Mese: settembre 2016

Tempo fa ho rivisto La Bottega dei Suicidi

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Scritto e diretto da Patrice Leconte, è un adattamento del romanzo Le Magasin des Suicides” di Jean Teulé. Ammetto di aver sbagliato tempistica perchè ho visto il film durante uno dei periodi più tristi e dolorosi della mia vita, una sera in cui ero particolarmente giù e le classiche domande sul senso della vita e soprattutto su quello della morte erano troppe per trovare risposta in una sola notte.

Sono stata “ingannata” dalla locandina e dalla scritta “da natale al cinema” pensavo fosse il solito film d’ animazione con la solita morale scontata tipica dei film natalizi, non sapevo che in principio – solo in Italia  – fosse stato vietato ai minori di 18 anni, per fortuna divieto ritirato!!! Invece devo ammettere che questa pellicola dall’ aria noire – retrò è riuscita a devastare il mio animo nostalgico e triste, mi ha lasciato addosso almeno nella prima parte un dolore che fino ad allora non ero riuscita a tirar fuori, ho pianto, ho odiato la Morte ancora di più di quanto non lo stessi facendo in quel periodo, ho provato un vero e proprio dolore durante alcune scene di suicidio. Mi sono ritrovata di forza a passeggiare tra le strade grigie e piovose di una cittadina francese, dove anche uccidersi comincia ad essere fuorilegge, l’ ansia è però svanita quando insieme ad un gruppo di persone senza più felicità e speranza sono entrata nell’ unico edificio pieno di luce: La Bottega dei Suicidi. Ad accoglierci i proprietari: Monsieur Mishima, che nello stile ricorda molto Gomez Addams, patriarca della celebre e lugubre famiglia Addams e Madame Lucrece, simpatica e giunonica, dall’ aspetto tutt’altro che tetro, con i loro figli Marilyn come la bellissima Monroe, Vincent omaggio al famoso pittore Van Gogh e il piccolo Alan, il matematico suicida Turing.

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La Bottega della famiglia Tuvache offre mezzi e ingredienti per porre fine alla vita di ciascun essere umano, c’ è chi sceglie tra una vastità di misure di cappi in corda con tanto di sgabellino da abbinare, veleni di qualsiasi potenza e velocità, lamette rigorosamente arrugginite e pistole con un solo colpo.. un negozio ben fornito per aspiranti suicidi. Ma a distrarmi è proprio l’ eccessiva allegria e gioia di vivere del piccolo Alan che stona con l’ ambiente gotico del nucleo familiare, la sua felicità è contagiosa  e anche per i clienti che entrando nella bottega rimangono, come me, contagiati dal sorriso del piccolo. Tanta è la disperazione e inutili sono i tentativi di Monsieur Mishima di trasformare il piccolo in un ragazzo dall’ animo triste e cupo.

La scena che più preferisco rimane quella del compleanno di Marilyn e del regalo di Alan, del ballo sensuale, senza censure, quanta vita in quella danza e nel corpo formoso della ragazza privo di difetti e senza vergogna, ma non voglio raccontarvi di più di più, vi priverei della visione di un film che non è di certo ai livelli di Tim Burton e che sembra quasi costretto a dover cambiare il finale rispetto al romanzo, come a voler significare che basta un po’ di zucchero per semplificare le cose ed essere felici, in una seconda parte che mi ha fatta uscire da quella Bottega con il sorriso, ma che non ha dato risposta alle mie innumerevoli domande.

Libri, Commessi e Librai

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Avevo già scritto un po’ di tempo fa sull’ unica libreria presente della mia città, lo lascio in fondo all’ articolo.

Oggi, per una persona che vuole avvicinarsi al mondo della lettura, quanto sono d’ aiuto le librerie moderne? Forse la colpa è degli editori e degli autori, visto che tutti possiamo pubblicare un libro e abbandonarlo in libreria, troppe novità che mettono in disparte i vecchi classici, quelli che tutti dovremmo conoscere. Forse il vero motivo è che non esiste più la figura del libraio, il vero appassionato di libri, colui che conosceva tutti i titoli presenti nella sua piccola libreria, senza l’ aiuto del pc, ed era anche in grado di dare ottimi consigli. Mi è capitato di ritrovare queste tipiche “vecchie” librerie a Palermo e a Londra. Sono piccoli spazi stracolmi di mensole e libri, vecchi e nuovi, pile ordinate e sistemate in contenitori di legno quando alle pareti non c’ è più posto per loro, ad accoglierti un tempo c’ era un allegro signore di mezza età o la classica signora sorridente e rassicurante. Non si entrava in libreria solo se si doveva acquistare un libro, si passava dalla libreria e si potevano trascorrere le ore in tranquillità, senza la paura di leggere qualche pagina per poi non comprare nulla e cosa più importante non esistevano gli sguardi diffidenti. Se chiedevi un titolo sbagliato, il libraio non andava nel panico cercando disperatamente una voce su uno schermo, per poi liquidarti con un: “non esiste, mi dispiace” ..  il libraio ci arrivava, perché i libri erano la sua quotidianità e se non c’ era il titolo chiesto, beh di sicuro sapeva consigliarti altro.

Non è una critica nei confronti dei moderni “commessi librai”, ma la differenza ahimè c’ è e si nota! Oggi le librerie sono sempre più grandi perché dentro non ci trovi solo i classici e le immense nuove proposte delle case editrici indipendenti, ci trovi anche giochi, dischi, oggetti, cancelleria, accessori, abbigliamento e il commesso libraio non può, per ovvie ragioni, stare dietro a tutto questo. Le vetrine sono piene di titoli nuovi facendo una netta divisione tra il vecchio e il nuovo, i vecchi romanzi sono visti come imposizioni scolastiche fuori moda, anche se spesso ci ritroviamo i social network pieni di citazioni di libri importanti, ma che non sono mai stati letti. C’ è tanta gente competente, che nonostante la frenesia dell’ immensa libreria riesce a dedicarti del tempo, c’ è chi ti indica a stento la sezione dove poter trovare il genere che ci interessa, c’ è anche chi ha bisogno di titolo/autore/casa editrice/anno di pubblicazione perché senza l’ aiuto di dati sicuri e di un pc non riesce ad esserti d’ aiuto e quando finalmente lo trova ci sono tanti autori con quel nome e una marea di case editrici diverse… panico!!! C’ è chi tenta più volte di cercare quel libro tanto desiderato e dopo averlo prenotato senza successo si affida alla tecnologia, al nuovo modo di leggere i libri: il supporto digitale, perché lì i libri non sono di carta, non hanno il profumo di nuovo, ma ci sono sempre e basta un clic per cominciare a leggere. Per chi si avvicina da poco alla lettura forse è il metodo meno traumatico, perché non si è assaliti dalla vastità di volumi per lo più sconosciuti, perché entrare in libreria per l’ ennesima volta e uscire a mani vuote non si ha voglia.

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E’ da ieri mattina che mi passa nella mente l’ immagine della vecchia libreria della mia città: la vecchia Mobilio, situata dall’ altra parte della strada rispetto a dove oggi si trova la “piccola” in Mondadori. Forse è in quella libreria che ho capito il senso della letteratura per ragazzi. Ci passavo minuti interminabili lì dentro, grazie ai miei genitori che mi hanno trasmesso l’ amore per i libri, mi ci portavano spesso e anche se non acquistavo nulla, entravo e uscivo da quella libreria contenta, soddisfatta. Tutte le volte.
Ricordo questo posto per me immenso, su due piani, tutto in legno e con luci basse. Entrando, oltre il bancone, al centro, c’ era quello che io bambina vedevo come un tavolo, lungo lungo e ricoperto di libri. Su invece, al secondo piano, erano sistemati in penombra i libri “per adulti”, no.. nulla di sconvolgente, erano i classici, quelli impegnativi, i libri seri. E poi c’ era l’ ultima stanza in fondo, diversa dalle altre due, qui le luci non erano soffuse, come a volersi staccare da quel mondo tanto serio e tutto uguale, era la stanza dei libri per ragazzi! Colori allegri, copertine colorate, era l’ ultima stanza, ma in un certo senso era come se fosse la prima, tutto cominciava da lì.
In quella libreria diventai grande anch’ io, per fortuna, prima della sua chiusura, feci anch’ io le scale di legno che portavano al mondo degli adulti, che delusione, non era nulla di straordinario, ma la stanza dei colori, ancora adesso, nei miei ricordi, ha tutto un altro valore!

Giorni Verdi

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Che strano! Sabato sera ne parlavo con un mio amico, abbiamo ricordato i vecchi album, li abbiamo disposti in ordine cronologico, abbiamo criticato il loro cambiamento e oggi leggo che i Green Day suoneranno in Italia. Non nascondo che il mio più grande desiderio sarebbe andare ad un loro concerto, ma ad un vero concerto, quello appunto dei Giorni Verdi di un tempo, quindi combattuta se andare o meno a Milano o Torino ho preferito (con tanta invidia per chi ci andrà) di non rovinare quella bella immagine che ho di loro ferma al 2000.

Li ho scoperti per caso. Grazie alla cover “My Generation” dei The Who inserita nel loro album Kerplunk, ma non era l’ unica canzone che me li fece amare, infatti nello stesso album c’ era la famosissima Welcome to Paradise; Christie Road” e “80” scritta per Adrienne, moglie di Billie Joe Armstong, eh si ragazze mie, mica parliamo dell’ uomo dai capelli scuri e kajal, voce e chitarra del gruppo ai miei tempi era biondo e poi blu!!!

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Gli album 39/Smooth e Slappy sono racchiusi in 1,039/Smoothed Out Slappy Hours, ma l’ album che più di tutti li ha resi dei miti, portando all’ apice del successo lo stile PopPunk, è senza dubbio Dookie e i successi come: “Longview”; “Bascket Case” la colonna sonora di noi ansiosi, ve lo ricordate il video in cui i tre suonano in un ospedale psichiatrico e Billie Joe canta con gli occhi verdi sgranati ? E poi la mia amata “She”; “When I Come Around” eIn the End”. L’ anno dopo esce Insomniac cd introvabile almeno nella mia città, bellissima copertina che richiama la tecnica usata nel Rinascimento Italiano, quella di nascondere le immagini e infatti sono presenti tre teschi, ciascuno per ogni componente del gruppo: Micke Dirnt (basso), Billie Joe (voce e chitarra), Trè Cool (batteria).


Se tutti hanno un album del cuore il mio è senza dubbio
NIMROD e qui è d’ obbligo nominare ogni traccia: da “Good Riddance (Time of Your Life)” la mia canzone, aHitchin’ a Ride”; “Nice Guys Finish Last”;Redundant”; “Scattered”; “The Grouch”; “Worry Rock”; “Walking Alone”; la mitica “King for a Day”; “All the Time”; “Last Ride in”; “Platypus (I Hate You)”; “Uptight”; “Jinx”; “Haushinka”; “Reject”; “Take Back”; “Prosthetic Head”. 1439994178947Erano i tempi dei MSN (Window Live Messenger) dei nickname e dei blog preconfezionati e il mio nick non poteva che essere Verde Day e il sottotitolo del mio primo blog era “princess by dawn” (per chi conoscesse il testo di King for a Day – Nimrod) che me ne vergogno ancora, ma che forse era meglio di mandarinella (so che lo state pensando). Sempre da brava fan (ossessionata) avevo la mia sezione sul pc fisso e non vi nascondo che ora che si è totalmente bruciato il mio pensiero è andato a tutte quelle cartelle di musica e foto!!!  E si, perché per paura che qualcuno rubasse i miei cd o che per uno strano scherzo della tecnologia che avanza, avevo passato minuziosamente tutte la discografia al sicuro(?) sul computer.

L’ ultimo album della band che ho amato, è Warning anni 2000 il grande ritorno con “Blood, Sex and Booze; “Castaway”; Minority e “Misery” per me la canzone del loro addio. Come ho detto all’ inizio ho apprezzato le loro cover: Outsider dei Ramones e “I Fought the Law” dei The Clash. Forse per questo che ad un loro concerto OGGI sarei fuori luogo, perché sono ferma al 2002, perché non troveri nostalgici 30enni a saltare e urlare sulle note di “Bascket Case”, non troverei tre ragazzi dai capelli colorati con tshirt e converse usurate! Forse la loro musica non è mai cambiata, forse sono loro ad essere cresciuti, come tutti noi che volevamo sentirci speciali perché nessuno ascoltava quella musica rumorosa dai testi espliciti. Forse i 30enni come me non accetteranno mai il doler condividere dei miti con questa nuova generazione.. e io personalmente non accetterò il loro cambiamento solo per essere accettati.

 Il cambiamento del logo dice tutto.

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