo. Non ho mai amato il festival della canzone italiana e non per puro spirito di critica come fanno in molti, la mia continua ad essere solo invidia. Ho sempre desiderato poter suonare il violino, passione che è nata quando ormai avevo troppi anni per dedicarmi alla carriera di violinista e così mi limitavo ad ammirare le professioniste in tv, poi con il tempo l’ ammirazione si è trasformata in fastidio, consapevolezza di non esserci riuscita, ma quella sera la tv era sintonizzata su Rai1 e io ascoltai una canzone: “Pensa” e pensai: ecco, il solito siciliano che farà fortuna con una canzone perbenista contro la mafia, questo vince e ne faranno un eroe. E infatti vinse proprio lui, portandosi dietro un bel po’ di premi, un giovane Fabrizio Moro, un ragazzo non tanto bello, con la pelle scura e la faccia incazzata.

Io giovane 24enne (nel 2008) amante delle fiction e serie tv guardai con curiosità la prima puntata de “Liceali” la sigla non era niente male e subito dopo il film andai a cercare informazioni e guarda un po’ chi mi ritrovo.. Fabrizio Moro: Ah ma quindi non era sparito dalla circolazione dopo il tormentone di Pensa. Quella sera scoprii che non era siciliano, ma un romano con origini calabresi, addirittura della mia stessa provincia!!! Solo per questo meritava un’ altra possibilità. Cercai tutte le sue canzoni: “Non è la stessa cosa”, “Ognuno ha quel che si merita”, “Ci vuole un Business”, “Lisa”, ma quando ascoltai “Parole rumori e giorni” decisi che quella sarebbe stata la mia canzone, la canzone che più mi rappresentava e ne ero sicura, mi avrebbe accompagnata per tutta la vita! Fu grazie al disco “Barabba” del 2009 che decisi di seguirlo.

IMG_20150814_110159Diverso da tutti gli altri cantautori, non ha paura di dire la sua, anche se le sue scelte e idee possano rivelarsi dannose perfino per se stesso, è questo il senso di questo mio scritto, Fabrizio non ha certo bisogno della mia pubblicità, ma è la mia risposta a chi continua a dirmi: ancora fissata con Moro!? come se dovessi vergognarmi solo perché lui è italiano e la maggior parte della gente è rimasta ferma a Pensa. E’ diverso perché da’ importanza alle persone che lo seguono, perché anche se stanco, in ritardo, braccato da manager e organizzatori, ha sempre un minuto per una foto, un abbraccio, un sorriso. E’ diverso perché i suoi concerti non sono spettacoli organizzati, dove canta le sue canzoni una dietro l’ altra, ma se ci vai ti diverti tanto. E’ diverso perché la gente che lo segue è diversa, tutte le volte sotto il suo palco c’ è sempre una grande famiglia che si riunisce, non ci sono donne urlanti o reggiseni volanti. E’ diverso perché chi non lo conosce pensa che si sia ormai montato la testa ed è spaesata quando alla reception di un albergo chiedono del Sig. Moro, ma tu sai bene che forse è meglio chiamarlo Sig. Mobrici.

E’ quello che accadde a me nel 2011, precisamente il 24 Luglio 2011

Conidoni comune di Briatico in provincia di Vibo Valentia, paesino vicino a quello di Fabrizio, chi organizza la serata mi chiede di accompagnarlo a prendere Moro in albergo. Vi lascio solo immaginare la mia agitazione al pensiero che avremmo condiviso la stessa macchina! Durante il viaggio di andata contavo i minuti che separavano Conidoni da Vibo Valentia, per rendermi conto quanti ne avrei avuti a disposizione da passare con lui al ritorno: solo 20minuti. Salvo la situazione, visto che ero l’ unica a conoscenza del suo cognome (non so altrimenti quanto avrebbero aspettato seduti ai divanetti della hall) gli chiedo se vuole sedere davanti, no! fa sedere me.. e in quel momento mi sento come se Ursula avesse intrappolato la mia voce in una lumaca di mare: silenzio. Avevo 20 minuti a disposizione e io continuavo a stare zitta. Per fortuna qualcuno lo avvisa che il mio stato di catatonia è dovuto alla sua presenza e quell’ abbraccio dal sedile posteriore mi farà dire qualcosa di stupido che per fortuna non ricordo. Era il suo manager a parlare, tanto!!! e non so come ci siamo ritrovai a discutere dell’ amore per la Calabria e della mia passione per la scrittura, ricordo bene.. questo si, mai lo dimenticherò, mi disse di non arrendermi e di non abbandonarli i miei sogni. Da quella sera, sono sincera, tutte le volte che devo prendere una decisione importante ripenso a quelle parole che mi hanno dato nel tempo il coraggio di pronunciare importanti NO: agli editori con tanta passione per il denaro e poca per i libri, ai compromessi fastidiosi, alle richieste velate.

L’ abbraccio che gli chiesi fu il primo di una unga serie: oggi se voglio notare i cambiamenti fisici che ho subito negli anni mi basta riguardare le foto che puntualmente ogni anno faccio con lui e continuerò a ricorrerlo e farne ancora altre, anche quando gli organizzatori di un concerto decideranno che non devi, quando ti allontaneranno con la forza solo perché hanno una camicia azzurra, quando alzeranno le “sbarre” per far passare la figlia dell’ amico importante mentre tu devi rimanere dall’ altro lato. Ma non sapranno mai che la camicia azzurra non potrà niente contro chi lo “conosce” da anni e non si darà per vinta e preferirà andare via e aspettarlo sotto il suo albergo perché sa bene che lui un minuto per un abbraccio lo troverà sempre.

Nell’ aprile 2013 esce “L’ Inizio” il suo VI Album, lo stesso mese in cui avveniva la mia fine. Smisi di ascoltare musica, di qualunque genere, non ascoltai più nulla per due anni, poi.. “Buongiorno papà” non immaginate quanto bisogno avessi di parlare con il mio papà, due anni senza di lui e il titolo di quella canzone mi invogliava a parlarci ancora. L’ ascoltai e dopo quella altre e “Da una sola parte” divenne la canzone che più rappresentava il mio cambiamento, la forza e la voglia di poter fare ancora delle scelte: la dichiarazione di quel tale che ha fallito ma vivendo proprio come lui voleva” beh, ero certamente io senza dubbio.

Lo sto elogiando troppo dite!? Sappiate che anche lui mi ha delusa e durante l’ ultimo concerto qualche insulto se l’ è beccato: Odi et amo, uno dei luoghi comini più famosi della letteratura, ed è questa la cosa che più mi piace, le emozioni che è in grado di regalarmi, sempre, la consapevolezza del suo essere “normale” e non sarò mai una di quelle “fan veneratrici” perchè quando una cosa non piace bisogna dirla, d’altronde ho avuto un buon maestro. E’ inutile tornare su quel discorso, si è detto tanto e ha dato le sue spiegazioni, la mia era solo paura del cambiamento, paura di non trovare più Fabrizio nella famosa roulotte in attesa di salutare ogni componente della sua grande famiglia. Per fortuna ho notato che a cambiare è solo la gente che gli sta intorno, lui per tutti noi continuerà ad essere il ragazzo con la chitarra e il cappello.

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Geek, Hipster e Nerd le nuove tipologie del maschio moderno

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Avete mai sentito pronunciare queste tre parole? Ultimamente sono entrate a far parte del nostro linguaggio grazie a film, serie tv e soprattutto ai social. Sono le tre nuove tipologie dell’ uomo moderno (e perché no anche della donna) termini che ancora difficilmente si trovano su un comune dizionario. Io personalmente sono schierata dalla parte degli hipster, ma solo perché le altre categorie sono troppo convenzionali o mainstream” come direbbero appunto gli hipster quelli veri, non gli amanti del risvoltino, mocassino senza calza e canotta aderente, quelli sono tutto un’ altra cosa!!! E poi volete mettere quell’ effetto: trascurato/trasandato?

Soffermiamoci quindi sulle tre categorie più famose del momento:

bu-T87q1I Geek: “Nel gergo di Internet, persona che possiede un estremo interesse e una spiccata inclinazione per le nuove tecnologie” (fonte web) ma non è un vero è proprio genio informatico, direi più un asociale amante di tutto ciò che è tecnologico, illuso di essere social, ha solo un problema: se l’ argomento fa parte delle sue passioni allora non smette di parlare, raccontare, informare.. passioni che possono essere: il cinema, ma solo film di tendenza; i gadget tecnologici; i videogiochi; i fumetti e il computer. Non segue la moda, non da molto peso al suo abbigliamento, né all’ aspetto fisico, non si preoccupa di qualche peletto antiestetico sul volto, utilizza t-shirt con richiami a film, anime, serie tv e fumetti. Il più delle volte è uno sviluppatore di videogiochi, se proprio vi va male troverete quello che non è in grado di aggiornare neanche word.

L’Hipster (il mio preferito): “Negli Stati Uniti, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del sec. XX un appassionato di jazz, specialmente di bebop, insofferente del conformismo sociale e dedito a uno stile di vita fondato sulla libertà delle scelte e sulla riscoperta dell’interiorità individuale”. (fonte web)

Immagini pese dal web

Immagini prese dal web

L’ hipster è un uomo libero, vive in modo libero e trasandato, seguendo tutte le forme di cultura alternativa, esprimendo la propria insofferenza verso le regole, ha una passione per tutto ciò che va controcorrente. E’ un esteta snob, bohémien, amante della musica indie. Come il Geek non da’ peso alla moda, ma sceglie con cura vecchi vestiti, vintage autentici, gilet e camicie larghe, anche i suoi capelli non sono molto curati: spettinati, ribelli e maltagliati. Importanti sono gli accessori: bretelle, cappelli, occhiali. Ama i tatuaggi grandi, colorati e cosa più importante prendersi cura della sua BARBA, lunga, a proteggere il l’ animo fragile. L’ Hipster ha sempre ragione o almeno fateglielo credere. Norman Mailers li definì “white negro”, perché altro non erano che bianchi benestanti amanti della cultura dei neri. Non fatevi ingannare dal risvoltino, anche James Dean lo portava, un solo risvolto è hipster, più di uno è truzzo in stile ‘O Principe in Gomorra.

Il Nerd: Brutto, magro e brufoloso, compensa il suo essere insignificante con un’ intelligenza fuori dal comune. E’ il tipico secchione sfigato nascosto dai suoi spessi occhiali neri. Non conosce sport o forme di socializzazione, la sua unica passione sono i libri, soprattutto di informatica e la tecnologia. Il Nerd a differenza del Geek non parla delle sue passioni che spesso sono calcoli matematici o fisici. E’ quasi sempre un ingegnere informatico o un programmatore, molto simile al Geek anche nell’ abbigliamento, ma questo non lo noterete mai, difficilmente vi darà modo di farsi conoscere e apprezzare.

E voi quale di queste figure moderne preferite?

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