Categoria: Recensioni

Vi consiglio La Bella e la Bestia

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[può contenere qualche spoiler]

 

Dopo Cenerentola, Alice in Wonderland e il Libro della Giungla, la seconda operazione commerciale Disney riuscitissima: La Bella e la Bestia. Chi di voi non ha amato il film d’ animazione del 1991 a mio parere, insieme a La spada nella roccia e alla Sirenetta è uno dei più belli. Bellissima la storia, bellissimi i personaggi, bellissime le musiche. Già dai primi teaser, i più nostalgici come me avranno avuto un brivido solo nel leggere la famosa frase “Stia con noi” che annunciava il live action, in seguito con l’ uscita dei trailer e la presentazione dei personaggi devo dire che le mie reazioni sono state diverse: da una parte la gioia di rivedere a distanza di tempo uno dei film più belli del cinema, dall’ altra parte la delusione per quanto riguarda la protagonista Belle. Non che non apprezzi Emma Watson, ma avrei preferito qualcuno di più simile al cartone animato, qualcuno dai tratti più dolci, dagli occhioni grandi e un po’ meno furbetti, però devo dire che nel complesso non mi è dispiaciuta, il film è talmente bello e i personaggi talmente particolari che l’ espressione “da dura” della Watson passa in secondo piano.

Il film sicuramente punta al cuore dei nostalgici. Di noi bambini che nel ’91 abbiamo amato Mrs. Bric (Emma Thompson), Chicco, Tockins (Ian McKellen), Lumière (Ewan McGregor), Spolverina (Gugu Mbatha Raw), Maurice (Kevin Kline).. e delle bambine che hanno sognato con la magica “È una storia sai” cantata all’ epoca da Gino Paoli e Amanda Sandrelli e oggi la versione originale è di John Legend e Ariana Grande. I live action altro non sono che la storia dei personaggi di cartoni animati o fumetti interpretati da attori in carne ed ossa, ed è proprio qui che sta la magia, è come se i personaggi che hanno reso magica la nostra infanzia prendessero vita, il sogno di ogni bambino! Quindi non si tratta di una “copia del film” anche se molti sono convinti di questo o altri che sostengono che visto che il film è uguale in tutto e per tutto al cartone animato è inutile andare a guardarlo tanto già lo si conosce, vi assicuro che non è così, molte sono le scene inedite tratte dalla fiaba originale La belle et la bête” o c’ è chi addirittura lo considera solo un inutile “film cantato”, ma quelli a mio parere hanno avuto una pessima infanzia.

Si, è un film cantato, ma come lo era la pellicola del ’91, le canzoni sono uguali, con piccoli inediti e adattamenti, ciò significa qualche cambio di parole per meglio adattare la traduzione al labiale, io c’ ho provato a trattenere le lacrime, anche solo per non rovinare il mascara, ma già alla scena iniziale del “Bonjuor” al marcato non ce l’ho fatta, giuro che scendono da sole, è un misto di commozione e nostalgia, ed ho continuato per tutta la durata del film.

Bella la fotografia, belli i costumi, belli i particolari, l’ arredamento, bellissimo il castello gotico che con il 3D ha un effetto molto inquietante, bellissimi e fedelissimi in ogni dettaglio agli originali i personaggi di Gaston (Luke Evans) e Le Tont (Josh Gad), il primo cattivissimo e senza cuore, l’ altro sembra aver preso veramente vita e cosa più importante vediamo finalmente la Disney abbattere ogni barriera, Le Tont è visibilmente omosessuale, ma non ridicolo o estremamente eccessivo, ovvio il personaggio è quello che è, già nel cartone animato aveva questo aspetto buffo, ma qui ha perfino un’ anima e un cuore. L’ unica grande “delusione” sono state le tre ragazze di Gaston, le ho amate nella versione animata, bellissime, con i loro vestiti simili, ma di diverso colore: rosso, arancio e verde, mentre qui le ho trovate diverse, bruttine e abbastanza anonime, assenti con un ruolo marginale. Per quanto riguarda la Bestia (Dan Stevens) da umano é identico al principe del cartone animato, mentre nei panni da Bestia è meno inquietante, meno aggressivo rispetto al film d’ animazione, tenero fin da subito e visto che si tratta di un film (in 3D) lo immaginavo più spaventoso. Per non parlare poi dell’ immensa biblioteca del castello o della famosa Ala Ovest.

In conclusione vi consiglio di guardare La bella e la Bestia, io ci sono andata con la mia mamma, si.. alla mia età e per chi ancora non l’ avesse fatto (credo nessuno) vi consiglio di guardate anche il cartone animato del 1991, fatelo vedere ai vostri figli e tornate bambini anche voi che non c’ è nulla di male. 

 

L’ ho fatto, ho letto Harry Potter.

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Io che sono una seguace della trilogia de Il Signore degli Anelli e diciamoci la verità il 2001 per me è The Lord of the Rings, il libro fantasy per eccellenza per me è The Lord of the Rings, io che ho vissuto quel periodo di scontro cinematografico Il Signore degli anelli vs Harry Potter schierandomi dalla parte di Frodo e Gran Burrone schifando il mago di Hogwarts, io che ho messo momentaneamente da parte Gandalf e Legolas per aprire il cuore a Tyrion Lannister e Robert Baratheon, io che arrivata all’ età di tremh, ok.. che fino a qualche giorno fa avevo il primato di non conoscere nulla della saga di J. K. Rowling e avevo giurato che mai avrei letto o guardato quella che consideravo una storiella per bambini che nulla capivano di genere fantasy .. HO CEDUTO! Sarà stata colpa di George R.R. Martin che tarda a darci un finale di Game of Thrones degno della serie TV, sarà che il mio ultimo viaggio in Irlanda mi ha influenzato così tanto che sono partita convinta di trovare solo gadget del Trono di Spade (sapendo che la serie televisiva è stata girata in parte a Belfast) e invece mi sono ritrovata Harry Potter ovunque: magliette, calzini e mutande.

tumblr_ns24us7FQC1tsd3m1o1_250Si, questi sono inutili tentativi di giustificazione pur di non ammettere che non sono riuscita a tener fede alle mie promesse, perchè ahimè questo non è l’ unica mia sconfitta, avevo infatti giurato che non avrei mai letto un libro su un supporto digitale (ebook) che mai avrei tradito il profumo della carta, la bellezza delle copertine colorate, l’ attenzione quasi maniacale a non piegare i bordi delle pagine e invece sono stata proprio io a chiedere come regalo di natale un Kindle di Amazon (ovviamente color arancione) e ovviamente quale libro digitale comprare per primo se non proprio il libro odiato(?)!

Era veramente un vanto per me non aver mai letto un libro tanto comune e da profana (o meglio da babbana) vi chiedo di commentare il mio articolo spiegandomi il perché del cambio di traduzione di alcuni nomi. Perché una persona che già parte con mille pregiudizi deve confondersi ancora di più le idee con Tassorosso che diventa Tassofrasso e così altri nomi importanti.

Ovviamente non ho immaginato i protagonisti con il volto degli attori e devo dire che questa cosa ha salvato la mia lettura, lasciatemelo dire, ma il mio Harry era molto più figo rispetto al film, ohh! Ho amato i personaggi di Rubeus Hagrid, dolce, grosso e tanto ingenuo e di Hermione Granger, teneramente antipatica mai quanto Harry Potter con la sua aria da primo della classe, perfetto in tutto. Mi è piaciuto lo stile semplice e veloce della narrazione, bella l’ atmosfera e i riferimenti alla magia, ai maghi e alle streghe. Mi ha sorpresa la descrizione dettagliata del gioco del Quidditch, le sue regole, i giocatori e il campo da gioco, mi sono commossa per i maglioni Weasley e le riflessioni profonde sulla Morte, l’ Amore e l’ Amicizia.. bellissima la frase che il Preside Albus Silente rivolge a Neville Longbottom: “Affrontare i nemici richiede notevole ardimento. Ma altrettanto ne occorre per affrontare gli amici”.  Sicuramente non mi aspettavo di arrivare fino alla fine e sicuramente non è un libro che consiglio ai miei coetanei, perchè leggerlo con 20 anni di ritardo fa perdere tutta la magia e la profondità del messaggio che si trova tra le pagine e gli animi dei personaggi.

Non so ancora se continuare o fermarmi, mai se mai dovessi prendere il secondo volume digitale sarà solo per la gioia di vedere i Corvonero sollevare al cielo la Coppa delle Case.

ci spero eh, niente spoiler.. Buonanotte*

Tempo fa ho rivisto La Bottega dei Suicidi

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Scritto e diretto da Patrice Leconte, è un adattamento del romanzo Le Magasin des Suicides” di Jean Teulé. Ammetto di aver sbagliato tempistica perchè ho visto il film durante uno dei periodi più tristi e dolorosi della mia vita, una sera in cui ero particolarmente giù e le classiche domande sul senso della vita e soprattutto su quello della morte erano troppe per trovare risposta in una sola notte.

Sono stata “ingannata” dalla locandina e dalla scritta “da natale al cinema” pensavo fosse il solito film d’ animazione con la solita morale scontata tipica dei film natalizi, non sapevo che in principio – solo in Italia  – fosse stato vietato ai minori di 18 anni, per fortuna divieto ritirato!!! Invece devo ammettere che questa pellicola dall’ aria noire – retrò è riuscita a devastare il mio animo nostalgico e triste, mi ha lasciato addosso almeno nella prima parte un dolore che fino ad allora non ero riuscita a tirar fuori, ho pianto, ho odiato la Morte ancora di più di quanto non lo stessi facendo in quel periodo, ho provato un vero e proprio dolore durante alcune scene di suicidio. Mi sono ritrovata di forza a passeggiare tra le strade grigie e piovose di una cittadina francese, dove anche uccidersi comincia ad essere fuorilegge, l’ ansia è però svanita quando insieme ad un gruppo di persone senza più felicità e speranza sono entrata nell’ unico edificio pieno di luce: La Bottega dei Suicidi. Ad accoglierci i proprietari: Monsieur Mishima, che nello stile ricorda molto Gomez Addams, patriarca della celebre e lugubre famiglia Addams e Madame Lucrece, simpatica e giunonica, dall’ aspetto tutt’altro che tetro, con i loro figli Marilyn come la bellissima Monroe, Vincent omaggio al famoso pittore Van Gogh e il piccolo Alan, il matematico suicida Turing.

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La Bottega della famiglia Tuvache offre mezzi e ingredienti per porre fine alla vita di ciascun essere umano, c’ è chi sceglie tra una vastità di misure di cappi in corda con tanto di sgabellino da abbinare, veleni di qualsiasi potenza e velocità, lamette rigorosamente arrugginite e pistole con un solo colpo.. un negozio ben fornito per aspiranti suicidi. Ma a distrarmi è proprio l’ eccessiva allegria e gioia di vivere del piccolo Alan che stona con l’ ambiente gotico del nucleo familiare, la sua felicità è contagiosa  e anche per i clienti che entrando nella bottega rimangono, come me, contagiati dal sorriso del piccolo. Tanta è la disperazione e inutili sono i tentativi di Monsieur Mishima di trasformare il piccolo in un ragazzo dall’ animo triste e cupo.

La scena che più preferisco rimane quella del compleanno di Marilyn e del regalo di Alan, del ballo sensuale, senza censure, quanta vita in quella danza e nel corpo formoso della ragazza privo di difetti e senza vergogna, ma non voglio raccontarvi di più di più, vi priverei della visione di un film che non è di certo ai livelli di Tim Burton e che sembra quasi costretto a dover cambiare il finale rispetto al romanzo, come a voler significare che basta un po’ di zucchero per semplificare le cose ed essere felici, in una seconda parte che mi ha fatta uscire da quella Bottega con il sorriso, ma che non ha dato risposta alle mie innumerevoli domande.

Ho rivisto Moonrise Kingdom

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Tutte le volte che sono triste o giù di morale ho i miei rimedi per spegnere i brutti pensieri, come leggere un libro o rivedere un vecchio film. Molte sono le pellicole in grado di tenermi compagnia più di un’ amica fidata, una di queste è del 2012 firmata da Wes Anderson. Amo la sua commedia dal sapore drammatico! Per chi ha già visto i suoi film (solo per citarne alcuni: I Tenenbaum” del 2001; “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” del 2004; Grand Budapest Hotel” del 2014) non è uno shock immergersi nei colori delle scenografia di carta che più pellicole sono vere e proprie pagine di un libro. In ogni suo film si ha l’ impressione di entrare in un dipinto, i suoi personaggi sono disegnate con le tipiche sfumature dei colori pastello. E’ quello che trasmette Moonrise Kingdom con la sua esaltazione degli anni ’60 attraverso gli oggetti tipici dell’ epoca come il giradischi, il centralino, il registratore, i vestiti corti colorati con il colletto bianco e le calze al ginocchio o la valigia piena d libri di storie di magia (libri per lo più inesistenti) e la protagonista stessa convinta di avere un potere derivante da un binocolo che porta sempre con se.  Parola chiave del film è: FUGA!!! Beh, è quello che ci vuole per sfuggire alla tristezza.moonrise-kingdom

Come sempre in Italia avviene la distruzione di un titolo: “Moonrise Kingdom – Una fuga damore” tanto per minimizzare una bella pellicola d’ autore. E’ la storia di due ragazzini soli, depressi e malinconici che si affacciano al mondo degli adulti con la voglia di fuggire dalla loro condizione di bambini, si comportano e parlano come i grandi, hanno troppo voglia di crescere. Tutto accade a tre giorni della grande tempesta che si abbattera sull’ Isola di New Penzance (New England) come ci spiega Bob Balaban, una sorta di guida/ narratore. Siamo nell’ estate del 1965 nel Campeggio Khaki ScoutIvanhoe” capitanato da Edward Norton un Capo devoto, ma con il vizio del fumo. Sulla stessa isola, non molto lontano, in una tipica casa delle bambole rossa e bianca, abita Suzy/Kara Hayward, sofferente per la convivenza con due genitori assenti e distaccati, tanto che la madre comunica con i quattro figli e il marito attraverso un megafono. La ragazza tiene una fitta corrispondenza epistolare Sam Shakusky/Jared Gilman, dodicenne orfano, intelligente e impopolare, con il desiderio di fuggire da quel campo scout.

55941df76797b34d64744b39a26c8809Un anno di missive d’ amore ingenuo e adolescenziale e infine la fuga, pianificata con rapidità e perfezione in compagnia del gatto di lei. Subito dopo la scomparsa dei due ragazzi emotivamente disturbati, sulle note della bella e rassicurate musica di  Benjamin Britten e le sue voci bianche, verranno organizzate le ricerche. Si metteranno sulle loro tracce oltre al preoccupatissimo Capo Scout, anche l’ Assistente Sociale Tilda Swinton e i genitori di Suzy: Bill Murray e Frances McDormand da sempre innamorata del poliziotto Bruce Willis.

largeGli unici a comprendere il loro amore sono stranamente i compagni Scout di Sam che organizzano per loro un “salvataggio d’ amicizia” li conducono in un altro Campo Scout, quello di Fort Lebanon dove i due hanno intenzione di sposarsi, ma la loro infantilità è sottolineata dalle chewingum che masticano mentre lo Scout notaio/scrivano chiede loro se sono seriamente intenzionati a compiere quel passo così importante e la tempesta è sempre più vicina … e no, non posso dirvi anche il finale, guardatelo perché un film che fa veramente bene al cuore.

Ho letto AGGIUNGI UN GIOCO A TAVOLA realizzato da LABIDEE

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ho compilato le schede e ho riprodotto qualche ricetta anche se non ho più 10 anni, il risultato? Mi sono divertita e ho capito che ci si può relazionare con il cibo e mettere un po’ d’ ordine nelle nostre abitudini alimentari.

1463070973086In realtà sono due libri. Entrambi rivolti alle famiglie, poiché è in famiglia che avviene la prima educazione, uno dedicato ai più grandi (“Educare mangiando e crescendo insieme”) e l’ altro ai bambini (“il mondo dei GOVUT”) è frutto del magnifico lavoro di psicologi, nutrizionisti, educatori, gastronomi e formatori. Il progetto EDUEAT nasce dalla collaborazione tra l’Università di Macerata e il Laboratorio delle Idee. Un libro che unisce, sfida e istruisce.

Il primo libro si apre con un MANIFESTO, la costituzione del buon cibo, 10 punti fondamentali per un’ educazione alimentare, almeno un pasto va consumato in famiglia creando comunicazione e confronto. Il cibo è da sempre conflitto tra genitori e figli, quando ero piccola farmi mangiare era un’ impresa l’ unico modo per farmi aprire la bocca era quello di terrorizzarmi o con l’ aspirapolvere, bastava sentire solo il suono o la vista di un amico di famiglia: il temuto Paolo, in genere mi bastava sentire solo il suo nome per ripulire il piatto, nulla di più sbagliato, il cibo è vita, gioia e socialità ed è per questo che non deve essere visto come una tortura adulta, il costringere a dover mangiare per forza. Questi due libri aiutano a capire che è possibile divertirsi anche mangiando, nessuna ricompensa o punizione, nessuna imposizione, dire a un bambino di mangiare per forza una cosa perché fa bene significa ricevere un rifiuto e creare un nemico di quel determinato cibo, che in genere sono la verdura e la frutta.

Questo viaggio all’ interno dei due libri è accompagnato da eroi di fantasia: I GOVUT. Creature magiche dai superpoteri, difensori della terra, ognuno dei quali simboleggia un senso. Abitano tutti a Sensolandia e sono: il folletto Gustino, lo gnomo Olfat, la fata Vistella, l’ elfo Udino e il troll Tattone, tutti impegnati a difendere il buon cibo e a  combattere la grande battaglia contro i loro nemici: l’ orco Junky, il nano Inquinator, la strega Apparence, il fantasma Silent, il gigante Mr. Invisible. Le storie degli eroi di Sensolandia sono uno strumento educativo che si basa sulla narrazione (lo storytelling) raccontare e coinvolgere con lo scopo di far immedesimare i bambini nelle singole storie, cinque racconti già sviluppati e quattro storie aperte con tracce da utilizzare come spunto per un nuovo racconto.

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Polpette di melanzane ricetta a pag. 260

Il segreto è rendere tutti partecipi. La tv disgrega la comunicazione, a tavola i protagonisti sono ormai gli smartphon, lo stile di vita sedentario e le abitudini sbagliate sono causa di malattie e obesità (ipertensione arteriosa, diabete di tipo 2, tumori) bisogna coinvolgere i bambini, scegliere insieme il cibo, conoscere la provenienza e imparare a leggere l’ etichetta. Nel libro lo si fa per mezzo di vere e proprie carte di identità del cibo segnando la provenienza, il nome, il perché e dove si acquista. Ci sono inoltre schede operative da compilare tutti insieme in famiglia come la famosissima “lista della spesa” o l’ abitudine ad acquistare e consumare prodotti tipici durante una vacanza, conoscere posti nuovi anche per mezzo dei piatti locali, senza più l’ odiosissimo “menu per bambini”. Creare, coinvolgere, dare vita a un piccolo orto verticale in terrazzo in modo da far sentire il bambino un piccolo produttore autonomo, basterà qualche piantina di basilico, menta, rosmarino e aprire loro le porte della cucina e della dispensa con un grande occhio di riguardo all’ incolumità, all’ igiene e alla sicurezza.

Tanti sono i temi e le attività presenti nel libro al termine delle quali verranno assegnati dei punti e solo dopo aver raggiunto tutti i traguardi basterà collegarsi a www.edueat.it per ritirare un diploma. Cimentatevi, grandi e piccini con le ricette e le avventure dei Govut, il libro che trasforma il cibo in piacere e che ogni genitore, insegnante, nutrizionista, dentista dovrebbe avere.

LINK UTILI:

Per acquistare il libro: www.edueat.it/pagine/store.html

Che cos’ è EDUEAT: www.edueat.it/pagine/cosae.html

Laboratorio delle idee: www.labidee.com

Vi consiglio The Jungle Book Movie

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Ieri sono stata nella giungla, e dopo i primi 10 minuti di delusione totale ho amato questo film!!! Ho atteso da tanto che uscisse al cinema il Libro della Giungla, ero emozionata all’ idea di rivedere sullo schermo tutti i personaggi di quella che per me è la storia più bella in assoluto della letteratura per ragazzi (e non) di Rudyard Kipling, pubblicata nel 1894 ed ancora attualissima, il libro che tutti dovrebbero leggere per imparare a vivere.

Perché l’ attimo di delusione. Perché all’ inizio del film si è già a metà del libro, poi ho smesso di concentrarmi nel trovare similitudini e fare paragoni con il romanzo e il film d’ animazione Disney del 1967 e da quel momento mi sono goduta ogni scena e si, da buona nostalgica ho anche pianto. Il film ha qualcosa di diverso, di nuovo, a differenza del cartone animato troviamo tutti i messaggi e gli insegnamenti lasciati dall’ opera di Kipling: le caratteristiche positive e negative di ciascun personaggio; l’ integrazione; il rispetto; l’ uguaglianza; il coraggio; la fedeltà; la famiglia; l’ amicizia. Ho apprezzato che venisse recitata più volte da parte del Popolo Libero la Legge della Giungla con il suo forte significato:

Questa è la legge della Giungla, tanto antica e vera quanto il cielo: il lupo che la osserverà avrà vita prospera, ma quello che la infrangerà dovrà morire. Come la liana che cinge il tronco dell’albero, la Legge corre avanti e indietro poichè la forza del Branco è nel Lupo e la forza del Lupo è nel Branco”.

Tutto nel film è raccontato in modo veloce, la narrazione è sintetizzata e i personaggi entrano in scena uno dopo l’ altro, come una scaletta, ciascuno ha il suo momento, fa la sua parte ed esce di scena.

book_635965323672876303_Afterlight_EditCi sono tutti o quasi: Il doppiaggio non mi ha delusa, forse perché si dava la voce a degli animali e non a persone o semplicemente perchè realizzato da attori bravi. Raksha ha un ruolo importante (doppiata in Italia da Violante Placido) mentre è quasi eliminata la figura di Babbo Lupo e anche il personaggio centrale di Akela (Luca Biagini) viene sacrificato, pochissime scene per lui, mentre Hathi non viene affatto nominato, però devo ammettere che le scene degli elefanti rimangono le più emozionanti. Ci sono Fratel Bigio o semplicemente Grey e Ikki il simpatico porcospino. Baloo (Neri Marcorè) è un po’ diverso dal personaggio che siamo abituati ad immaginare, ma sempre un gran tenerone, senza dubbio il migliore. Bagheera (Tony Servillo) è l’ unico ad essere rappresentato come nel racconto, saggia e intelligente. Kaa (Giovanna Mezzoggiorno) qui femmina, non proprio buona, rappresenta il momento più significativo del film. Anche Mowgli non mi ha delusa, interpretato da Neel Sethi l’ unico attore in carne ed ossa, convinta di ritrovarmi un bambino fastidioso e lamentoso, invece ho apprezzato la sua interpretazione, anche perché a recitare in solitudine non deve essere stato il massimo e infine Re Louie (Giancarlo Magalli) il personaggio reso famoso nel cartone animato per la canzone “Voglio esser come te” e ultimamente dallo spot di una macchina “I Wan’na Be Like You (The Monkey Song)” . Ah, ma una critica grande la devo pur fare, manca il mio personaggio preferito, colui che ho amato leggendo il libro da bambina: lo sciacallo Tabaqui, descritto da Kipling talmente bene che nonostante il suo essere odioso e meschino ne ha fatto uno dei personaggi più caratteristici.

Non ci sono le canzoni che tra tutte quelle Disney sono a mio parere le più belle, vengono reinterpretate “Lo stretto indispensabile” cantata da Baloo/Marcorè e “Voglio Esser come te” cantata da Re Louie/Magalli quest’ ultima diciamo che è diventata la colonna sonora, per il resto solo musiche di sottofondo scritte per il film e che ricordano le originali come la “Ninna Nanna di Kaa”.

In conclusione vi consiglio di andare a vederlo, grandi e bambini, non importa, è un film che può insegnare tanto, ma un consiglio che mi sento di darvi è quello di leggere il libro, credetemi.. entrare nella giungla può cambiarvi la vita.

Buonanotte.

Mi hanno detto che sono troppo vecchia per snapchat!

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Oppure troppo vecchia per i social in generale, ma da quando questi sono diventati il mio pane quotidiano, non posso permettermi di rimanere indietro con la modernità che avanza .. e dopo facebook, ritrovo di utonti;  twitter con i messaggi veloci; instagram con le foto instacool; whatsapp, con l’ anatema della doppia spunta blu; arriva snapchat, senza cuori, senza like e con foto e video fantasma!!!

Dopo instagram è diventato il mio social preferito e dietro la scusa tanto amata quanto odiata “tanto durano solo 24h” si pubblica di tutto senza pensare agli effetti, se la foto è venuta bene, se il vestito è abbinato ai capelli e se la location è quella adatta. Visto che snapchat non è ancora di moda tra i miei amici 30enni ho provato ad aggiunge i seguiti su istagram e grazie ai video postati ho dato loro un volto, una voce e la consapevolezza che nessuno è veramente tanto cool.snapceli_635954844216433488_Afterlight_Edit

Il social di chi non si prende troppo sul serio comincia a prendere piede adesso, qualcuno ha capito come funziona e si sta prodigando a passare parola all’ intera umanità e se mai dovesse arrivare all’ orecchio di una certa signora con la passione dell’ anonimato spiegatele bene che su snapchat nulla passa inosservato e che eventuali screenshot vengono segnalati con una notifica. Divertitevi senza pensare all’ età con gli effetti lenses, visitate il mondo in pochi secondi e snappate con moderazione!!!

Sentieri, Parco delle Serre. Calabria, Italia

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Quando Rosanna mi ha parlato del progetto “Natura e Turismo” all’ interno del parco delle Serre che prevedeva la realizzazione dell’ itinerario e la realizzazione del censimento, era cosí entusiasta che ha trasmetto anche a me la curiosità nello scoprire posti e percorsi naturalistici che ancora non conoscevo. 1456244240477

Sono stati resi fruibili circa 150 km di sentieri naturalistici. Qualche mese fa, sempre da lei, vengo a sapere della fine del loro lavoro nel Parco delle Serre e quindi la fine di una bella opportunità per la nostra Calabria. Oggi che la situazione non è cambiata voglio parlarvene perché penso sia un vero crimine tenere nascosti posti del genere, perché sono posti meravigliosi che si trovano nella nostra Terra. Il Parco Naturale Regionale delle Serre è stato istituito il 5 maggio del 1990 (legge regionale n°48) si estende su un territorio di 17.687 ettari nel cuore della Calabria centrale tra Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. Sono luoghi ricchi di sorgenti, fiumi, due catene montuose e boschi.

I Sentieri del Parco sono: Anelli sull’ Alaco, un sentiero impegnativo, difficoltà medio/alta, offre due percorsi: uno breve (A) e uno lungo (B), protagonisti sono la ginestra con i suoi fiori profumati richiesti in profumeria e il castagno che ne caratterizza tutto il paesaggio. Proprio nel percorso B si possono trovare strutture edilizie utilizzate in passato come essiccatoi “pastillari”. (Partenza: Edifici di servizio Diga Alaco, lato ovest; CZ. Arrivo: Edifici di servizio Diga Alaco, lato est; CZ. Tramo A 3h – Tramo B 6h) link sitoAnello Bellavista, un percorso semplice, difficoltà medio/alta, su strada sterrata. Protagonisti sono: i faggi, signori dei boschi; l’ agrifoglio e il tasso europeo, un piccolo albero sempreverde. E’ possibile vedere di notte, la lepre italica, un veloce animale che si nutre di foglie. (Partenza: Località Gallone-Fanelli, Piani d’ Acquaro; VV. 5h) link sito.

Archiforo, difficoltà media, in località Rosarella, troviamo il maestoso abete bianco che sopravvive grazie al microclima dell’ Italia. 1456244000640Per secoli la fonte dell’ economia locale fu la produzione di carbone tramite combustione imperfetta del legno è possibile osservare la ricostruzione in miniatura di una carbonaia “lu scarazzu”, covoni di legno formanti un camino centrale. (Partenza: Orto Botanico Rosarella, Serra San Bruno; VV. 2h) link sitoFaggio del Re-Abate, difficoltà media, immerso nel cuore delle Serre tra rocce e minerali, gli scisti ad esempio. In contrada Serricella vi è un’ oasi naturalistica, area pic-nic, fontane e un laghetto abitato dalla trota fario. (Partenza: Faggio del Re SP9, Fabrizia; VV. 5h) link sitoFaggio del Re-Speranza, difficoltà media, i monti sono ricoperti da faggi e abeti secolari, luoghi cari al re Ferdinando di Borbone. Il pino laricio ricordato da Plinio e Virgilio, la specie più slanciata che arriva a superare i 50 metri. La fragaria vesca, le tipiche fragole di bosco da cui si ricava il liquore “fragolino”. (Partenza: Faggio del Re SP9, Fabrizia; VV. 4h) link sitoFerdinandea-Marmarico, percorso lineare e impegnativo, difficoltà medio/alta. Il luogo di partenza è la tenuta di caccia di Ferdinando II di Borbone, oggi proprietà privata. Lungo il sentiero è possibile visitare una delle meraviglie d’ Italia: le Cascate del Marmarico, con 114 metri di caduta d’ acqua. (Partenza: Ferdinandea, Stilo; RC. Arrivo: Cascate del Marmarico, Stilo; RC. 5h) link sito.

- dal sito www.parcodelleserre.it -

foto tratte da: www.parcodelleserre.it

Lacina-Ferdinandea, sentiero lineare, difficoltà media. Accompagnati dal canto del Cuculo dalle piume azzurre o rossicce. Rocce cristalline e bianchissime, formazioni inconsuete a proteggere i piccoli anemoni, fiori bianchi e viola. (Partenza: Lacina, SP43, Brognaturo; VV. Arrivo: Ferdinandea, Stilo; RC. 5h) link sito.

Lacina-Lu Bellu; difficoltà media, tra abeti e meli selvatici possiamo osservare il robusto cinghiale e il fungo legnoso a forma di “mensola” che cresce su latifoglie. (Partenza: Lacina, Brognaturo; VV. Arrivo: Casermetta “Lu Bellu”, Serra San Bruno; VV. 4h) link sitoPecoraro-Lu Bellu, itinerario lineare, difficoltà media, in località “Cruci di Allampatu”, una targa commemora tre boscaioli morti colpiti da un fulmine. Troviamo le nivere, enormi buche rivestite di pietra dove un tempo si conservava la neve. I luogo è la casa dei pettirossi, ma possiamo ammirare anche la torretta avvistamento di epoca borbonica. (Partenza: Cantoniera ANAS di pecoraro, SS110, Stilo; RC. Arrivo: Casermetta “Lu Bellu”, Serra San Bruno; VV. 3h) link sito.

Sul sito www.parcodelleserre.it troverete tutte le informazioni utili su come arrivarci, sui sentieri, itinerari, strutture turistiche. Dopo averle lette o visitate ditemi quale sentiero preferite!!! Potete inoltre scaricare l’ app, inviare una mail a: info@parcodelleserre.it seguirli sulla loro pagina Facebook o chiamare allo 0963772825 e se chiedete della Dott.ssa Rosanna Pupo sarà ben felice di offrirvi una guida dettagliata di questo angolo di paradiso. E’ giusto che il lavoro di questi ragazzi non vada gettato al vento, è giusto conoscere le bellezze della nostra Calabria ed è ancora più giusto difenderle dalla noncuranza e dall’ ignoranza.

Happy Birthday Eris

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Non sapevo come “festeggiare” il primo anno di Eris, ci penso da stamattina, poi mi sono ricordata che tempo fa ho letto un articolo sul web, la tipa che lo firmava, espertissima, suggeriva di raccontare aneddoti divertenti accaduti durante la scrittura per catturare l’ attenzione dei lettori. Ottimo risultato assicurava, ma non aveva fatto i conti con me: “divertente” e “simpatico” mal si abbinano alla mia persona e ovviamente, anche per quanto riguarda la stesura del mio libro si è scatenata l’ apocalisse.

Come nelle migliori tragedie greche è successo di tutto dagli abbandoni alle liti, urla, rifiuti, attese, pestilenze, morte e siccità, ma.. chi ha sofferto più di tutti è stato Ernestino Jr. il mio Acer di 3 anni, con un pacchetto Microsoft Office craccato e scaduto da un po’. Il problema non è stato scrivere, gli inchiostrodipendenti preferiscono carta e penna, ma gli editori ormai alla parola “manoscritto” ti guardano malissimo e quindi bisogna riscrivere tutto; ricopiare i pensieri; vergognarti di averlo fatto; digitare su quei maledetti tasti sporchi di smalto, caffè e gelato; virus che prendono di mira il povero Ernestino senza neanche un collegamento a internet, colpirlo ripetutamente nella speranza di poterlo sottrarre alla morte; chiudere il documento senza salvare; perdere sonno e ogni entusiasmo.

Chi ha letto il m1425663305374io racconto sa che preferisco scrivere per chi ha voglia di leggere, ma che non trova il tempo per farlo, ed è per questo che i miei racconti sono sempre brevi, semplici, leggeri.. i bravi lettori hanno dalla loro bravi scrittori, quindi non prendiamoci meriti che non abbiamo. A proposito di mitologia, il primo libro che capitò nelle mie mani, da bambina, fu un dizionario di mitologia, comprato da mio papà, non ero esperta di libri, ma avevo già imparato a memoria la maggior parte dei nomi delle divinità e degli eroi greci. Il primo uomo, maschio, che amai follemente fu Bekim Fehmiu, attore albanese, che interpretò Ulisse nel famoso sceneggiato rai, anche questo guardai con mio padre e sempre con lui andai al cinema a vedere Troy, uscendo da lì pensai che se Petersen era riuscito a portare sul grande schermo quel falso fatto male, forse anch’ io avrei potuto scrivere di mitologia. Nella premessa del mio libro ho spiegato perché mi sono schierata dalla parte di Eris, per tutta quella gente che si crede perfetta, ma che perfetta non è. Perché non è giusto giudicare qualcuno per il suo aspetto o per come si rapporta con gli altri. Perché non possiamo farci un’ idea di una persona e rimanere stabili su quella, giudicarla, senza capire le ragioni che l’ hanno portata ad essere in un determinato modo. Io poi ho sempre tifato per il cattivo: nella letteratura, nei cartoni animati Disney, nelle fiabe, perché è sempre quello che ha sofferto di più, il più insicuro, il più debole.

So bene che un giorno ad attendermi dall’ altra parte ci saranno Omero, Esiodo, Ovidio e forse dovrei portare qualche moneta in più se voglio farmi salvare il sedere da Caronte, però in vita mi sono portata avanti, chiedendo aiuto a qualcuno valido che con le sue parole, nella prefazione, potesse in un certo modo mettere una buona parola per me,
con voi che lo leggerete e con loro che mi aspetteranno incazzati abbestia. A dire la verità speravo mi dicesse di lasciar perdere perché pensavo che questa mia idea di mettere a nudo le debolezze degli dei, le loro paure, i tradimenti, non venisse capita del tutto.. come anche il difetto di pronuncia di Eris, volevo renderla imperfetta nel corpo, ma più la immaginavo più la vedevo stupenda nella sua macilenza. In pochi hanno visto questo suo lato voluttuoso, ben nascosto dai veli neri. Poi è arrivato Febbraio ed è successo che improvvisamente mi sono sentita sola, era in stampa, la divinità che per tanto tempo era stata con me che mi ha aiutata a crescere, a diventare donna, che mi ha dato la forza di saper dire di NO, di farmi valere, di capire chi veramente aveva bisogno di me, improvvisamente mi stava abbandonando per farsi conoscere da altra gente che spero possano amarla come l’ amo io.

Ps. Per quanto riguarda Ernestino Jr. ha subito una piccola operazione che ha messo insieme i pezzi distrutti, ora sembra stare meglio!

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SINOSSI

« Il racconto è ambientato sul monte Olimpo. La voce narrante è quella di Eris, la dea della discordia, con un fastidioso ma simpatico difetto di pronuncia,  presenta le divinità e gli eroi ed essi legati, mettendo a nudo le loro debolezze. Il suo intento è  quello di evidenziare le loro paure, le loro debolezze, i tradimenti, gli abbandoni, le sconfitte. Il racconto si divide in tre parti, tre sono i giorni che il lettore ha a disposizione per immergersi nel mondo degli eroi e del mito, in un racconto dietro l’ altro.»

Ho rivisto Paddington.

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Londra, Natale del ’56. In un negozio della stazione di Paddington, il cameraman della BBC, Michael Bond, nota su uno scaffale un orsacchiotto di pezza e il 13 ottobre 1958 viene pubblicato il primo libro: “A Bear Called Paddington” il protagonista che ha ispirato Bond è proprio un orso con montgomery blu, cappellaccio rosso e una passione per i panini con la marmellata di arance.

1450303177861Paddington vive in Perú, con gli zii Lucy e Pastuso, tra immense distese di alberi di arance e il sogno di visitare Londra. Dopo un forte terremoto che distruggerà la loro casa viene nascosto dalla zia su una scialuppa di salvataggio di una nave in direzione della tanto amata capitale inglese. Arriva nella stazione di Paddington, con una valigia di cartone, un cappello rosso (dono di un esploratore) un panino con la marmellata nascosto all’ interno e un’etichetta al collo con la scritta “Per favore prendetevi cura di questo orso. Grazie”. L’ espressione spaesata, simile alla mia quando arrivai a Londra la prima volta, devo dire che il nostro arrivo fu molto simile, capitò anche a me di rimanere ferma imbambolata sui gradini della metro mentre tutti camminavano frenetici (ne parlo qui).

Incontra il signore e la signora Brown e come é narrato nei racconti: “fu così che sie è trovato ad avere un nome decisamente insolito per un orso, perchè Paddington era il nome della stazione”.

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Londra 2014

E’ impossibile resistere al fascino dell’ orsetto e alle sue avventure, il suo essere estremamente educato, rispettoso, tenero. Tanti sono i temi trattati: la diversità, l’ abbandono, la solitudine, la famiglia che nonostante tutto rimane il porto sicuro. Adoro inoltre  il suo essere eccessivamente maldestro, in grado di causare danni anche con un pezzettino di scotch.

Ho pianto dalla prima all’ ultima scena, complice la nostalgia nel rivedere i posti piú belli di Londra, da quelli più famosi ai negozietti di antiquariato di Portobello. Mi sono divertita quasi come nel vedere Mary Poppins e in effetti il Signor Brown è molto simile a Mr. Banks, con il suo carattere apparentemente duro e burbero e la Signora Brown ricorda proprio Mary Poppins, almeno nell’ abbigliamento e nel suo essere “strana”. Windsor Gardens 32 é il Viale dei Ciliegi 17, ma questa é la magia dei racconti per ragazzi. Un film che vi consiglio di vedere con tutta la famiglia o di leggere i racconti che rimangono attuali e che con semplicità e dolcezza ci aiutano a vivere in modo più sereno.

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