Loading...
X

Tempo fa ho rivisto La Bottega dei Suicidi

Share

Scritto e diretto da Patrice Leconte, è un adattamento del romanzo Le Magasin des Suicides” di Jean Teulé. Ammetto di aver sbagliato tempistica perchè ho visto il film durante uno dei periodi più tristi e dolorosi della mia vita, una sera in cui ero particolarmente giù e le classiche domande sul senso della vita e soprattutto su quello della morte erano troppe per trovare risposta in una sola notte.

Sono stata “ingannata” dalla locandina e dalla scritta “da natale al cinema” pensavo fosse il solito film d’ animazione con la solita morale scontata tipica dei film natalizi, non sapevo che in principio – solo in Italia  – fosse stato vietato ai minori di 18 anni, per fortuna divieto ritirato!!! Invece devo ammettere che questa pellicola dall’ aria noire – retrò è riuscita a devastare il mio animo nostalgico e triste, mi ha lasciato addosso almeno nella prima parte un dolore che fino ad allora non ero riuscita a tirar fuori, ho pianto, ho odiato la Morte ancora di più di quanto non lo stessi facendo in quel periodo, ho provato un vero e proprio dolore durante alcune scene di suicidio. Mi sono ritrovata di forza a passeggiare tra le strade grigie e piovose di una cittadina francese, dove anche uccidersi comincia ad essere fuorilegge, l’ ansia è però svanita quando insieme ad un gruppo di persone senza più felicità e speranza sono entrata nell’ unico edificio pieno di luce: La Bottega dei Suicidi. Ad accoglierci i proprietari: Monsieur Mishima, che nello stile ricorda molto Gomez Addams, patriarca della celebre e lugubre famiglia Addams e Madame Lucrece, simpatica e giunonica, dall’ aspetto tutt’altro che tetro, con i loro figli Marilyn come la bellissima Monroe, Vincent omaggio al famoso pittore Van Gogh e il piccolo Alan, il matematico suicida Turing.

la-bottega-dei-suicidi-01-wpcf_970x545

La Bottega della famiglia Tuvache offre mezzi e ingredienti per porre fine alla vita di ciascun essere umano, c’ è chi sceglie tra una vastità di misure di cappi in corda con tanto di sgabellino da abbinare, veleni di qualsiasi potenza e velocità, lamette rigorosamente arrugginite e pistole con un solo colpo.. un negozio ben fornito per aspiranti suicidi. Ma a distrarmi è proprio l’ eccessiva allegria e gioia di vivere del piccolo Alan che stona con l’ ambiente gotico del nucleo familiare, la sua felicità è contagiosa  e anche per i clienti che entrando nella bottega rimangono, come me, contagiati dal sorriso del piccolo. Tanta è la disperazione e inutili sono i tentativi di Monsieur Mishima di trasformare il piccolo in un ragazzo dall’ animo triste e cupo.

La scena che più preferisco rimane quella del compleanno di Marilyn e del regalo di Alan, del ballo sensuale, senza censure, quanta vita in quella danza e nel corpo formoso della ragazza privo di difetti e senza vergogna, ma non voglio raccontarvi di più di più, vi priverei della visione di un film che non è di certo ai livelli di Tim Burton e che sembra quasi costretto a dover cambiare il finale rispetto al romanzo, come a voler significare che basta un po’ di zucchero per semplificare le cose ed essere felici, in una seconda parte che mi ha fatta uscire da quella Bottega con il sorriso, ma che non ha dato risposta alle mie innumerevoli domande.

Leave Your Observation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it. Ok