Categoria: Riflessioni

Io odio l’ estate.

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Oggi, venerdi 27 maggio primo giorno di caldo. Attendo il primo giorno di trasmissione dello spot estivo di Calzedonia, lo spot che in assoluto distrugge la mia autostima: belle, alte, magre, rotolanti sul bagnoasciuga, temo il loro arrivo e quest’ anno saranno anche munite di crop top a mettere in mostra le belle costole.

Si, la mia è invidia perché io sono a dieta ormai da un mese minacciata dallo sguardo schifato di chi mi sta intorno, di chi per ferirti colpisce nell’ unico punto debole di una donna: “sei ingrassata, ma non solo grassa, sei proprio grossa” colpita e affondata e per la prima volta nella mia vita ho ceduto alla moda delle diete. Addio soffritti, olio e maionese, ho rinchiuso pentole e mestoli per giurare devozione a proteine, fibre, vitamine e frutta. Impensabile per una meridionale mettersi a dieta nel periodo di aprile/maggio questo significa rinunciare a peperoni e melanzane fritte, frittura di pesce, frittelle con fiori di zucca, gelati, paste fredde, pane da intingere in litri di olio e pomodori verdi. Impensabile per me dover cucinare POCO chi mai è rimasto a mangiare da me sa che le portate sono infinite, questo perché da terrona soffro della sindrome della “mamma premurosa” l’ ospite deve uscire rotolando, distrutto, non sia mai si dica che non ha mangiato!!! Perché diciamoci la verità, niente ti gratifica più del cibo. Se prima tritavo le carote e le annegavo in olio e aceto, ora le mangio bollite; le melanzane rimangono anonime, tristi sulla griglia, niente aceto, limone, prezzemolo, aglio e peperoncino e le polpette giacciono nel forno non tra le bolle incandescenti dell’ olio. Ho scoperto che un aiuto per la dieta è la merenda sana. Prima il mio spuntino consisteva in fette di pane cosparse di nutella, ora mi ritrovo a preparare frutta e yogurt, non sono più io!!!!

Non sembra ma pratico sport, o almeno ci provo e anche in questo campo le cose non sono semplici, le vedi in palestra le donne perfette con le loro canotte aderenti, i pantaleggins cuciti sulla pelle.. e poi ci sono io: magliette su magliette per non far vedere la ciccia ballonzolante, l’ 80% degli esercizi eseguiti male, fiatone ad allacciare le scarpe e la bilancia che ti ricorda che nonostante i sacrifici e la dieta sei riuscita a perdere solo 5 etti (una busta di mortadella per intenderci).

Per non parlare di quelle che si “vantano” di essere grasse, solo per sentirsi dire che non è vero, che sono perfette così, ma che guardano le tue braccia pendenti e i tuoi fianchi ridacchiando nei loro vestiti aderenti consolandoti: “ma no, stai bene così!” le odio quasi quanto le modelle di Calzedonia, perchè sappiamo che non è la verità, tu non sei grassa e io sembro lo zampone spiaggiato tra le lenticchie, consapevole di non poter indossare neanche quest’ anno il tanto desiderato costume sgambato alla baywatche e le guarderai prendere il sole mentre tu, sotto l’ ombrellone, mangerai una triste galletta di riso.

Preparatevi ragazze mie, summer is coming

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Tinte, Parabeni e tanto Arancione.

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Simeon Solomon British, 1840 - 1905 The Toilet of a Roman Lady

Simeon Solomon British, 1840 – 1905 The Toilet of a Roman Lady

Vi avevo già parlato della mia passione per il colore arancione, specialmente sui capelli!!! Già sapete che la colpa è di Camilla, la mia bambola dalla faccia grossa e dalla chioma lanosa e arancione, ero così affezionata, tanto brutta quanto l’ amavo e oggi che ho 30 anni ancora non mi stanco di volerle somigliare. Pensandoci bene però, non sono né la prima né l’ ultima ad emulare qualcuno, specie nel colore della capigliatura, basta fare un salto nel tempo per ricordare che le donne dell’ antica Roma bramavano il biondo delle donne Germaniche e utilizzavano calce e cenere del focolare per schiarire i capelli bruni e renderli ramati, ma utilizzavano anche la betulla e la camomilla. All’ epoca, non ci crederete mai, ma il colore più richiesto era l’ azzurro, ovviamente preferito dalle cortigiane insieme al giallo/arancio!!! [Mh, no, non fate battute sui miei capelli]  Quindi la moda di tingersi i capelli non l’ abbiamo inventata noi “donne dell’ era moderna” i primi tentativi non furono quelli degli anni ‘50/’60 noi abbiamo solo il primato di aver inserito nelle tinte agenti chimici dannosi per la nostra salute, mica come i greci che utilizzavano l’ aceto per scurire i capelli e Cleopatra che in Egitto si serviva esclusivamente dell’ Hennè. Nel Rinascimento invece i capelli venivano scoloriti di proposito con grano, noci e zafferano e lasciati asciugare al sole per ottenere il bel rosso ramato. Gli anni ’80 del novecento hanno portato infine le colorazioni fluo del punk style: viola, arancio, verde, giallo, tinte improbabili e per nulla naturali. Quindi mie care, il voler tingere i nostri capelli non è un vezzo tipico del mondo moderno e non serve solo a coprire i capelli bianchi, ma ci aiuta a sentirci più belle, diverse o simili a qualcun altro, ma felici.

Mind the gap!

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1450362418665Quanti di voi hanno sentito questa frase? Sicuramente tutti la conoscerete, una delle attrazioni più famose di Londra, senza nominarle tutte, è la voce registrata che avvisa i passeggeri della Metropolitana di fare attenzione al vuoto tra la piattaforma e i binari: “Mind the gap between the train and the platform”!!! ripetono gli altoparlanti appena si aprono le porte dei treni. E’ un avviso che viene ripetuto continuamente dal 1969 ed è diventata quasi con certezza la voce più conosciuta di tutta Londra, uno slogan, un simbolo che si trova anche sulle tshirt, sulle cartoline e sui gadget in giro per la città. A registrare questo avviso fu qualche anno fa Philip Sayer, presentatore della BBC, con la sua voce perfettamente inglese, pacata e molto elegante.

Ricordo di aver ironizzato la prima volta, quando a causa del mio pessimo inglese ho chiesto se dovessimo fare “attenzione ai gatti” perdonatemi, ma il suono era più o meno quello (ero ironica).  A Bow Road era l’ avviso che apriva e chiudeva la mie giornate e lì devo dire che più che vuoto tra treno e banchina c’ è proprio un abisso, un annuncio utile oltre che un segno di riconoscimento e oggi che Philip Sayer per colpa di un brutto male non c’ più, forse quell’ avviso avrà ancora più valore e diventerà l’ unico vero simbolo della Tube.

Papà. Pensieri mai condivisi.

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Per chi non è in grado di parlare o di esprimere per mezzo della parole sensazioni e pensieri, la scrittura è l’ unica valvola di sfogo, condividerlo poi è come parlare ad un amico senza timore. Sono parole che rimangono lì, possono essere ignorate, eliminate, criticate, non è come lasciare il tutto su un pezzo di carta e riporlo in un cassetto, sarebbe come tenere per se un vaff***o.. e si sa, c’ è più gusto a dirlo ad alta voce.

L’ essere umano elabora un lutto ciascuno in modo diverso: c’ è chi si strugge l’ anima, chi si consuma lentamente.. c’ è chi se ne fotte, chi finge di farlo, chi non si sforza neanche di fingere.. c’ è chi ripete parole senza senso alcuno, chi impazzisce, chi fa finta che non sia successo.. c’ è persino chi non capisce, chi dignitosamente si chiude nel suo dolore. Il pensiero della morte ci sfiora appena, ma quando questa si presenta, quando hai a che fare con Lei, ti cambia la vita! E’ inutile dire il contrario, la vita non è più la stessa.

5fb68881-ce99-4cba-bf76-b4cfcde25066Quando la Morte porta via il tuo papà perdi la forza, la rispettabilità, in particolar modo per una figlia “femmina” è come perdere l’ unico uomo della propria vita, il punto di riferimento. Si perde la terra da sotto i piedi. Perdi le tue radici. Vai avanti, ma con le spalle scoperte, però.. nonostante tutto, c’ è una forza che ti spinge a immaginarlo ancora accanto a te! Cambia il rapporto, le parole si uniscono alle lacrime, ai sorrisi, ai ricordi e all’ orgoglio che si prova quando guardandoti qualcuno ti dice: “Gli somigli”! E io vorrei somigliare veramente al mio papà, vorrei essere una minima parte di quello che era lui, vorrei essere amata la metà di quanto era amato lui, vorrei poter lasciare qualcosa di buono come l’ ha lasciata lui. Vorrei non essere così diversa da lui, vorrei non vivere questi momenti di solitudine e sconforto, vorrei metterci un po’ di colore in questo mondo che ormai immagino in nero, vorrei non essere così cattiva da pensare che tutti intorno a me siano desiderosi di abbandonarmi.

Non sono i gesti dovuti a farti stare bene o le solite parole, frasi fatte, ripetute all’ infinito, a volte basta un sorriso a interrompere quegli attimi di tristezza che ti obbligano a rivivere tutto e diventa sempre dura trovare risposte.. io non le ho mai cercate nè nella fede né tanto meno negli uomini, forse la colpa è da dare tutta al destino o forse questi momenti servono per avere istanti solo nostri, attimi in cui possiamo finalmente dire senza vergogna: “Ti amo papà, un amore che dura da sempre  e che non avrà mai una fine”.

Il giorno in cui mi innamorai di Ringo Starr.

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Fossi stata adolescente negli anni ’60 sarei stata una di quelle ragazzine isteriche e avrei strappato i miei capelli (ovviamente arancioni o bruciati per via delle tinte dell’ epoca) per George Harrison. Non ricordo come ho conosciuto i Beatles, penso che nessuno lo ricordi, nasciamo con la componente Beatles, conosciamo già le loro canzoni, fanno parte di noi come il primo dentino, la prima parola, il primo giorno di scuola, sono fasi della vita obbligatorie per la crescita di un essere umano.

tumblr_ndukct8gAc1qalx0to3_400Io ho sempre preferito George, il tenebroso, il più tranquillo apparentemente. Il suo sguardo sempre serio quasi triste, non provavo pena, ma sono stata sempre convinta che fosse poco considerato dagli altri del gruppo. La sua espressione era quella tipica di chi acconsente, di chi tace per il quieto vivere, ma è lì lì per scoppiare e quando venni a conoscenza che aveva fregato la moglie (Maureen Cox) a Ringo Starr ho gioito e non immaginate quanto!!! La rivincita di chi è stato sempre messo in disparte. Ovviamente lo preferivo con caschetto, kinny tie, giacche slim e un po’ meno in tunica indiana.

Ma è bastato un video, live, a stravolge tutto, è quello di It Don’t Come Easy, ovviamente c’ è di mezzo il talento di George, si sa e si sente, ma in quel video sarà stata la barba, sarà che l’ asta del microfono copriva il nasone, sarà il movimento dei capelli (il caschetto non gli donava affatto) ho rivalutato e amato Ringo Starr.

Vi do’ la buonanotte con il video Never Without You, la canzone che Ringo scrisse e dedicò all’ amico di una vita dopo la sua morte. Due miti immensi, immortali, insieme.

Io odio il telefono.

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Sapete qual’ è l’ arma di distruzione di massa più potente che sia mai stata inventata? IL TELEFONO. Fisso, mobile, con i fili o touch, il telefono è in grado di distruggere il benessere delle persone, ve lo assicuro. E pensare che a inventare questo strumento – demoniaco nell’ immaginario prerogativa femminile – fu un uomo!!! Chi mi conosce bene sa che il mio rapporto con il telefono è abbastanza problematico, mia madre pur di sentirmi ed avere mie notizie ha imparato a inviare gli sms.

pinup-600x424Odio telefonare a qualcuno. Non è cattiveria verso la gente o chi dovrei sentire, è solo odio per il telefono. Al fisso ormai non rispondo più, pur essendo a casa lo sento squillare: cinque, dieci, cento squilli!!! Si, chi chiama mica comprende che al quarto squillo senza risposta è bene mettere giù la cornetta, no.. rimangono lì imperterriti fino all’ ultimo tentativo a disposizione. Al cellulare per quanto odi qualsiasi tipo di suoneria sono costretta a rispondere poiché non si può stare sempre fuori dal mondo. Lo tollero un po’ di più rispetto al fisso: posso camminare, sedermi, mettere la chiamata in vivavoce e sbattere la testa contro il muro, girare il sugo, piastrarmi i capelli. Per fare una chiamata, qualsia sia: di piacere o professionale devo prima preparare il discorso perché io odio parlare, datemi un foglio di carta o digitale e vi scriverò ore di conversazione, ma non fatemi telefonare.

Osserviamo molto rapidamente i vari tipi da telefono:

Ore pasti. Colui che chiama solo all’ ora di pranzo o cena. Tavola imbandita, primo boccone tanto desiderato e squillo del telefono. Lui lo sa che stai mangiando, però te lo chiede uguale anche sono le 13.30 o le 21.00 non ha pietà, continua la sua conversazione e tu osservi il piatto in lontananza non più fumante perché per educazione non mangi mentre sei al telefono.

Telefonata Gustosa. Se a te da fastidio parlare con la bocca piena, per il golosone che decide di chiamarti nel suo unico momento libero: la merenda, non è di certo un problema. Pane e nutella, frutta succosa, panino con la mortadella e quel rumore continuo di labbra e deglutizione snervante.

Senso unico. Parla solo dei suoi problemi, è un fiume in piena, il tuo telefono come un confessionale, non vuole neanche i tuoi consigli. Chiama solo per parlare e quando a fatica tenti di dire qualcosa dall’ altra parte solo silenzio per poi riprendere a parlare e continuare il suo discorso da dove TU l’ avevi interrotto.

Telegrafico. Non saluta né all’ inizio della chiamata né alla fine, chiama solo per comunicare l’ ora dell’ appuntamento o se stranamente sei tu a chiamarlo(?) risponde con un si o un no per poi chiudere lasciandoti lì nel tentativo di capire se sia ancora in linea o se la chiamata è caduta bruscamente.

Distratto. Ti chiama facendo altro, parla con te e con altre tre persone contemporaneamente. Rumori e movimenti molesti, è dall’ estetista, è in macchina, è a far la spesa, rumori della città, mezzi di trasporto, acqua aperta e talvolta anche quello dello sciacquone.

Cronista. Quando becchi lui è la fine, puoi dire addio alla tua giornata poiché parlerà senza sosta. Ti aggiornerà di ogni pettegolezzo anche quelli che ti riguardano. Ore passate al telefono e quando sembra che stia mettendo fine a quell’ agonia, utilizza l’ ultima frase per riallacciare un altro discorso. All’ infinito.

E infine c’ è lei, la signora smemorata che telefona con l’ intento di fare la telefonata anonima e molto cattiva, ma chiama lasciando il proprio numero di cellulare, facendo solo una pessima figura.

Tipi da Palestra!

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IMG_20150123_131731Con molta ironia volevo condividere con voi i diversi tipi di sportivi che è possibile incontrare in una palestra qualsiasi, in genere è la cyclette la compagna di indagine, da lì è possibile notare tutto, osservare la sala e i suoi frequentatori, studiare ogni movimento, abbigliamento, atteggiamento.

Cominciamo dalla categoria più scontata: la ragazza convinta che l’ istruttore ci stia provando. Ignara del fatto che per contratto ogni istruttore debba essere carino e disponibile con tutte è convinta che il numero uno della palestra sia attratto da lei, grazie al suo sguardo da gatta e i modi soavi.

Il narcisista. Passa metà del tempo davanti allo specchio della palestra fingendo di svolgere qualche
esercizio, mentre in realtà controlla che le sopracciglia siano perfettamente allineate, che i peli non fuoriescano dal naso e che tra i denti non ci siano residui del cornetto mattutino. Dopo aver passato interi minuti ad osservare ogni parte del suo aspetto fisico, non contento sfila la maglietta controllando che la spalla destra sia perfettamente allineata a quella sinistra, veloce movimento dei pettorali su e giù e non contento chiede conferma ai compagni di sala: “ma sarò migliorato”? 

Il sudato. Vi è mai capitato di dovervi sedere su un attrezzo con un’ evidente scia umidiccia sul sedile? Ecco, quando il tipo sudato tutto contento si avvicina togliendovi il respiro per via delle sue ascelle e vi lascia il posto sul macchinario degli adduttori, voi non potete farci nulla se non chiudere gli occhi, sedervi sul bagnato e sentirlo aderire al tessuto della tuta.

Il Provolone. Lui ci prova, sempre. Non importa se sei bella o brutta, alta o bassa, giovane o più avanti con l’ età, sei donna e questo a lui basta. Manubri in mano, sguardo allo specchio per caricarsi e va pronto ad attaccare bottone con qualsiasi scusa, nulla lo distoglie dal sui intento, anche se sei in corsa sul tapis roulant e con gli auricolari nelle orecchie lui avrà sempre una domanda per te. 

John Cena. Colui che tra una serie e l’ altra passeggia per la palestra con la cintura in pelle marrone da bodybuilder, braccia larghe e sguardo preoccupato non si sa bene per quale motivo.

Il Selfie Timido. Si vergogna come un ladro a muoversi tra la gente e preferisce fare addominali ed esercizi lontani da occhi indiscreti e in sale deserte, livello dei macchinari sempre sotto lo zero per paura di farsi male e la pancia che nonostante tutto non va via. Il suo unico amico è un vecchio cellulare con cui immortala ogni suo esercizio, per dare prova sui social della sua presenza in palestra.

Il Personal trainer. Ore di addominali, squat e affondi, ormai manca l’ ultima serie ed ecco arrivare lui: alto un metro e venti, ancora con i jeans indosso, le fasce da boxe incorporate ai polsi e la borsa in spalla più grande di lui, deciso a corregge i tuoi esercizi. Si avvicina fiero suggerendoti la posizione più adatta, una giravolta, una capriola e si proietta verso lo spogliatoio. 

La Miss. Colei che non teme il sudore, la sempre perfetta. Sempre abbinata, dalle scarpe, calze, maglietta al leggings nero trasparente, perizoma in mostra perché lei lo sa che i leggings non sono pantaloni e quello che c’ è sotto si deve vedere. Eyeliner gatta style e schiera di uomini al seguito intenti a trasportare tappetini su e giù dalla sala, ma con lo sguardo fisso su di lei. Quando termina i suoi esercizi la Miss raggiunge gli spogliatoi  dopo la doccia passa sul corpo i sui elisir di bellezza non curante di distruggere l’ ego della Selfie Timida e cozza.

johnny_bravo_008L’ odio per le gambe. Ci sono in palestra anche quei soggetti per lo più di sesso maschile  che hanno un odio profondo per le loro gambe, le ignorano a tal punto da dimenticarsene, allenano solo la parte superiore del corpo: le braccia, trasformandosi in esseri mitologici, metà muscoli e metà ossa.

La vecchia acida. Se prima abbiamo parlato di miss ecco la categoria opposta, nemiche di queste ragazze perfette sono le donne non più giovani che in palestra sono lì per emulare e disprezzare. Un vero e proprio esercito del male, pericolose quando sono in gruppo, fanno di tutto per sopraffare le ragazze più giovani. Instancabili agli attrezzi, appese per minuti interi alle spalliere, niente può fermarle pur di dimostrare la loro resistenza. Fasciate nelle loro tute rosa di due taglie più piccole percorrono il tapis roulant con scarpe poco idonee all’ attività sportiva occupando tutte la macchine pur di non lasciarle alle altre.

Il PR. Quello che gestisce le Public Relations dell’ intera palestra, quello che sa tutto di tutti, che si informa della tua vita: chi sei, quanti anni hai, da dove vieni, cosa guardi in tv e che locali frequenti. E’ lì per socializzare, scordinato fa al massimo un po’ di stretching e continuare a parlare.

L’ Ansimatore. Deve informare tutti dei suoi sforzi con versi disumani e sofferenti.

E in fine la categoria più in voga negli ultimi tempi:

Il Salutista. Dietista, vegetavegano, bevitore di acqua e integratori naturali, fa merenda tra una pausa e l’ altra con semi di lino e albume d’ uovo. Corpo cosparso di olio fa la doccia prima e dopo l’ allenamento in palestra per essere sempre fresco e profumato.

E voi a quale categoria appartenete, quanti altri tipi da palestra conoscete? Scrivetelo in un commento!

30 è bello

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Il video in cui sono stata taggata stamattina su facebook, doveva senza pietà sconvolgere l’ animo di noi “poveri” trentenni, ma io e la mia amica Giovanna non ci sentiamo affatto abbattute per questo che é solo un numero, una condizione mentale.

Ho 30 anni da un anno e mai, neanche per una volta, ho desiderato tornare indietro a rivivere i 20. Già dalla sera del mio compleanno mi sono sentita diversa, si perché quella paura che mi accompagnava é svanita nel momento in cui ho realizzato che non sarebbe cambiato nulla. L’ unico cambiamento l’ ha subito il mio armadio. Certo, ho molta nostalgia dello stile di vita passato: l’ eccitazione per il nuovo millennio, la moda, i lettori mp3, la spensieratezza, le scarpe da ginnastica e le tute comode, ma nel corpo da 30enne sto bene. Tanto per cominciare nemmeno li dimostro, non per vantarmi eh, ma ho visto 20enni agghindate da dimostrare almeno il doppio della mia età.

C’ é solo un trauma difficile da affrontare ed é quello della parola “SIGNORA”. A questa tragica parola non ci abitueremo mai. La prima volta é uno shock per tutti, ma superato questo ostacolo il peso dei 30 vi assicuro é inesistente.

foto prese dal web.

foto prese dal web.

La mia prima volta. Tutti la ricorderete con dolore, il piú delle volte, com é successo a me, sono i bambini a creare in noi quel dolore: “mi scusi signora”  ci riporta alla mente la nostra infanzia a quando eravamo noi a rivolgerci a qualcuno piú grande immaginandolo già anziano, é difficile accettare di essere dalla altra parte. Poi sarà la volta dei camerieri al ristorante e delle commesse pronte a dirottarvi nel reparto taglia 46.

30 é bello. Non si é piú adolescenti o ragazzini a 30 per la società si é adulti, responsabili, pronti a moltiplicarsi, ma io dico che a 30 anni si é pronti a vivere meglio poiché finalmente si riesce ad osservare  il mondo e la gente con occhi diversi, con piú grinta. Come le Carrie Bradshaw con gonna in tulle rosa corriamo libere, adulte, fiere, incontro a questa società che vuole corpi tonici, giovani e freschi, vite magre, ventre piatto e gambe secche, ma noi sappiamo che la vera bellezza é quella che si acquisisce dopo i 20 anni, quando il corpo cambia, si trasforma e diventa femminile é successo a Penélope Cruz, Monica Bellucci, Angelina Jolie, Mariagrazia Cucinotta e Scarlett Johansson chi di voi ha il coraggio di preferirle prima dei loro 30 anni?

50style

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imagesCurve abbondanti, ma non troppo, profonde scollature, fianchi generosi e occhi da gatta! Queste erano le Pin Up, dive che intorno agli anni ’50 hanno definito lo stile di bellezza nel mondo. Rita Hayworth, Marilyn Monroe, Anita Ekberg, Gina Lollobrigida, Maila Nurmi e Bettie Page questi sono solo alcuni dei nomi delle più belle pin up del dopoguerra.

Gli anni ’50 non sono solo vestiti provocanti e curve messe in mostra. Gli anni ’50 sono lo stile del buon gusto, quello stile che da qualche anno seguo e cerco di fare mio, le ampie gonne a ruota che mettono in evidenza il punto vita, vestiti colorati o dalle stampe a pois e leopardate trattenuti in vita da vistose cinture, gonne a tubino dalla vita alta, strette a fasciare le forme, abiti in tulle o dalla scollatura all’ americana, allacciati sulla nuca. La scarpe rigorosamente basse o al contrario tacchi di corda.

I Capelli il più delle volte sono avvolti in foulard o bandane colorate, abbelliti da fiocchi e vistosi fiori. Molto di moda era la pettinatura in stile Pompadour, capelli corti o raccolti schiacciandoli di lato e cotonandoli al centro, ma anche legati in alte code di cavallo o acconciati in boccoli con frangette corte e lisce. Famoso era anche lo stile marinaro, a righe bianchi e blu o quello più rockabilly.

Ma l’ accessorio che più caratterizza l’ epoca degli anni ’50 sono i famosi occhiali in stile “cat eye” ovviamente anche il make up deve riprendere lo stile cat eye, con un tratto di eyeliner nero, un rossetto rosso per labbra da ciliegia, pelle candida e tanto mascara. 

Tu ci vai al cinema?

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Come puó un film simpatico ma leggero (Quo vado o Vacanze ai Caraibi) distruggere ai botteghini film piú “impegnativi” (Star Wars o The Hateful Eight)???

In soli due giorni gli incassi sono saliti alle stelle, io stessa sono andata a vedere Zalone, perché si, mi fa ridere con le sue solite battute che ormai tutti prevediamo, ma che trovo siano superiori alle battute da cinepanettoni! Cerco di dare fiducia ai film italiani: TUTTI, delle volte esco dalla sala delusa, altre invece sono fiera di aver contribuito ad aiutare la produzione del cinema italiano come quando ho scoperto la bravura del regista/ attore Edoardo Leo, un Artista giovane e con molto talento.

vintage-archive-cinema-4-seaterFacendo la fila per acquistare il biglietto per Il Piccolo Principe. Ho riflettuto sulla qualità del cinema in Italia, voglio difendere il QI degli italiani, perché penso che non amino solo la leggerezza dei film di Zalone o Albanese e Siani, questi film sono necessari, é normale che vengano prodotti, penso che a modo loro trasmettano un messaggio, come accadeva per i primi film di Fantozzi o Verdone SENZA VOLERLI PARAGONARE ai film di oggi!!!! Non é normale invece che in Italia si vada al cinema solo per vedere questo genere di film.

Altra riflessione, ormai mi avvicino alla cassa. La gente dietro spinge: i cinema vengono presi d’ assalto solo nel periodo di Natale, come se ci fosse una tradizione che impone di andare al cinema con tutta la famiglia solo durante le feste natalizie. Abbiamo atteso Star Wars con trepidante emozione eppure, almeno dalle mie parti, le sale non erano cosí piene come in questi giorni: biglietti esauriti in pochi minuti, file di ore per accaparrarsi un biglietto per l ultimo spettacolo. Se ci fosse questa affluenza durante tutto l’ anno il cinema in Italia sarebbe salvo!!! e invece no, é in piena crisi perché preferiamo scaricare sul pc i film fatti bene e andare al cinema a vedere un Checco Zalone. In fondo il costo del biglietto é sempre lo stesso, perché allora privarsi durante l’ anno per poi prenderlo d’ assalto a Natale?

Prendo finalmente i miei biglietti. In fondo io sto andando a guardare un film d’ animazione, anche se quel libro (da cui é tratto il film) é stato una guida nella mia vita, ed é durante il film che ho trovato la risposta: la gente va al cinema perché é natale, perché a natale puoi.. comprare il secchio dei popcorn al burro o al caramello, bere le bevande zuccherate durante la proiezione.. tutto questo solo a Natale, poi durante l’ anno torna ad essere una cosa quasi per pochi.

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