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In Macchina col Moro

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Ho “conosciuto” Fabrizio Moro nel 2007 in tv, a Sanremo. Non ho mai amato il festival della canzone italiana e non per puro spirito di critica come fanno in molti, la mia continua ad essere solo invidia. Ho sempre desiderato poter suonare il violino, passione che è nata quando ormai avevo troppi anni per dedicarmi alla carriera di violinista e così mi limitavo ad ammirare le professioniste in tv, poi con il tempo l’ ammirazione si è trasformata in fastidio, consapevolezza di non esserci riuscita, ma quella sera la tv era sintonizzata su Rai1 e io ascoltai una canzone: “Pensa” e pensai: ecco, il solito siciliano che farà fortuna con una canzone perbenista contro la mafia, questo vince e ne faranno un eroe. E infatti vinse proprio lui, portandosi dietro un bel po’ di premi, un giovane Fabrizio Moro, un ragazzo non tanto bello, con la pelle scura e la faccia incazzata.

Io giovane 24enne (nel 2008) amante delle fiction e serie tv guardai con curiosità la prima puntata de “Liceali” la sigla non era niente male e subito dopo il film andai a cercare informazioni e guarda un po’ chi mi ritrovo.. Fabrizio Moro: Ah ma quindi non era sparito dalla circolazione dopo il tormentone di Pensa. Quella sera scoprii che non era siciliano, ma un romano con origini calabresi, addirittura della mia stessa provincia!!! Solo per questo meritava un’ altra possibilità. Cercai tutte le sue canzoni: “Non è la stessa cosa”, “Ognuno ha quel che si merita”, “Ci vuole un Business”, “Lisa”, ma quando ascoltai “Parole rumori e giorni” decisi che quella sarebbe stata la mia canzone, la canzone che più mi rappresentava e ne ero sicura, mi avrebbe accompagnata per tutta la vita! Fu grazie al disco “Barabba” del 2009 che decisi di seguirlo.

IMG_20150814_110159Diverso da tutti gli altri cantautori, non ha paura di dire la sua, anche se le sue scelte e idee possano rivelarsi dannose perfino per se stesso, è questo il senso di questo mio scritto, Fabrizio non ha certo bisogno della mia pubblicità, ma è la mia risposta a chi continua a dirmi: ancora fissata con Moro!? come se dovessi vergognarmi solo perché lui è italiano e la maggior parte della gente è rimasta ferma a Pensa. E’ diverso perché da’ importanza alle persone che lo seguono, perché anche se stanco, in ritardo, braccato da manager e organizzatori, ha sempre un minuto per una foto, un abbraccio, un sorriso. E’ diverso perché i suoi concerti non sono spettacoli organizzati, dove canta le sue canzoni una dietro l’ altra, ma se ci vai ti diverti tanto. E’ diverso perché la gente che lo segue è diversa, tutte le volte sotto il suo palco c’ è sempre una grande famiglia che si riunisce, non ci sono donne urlanti o reggiseni volanti. E’ diverso perché chi non lo conosce pensa che si sia ormai montato la testa ed è spaesata quando alla reception di un albergo chiedono del Sig. Moro, ma tu sai bene che forse è meglio chiamarlo Sig. Mobrici.

E’ quello che accadde a me nel 2011, precisamente il 24 Luglio 2011

Conidoni comune di Briatico in provincia di Vibo Valentia, paesino vicino a quello di Fabrizio, chi organizza la serata mi chiede di accompagnarlo a prendere Moro in albergo. Vi lascio solo immaginare la mia agitazione al pensiero che avremmo condiviso la stessa macchina! Durante il viaggio di andata contavo i minuti che separavano Conidoni da Vibo Valentia, per rendermi conto quanti ne avrei avuti a disposizione da passare con lui al ritorno: solo 20minuti. Salvo la situazione, visto che ero l’ unica a conoscenza del suo cognome (non so altrimenti quanto avrebbero aspettato seduti ai divanetti della hall) gli chiedo se vuole sedere davanti, no! fa sedere me.. e in quel momento mi sento come se Ursula avesse intrappolato la mia voce in una lumaca di mare: silenzio. Avevo 20 minuti a disposizione e io continuavo a stare zitta. Per fortuna qualcuno lo avvisa che il mio stato di catatonia è dovuto alla sua presenza e quell’ abbraccio dal sedile posteriore mi farà dire qualcosa di stupido che per fortuna non ricordo. Era il suo manager a parlare, tanto!!! e non so come ci siamo ritrovai a discutere dell’ amore per la Calabria e della mia passione per la scrittura, ricordo bene.. questo si, mai lo dimenticherò, mi disse di non arrendermi e di non abbandonarli i miei sogni. Da quella sera, sono sincera, tutte le volte che devo prendere una decisione importante ripenso a quelle parole che mi hanno dato nel tempo il coraggio di pronunciare importanti NO: agli editori con tanta passione per il denaro e poca per i libri, ai compromessi fastidiosi, alle richieste velate.

L’ abbraccio che gli chiesi fu il primo di una unga serie: oggi se voglio notare i cambiamenti fisici che ho subito negli anni mi basta riguardare le foto che puntualmente ogni anno faccio con lui e continuerò a ricorrerlo e farne ancora altre, anche quando gli organizzatori di un concerto decideranno che non devi, quando ti allontaneranno con la forza solo perché hanno una camicia azzurra, quando alzeranno le “sbarre” per far passare la figlia dell’ amico importante mentre tu devi rimanere dall’ altro lato. Ma non sapranno mai che la camicia azzurra non potrà niente contro chi lo “conosce” da anni e non si darà per vinta e preferirà andare via e aspettarlo sotto il suo albergo perché sa bene che lui un minuto per un abbraccio lo troverà sempre.

Nell’ aprile 2013 esce “L’ Inizio” il suo VI Album, lo stesso mese in cui avveniva la mia fine. Smisi di ascoltare musica, di qualunque genere, non ascoltai più nulla per due anni, poi.. “Buongiorno papà” non immaginate quanto bisogno avessi di parlare con il mio papà, due anni senza di lui e il titolo di quella canzone mi invogliava a parlarci ancora. L’ ascoltai e dopo quella altre e “Da una sola parte” divenne la canzone che più rappresentava il mio cambiamento, la forza e la voglia di poter fare ancora delle scelte: la dichiarazione di quel tale che ha fallito ma vivendo proprio come lui voleva” beh, ero certamente io senza dubbio.

Lo sto elogiando troppo dite!? Sappiate che anche lui mi ha delusa e durante l’ ultimo concerto qualche insulto se l’ è beccato: Odi et amo, uno dei luoghi comini più famosi della letteratura, ed è questa la cosa che più mi piace, le emozioni che è in grado di regalarmi, sempre, la consapevolezza del suo essere “normale” e non sarò mai una di quelle “fan veneratrici” perchè quando una cosa non piace bisogna dirla, d’altronde ho avuto un buon maestro. E’ inutile tornare su quel discorso, si è detto tanto e ha dato le sue spiegazioni, la mia era solo paura del cambiamento, paura di non trovare più Fabrizio nella famosa roulotte in attesa di salutare ogni componente della sua grande famiglia. Per fortuna ho notato che a cambiare è solo la gente che gli sta intorno, lui per tutti noi continuerà ad essere il ragazzo con la chitarra e il cappello.

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