Ho rivisto Paddington.

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Londra, Natale del ’56. In un negozio della stazione di Paddington, il cameraman della BBC, Michael Bond, nota su uno scaffale un orsacchiotto di pezza e il 13 ottobre 1958 viene pubblicato il primo libro: “A Bear Called Paddington” il protagonista che ha ispirato Bond è proprio un orso con montgomery blu, cappellaccio rosso e una passione per i panini con la marmellata di arance.

1450303177861Paddington vive in Perú, con gli zii Lucy e Pastuso, tra immense distese di alberi di arance e il sogno di visitare Londra. Dopo un forte terremoto che distruggerà la loro casa viene nascosto dalla zia su una scialuppa di salvataggio di una nave in direzione della tanto amata capitale inglese. Arriva nella stazione di Paddington, con una valigia di cartone, un cappello rosso (dono di un esploratore) un panino con la marmellata nascosto all’ interno e un’etichetta al collo con la scritta “Per favore prendetevi cura di questo orso. Grazie”. L’ espressione spaesata, simile alla mia quando arrivai a Londra la prima volta, devo dire che il nostro arrivo fu molto simile, capitò anche a me di rimanere ferma imbambolata sui gradini della metro mentre tutti camminavano frenetici (ne parlo qui).

Incontra il signore e la signora Brown e come é narrato nei racconti: “fu così che sie è trovato ad avere un nome decisamente insolito per un orso, perchè Paddington era il nome della stazione”.

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Londra 2014

E’ impossibile resistere al fascino dell’ orsetto e alle sue avventure, il suo essere estremamente educato, rispettoso, tenero. Tanti sono i temi trattati: la diversità, l’ abbandono, la solitudine, la famiglia che nonostante tutto rimane il porto sicuro. Adoro inoltre  il suo essere eccessivamente maldestro, in grado di causare danni anche con un pezzettino di scotch.

Ho pianto dalla prima all’ ultima scena, complice la nostalgia nel rivedere i posti piú belli di Londra, da quelli più famosi ai negozietti di antiquariato di Portobello. Mi sono divertita quasi come nel vedere Mary Poppins e in effetti il Signor Brown è molto simile a Mr. Banks, con il suo carattere apparentemente duro e burbero e la Signora Brown ricorda proprio Mary Poppins, almeno nell’ abbigliamento e nel suo essere “strana”. Windsor Gardens 32 é il Viale dei Ciliegi 17, ma questa é la magia dei racconti per ragazzi. Un film che vi consiglio di vedere con tutta la famiglia o di leggere i racconti che rimangono attuali e che con semplicità e dolcezza ci aiutano a vivere in modo più sereno.

Il giorno in cui mi innamorai di Ringo Starr.

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Fossi stata adolescente negli anni ’60 sarei stata una di quelle ragazzine isteriche e avrei strappato i miei capelli (ovviamente arancioni o bruciati per via delle tinte dell’ epoca) per George Harrison. Non ricordo come ho conosciuto i Beatles, penso che nessuno lo ricordi, nasciamo con la componente Beatles, conosciamo già le loro canzoni, fanno parte di noi come il primo dentino, la prima parola, il primo giorno di scuola, sono fasi della vita obbligatorie per la crescita di un essere umano.

tumblr_ndukct8gAc1qalx0to3_400Io ho sempre preferito George, il tenebroso, il più tranquillo apparentemente. Il suo sguardo sempre serio quasi triste, non provavo pena, ma sono stata sempre convinta che fosse poco considerato dagli altri del gruppo. La sua espressione era quella tipica di chi acconsente, di chi tace per il quieto vivere, ma è lì lì per scoppiare e quando venni a conoscenza che aveva fregato la moglie (Maureen Cox) a Ringo Starr ho gioito e non immaginate quanto!!! La rivincita di chi è stato sempre messo in disparte. Ovviamente lo preferivo con caschetto, kinny tie, giacche slim e un po’ meno in tunica indiana.

Ma è bastato un video, live, a stravolge tutto, è quello di It Don’t Come Easy, ovviamente c’ è di mezzo il talento di George, si sa e si sente, ma in quel video sarà stata la barba, sarà che l’ asta del microfono copriva il nasone, sarà il movimento dei capelli (il caschetto non gli donava affatto) ho rivalutato e amato Ringo Starr.

Vi do’ la buonanotte con il video Never Without You, la canzone che Ringo scrisse e dedicò all’ amico di una vita dopo la sua morte. Due miti immensi, immortali, insieme.

Io odio il telefono.

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Sapete qual’ è l’ arma di distruzione di massa più potente che sia mai stata inventata? IL TELEFONO. Fisso, mobile, con i fili o touch, il telefono è in grado di distruggere il benessere delle persone, ve lo assicuro. E pensare che a inventare questo strumento – demoniaco nell’ immaginario prerogativa femminile – fu un uomo!!! Chi mi conosce bene sa che il mio rapporto con il telefono è abbastanza problematico, mia madre pur di sentirmi ed avere mie notizie ha imparato a inviare gli sms.

pinup-600x424Odio telefonare a qualcuno. Non è cattiveria verso la gente o chi dovrei sentire, è solo odio per il telefono. Al fisso ormai non rispondo più, pur essendo a casa lo sento squillare: cinque, dieci, cento squilli!!! Si, chi chiama mica comprende che al quarto squillo senza risposta è bene mettere giù la cornetta, no.. rimangono lì imperterriti fino all’ ultimo tentativo a disposizione. Al cellulare per quanto odi qualsiasi tipo di suoneria sono costretta a rispondere poiché non si può stare sempre fuori dal mondo. Lo tollero un po’ di più rispetto al fisso: posso camminare, sedermi, mettere la chiamata in vivavoce e sbattere la testa contro il muro, girare il sugo, piastrarmi i capelli. Per fare una chiamata, qualsia sia: di piacere o professionale devo prima preparare il discorso perché io odio parlare, datemi un foglio di carta o digitale e vi scriverò ore di conversazione, ma non fatemi telefonare.

Osserviamo molto rapidamente i vari tipi da telefono:

Ore pasti. Colui che chiama solo all’ ora di pranzo o cena. Tavola imbandita, primo boccone tanto desiderato e squillo del telefono. Lui lo sa che stai mangiando, però te lo chiede uguale anche sono le 13.30 o le 21.00 non ha pietà, continua la sua conversazione e tu osservi il piatto in lontananza non più fumante perché per educazione non mangi mentre sei al telefono.

Telefonata Gustosa. Se a te da fastidio parlare con la bocca piena, per il golosone che decide di chiamarti nel suo unico momento libero: la merenda, non è di certo un problema. Pane e nutella, frutta succosa, panino con la mortadella e quel rumore continuo di labbra e deglutizione snervante.

Senso unico. Parla solo dei suoi problemi, è un fiume in piena, il tuo telefono come un confessionale, non vuole neanche i tuoi consigli. Chiama solo per parlare e quando a fatica tenti di dire qualcosa dall’ altra parte solo silenzio per poi riprendere a parlare e continuare il suo discorso da dove TU l’ avevi interrotto.

Telegrafico. Non saluta né all’ inizio della chiamata né alla fine, chiama solo per comunicare l’ ora dell’ appuntamento o se stranamente sei tu a chiamarlo(?) risponde con un si o un no per poi chiudere lasciandoti lì nel tentativo di capire se sia ancora in linea o se la chiamata è caduta bruscamente.

Distratto. Ti chiama facendo altro, parla con te e con altre tre persone contemporaneamente. Rumori e movimenti molesti, è dall’ estetista, è in macchina, è a far la spesa, rumori della città, mezzi di trasporto, acqua aperta e talvolta anche quello dello sciacquone.

Cronista. Quando becchi lui è la fine, puoi dire addio alla tua giornata poiché parlerà senza sosta. Ti aggiornerà di ogni pettegolezzo anche quelli che ti riguardano. Ore passate al telefono e quando sembra che stia mettendo fine a quell’ agonia, utilizza l’ ultima frase per riallacciare un altro discorso. All’ infinito.

E infine c’ è lei, la signora smemorata che telefona con l’ intento di fare la telefonata anonima e molto cattiva, ma chiama lasciando il proprio numero di cellulare, facendo solo una pessima figura.

Tipi da Palestra!

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IMG_20150123_131731Con molta ironia volevo condividere con voi i diversi tipi di sportivi che è possibile incontrare in una palestra qualsiasi, in genere è la cyclette la compagna di indagine, da lì è possibile notare tutto, osservare la sala e i suoi frequentatori, studiare ogni movimento, abbigliamento, atteggiamento.

Cominciamo dalla categoria più scontata: la ragazza convinta che l’ istruttore ci stia provando. Ignara del fatto che per contratto ogni istruttore debba essere carino e disponibile con tutte è convinta che il numero uno della palestra sia attratto da lei, grazie al suo sguardo da gatta e i modi soavi.

Il narcisista. Passa metà del tempo davanti allo specchio della palestra fingendo di svolgere qualche
esercizio, mentre in realtà controlla che le sopracciglia siano perfettamente allineate, che i peli non fuoriescano dal naso e che tra i denti non ci siano residui del cornetto mattutino. Dopo aver passato interi minuti ad osservare ogni parte del suo aspetto fisico, non contento sfila la maglietta controllando che la spalla destra sia perfettamente allineata a quella sinistra, veloce movimento dei pettorali su e giù e non contento chiede conferma ai compagni di sala: “ma sarò migliorato”? 

Il sudato. Vi è mai capitato di dovervi sedere su un attrezzo con un’ evidente scia umidiccia sul sedile? Ecco, quando il tipo sudato tutto contento si avvicina togliendovi il respiro per via delle sue ascelle e vi lascia il posto sul macchinario degli adduttori, voi non potete farci nulla se non chiudere gli occhi, sedervi sul bagnato e sentirlo aderire al tessuto della tuta.

Il Provolone. Lui ci prova, sempre. Non importa se sei bella o brutta, alta o bassa, giovane o più avanti con l’ età, sei donna e questo a lui basta. Manubri in mano, sguardo allo specchio per caricarsi e va pronto ad attaccare bottone con qualsiasi scusa, nulla lo distoglie dal sui intento, anche se sei in corsa sul tapis roulant e con gli auricolari nelle orecchie lui avrà sempre una domanda per te. 

John Cena. Colui che tra una serie e l’ altra passeggia per la palestra con la cintura in pelle marrone da bodybuilder, braccia larghe e sguardo preoccupato non si sa bene per quale motivo.

Il Selfie Timido. Si vergogna come un ladro a muoversi tra la gente e preferisce fare addominali ed esercizi lontani da occhi indiscreti e in sale deserte, livello dei macchinari sempre sotto lo zero per paura di farsi male e la pancia che nonostante tutto non va via. Il suo unico amico è un vecchio cellulare con cui immortala ogni suo esercizio, per dare prova sui social della sua presenza in palestra.

Il Personal trainer. Ore di addominali, squat e affondi, ormai manca l’ ultima serie ed ecco arrivare lui: alto un metro e venti, ancora con i jeans indosso, le fasce da boxe incorporate ai polsi e la borsa in spalla più grande di lui, deciso a corregge i tuoi esercizi. Si avvicina fiero suggerendoti la posizione più adatta, una giravolta, una capriola e si proietta verso lo spogliatoio. 

La Miss. Colei che non teme il sudore, la sempre perfetta. Sempre abbinata, dalle scarpe, calze, maglietta al leggings nero trasparente, perizoma in mostra perché lei lo sa che i leggings non sono pantaloni e quello che c’ è sotto si deve vedere. Eyeliner gatta style e schiera di uomini al seguito intenti a trasportare tappetini su e giù dalla sala, ma con lo sguardo fisso su di lei. Quando termina i suoi esercizi la Miss raggiunge gli spogliatoi  dopo la doccia passa sul corpo i sui elisir di bellezza non curante di distruggere l’ ego della Selfie Timida e cozza.

johnny_bravo_008L’ odio per le gambe. Ci sono in palestra anche quei soggetti per lo più di sesso maschile  che hanno un odio profondo per le loro gambe, le ignorano a tal punto da dimenticarsene, allenano solo la parte superiore del corpo: le braccia, trasformandosi in esseri mitologici, metà muscoli e metà ossa.

La vecchia acida. Se prima abbiamo parlato di miss ecco la categoria opposta, nemiche di queste ragazze perfette sono le donne non più giovani che in palestra sono lì per emulare e disprezzare. Un vero e proprio esercito del male, pericolose quando sono in gruppo, fanno di tutto per sopraffare le ragazze più giovani. Instancabili agli attrezzi, appese per minuti interi alle spalliere, niente può fermarle pur di dimostrare la loro resistenza. Fasciate nelle loro tute rosa di due taglie più piccole percorrono il tapis roulant con scarpe poco idonee all’ attività sportiva occupando tutte la macchine pur di non lasciarle alle altre.

Il PR. Quello che gestisce le Public Relations dell’ intera palestra, quello che sa tutto di tutti, che si informa della tua vita: chi sei, quanti anni hai, da dove vieni, cosa guardi in tv e che locali frequenti. E’ lì per socializzare, scordinato fa al massimo un po’ di stretching e continuare a parlare.

L’ Ansimatore. Deve informare tutti dei suoi sforzi con versi disumani e sofferenti.

E in fine la categoria più in voga negli ultimi tempi:

Il Salutista. Dietista, vegetavegano, bevitore di acqua e integratori naturali, fa merenda tra una pausa e l’ altra con semi di lino e albume d’ uovo. Corpo cosparso di olio fa la doccia prima e dopo l’ allenamento in palestra per essere sempre fresco e profumato.

E voi a quale categoria appartenete, quanti altri tipi da palestra conoscete? Scrivetelo in un commento!

30 è bello

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Il video in cui sono stata taggata stamattina su facebook, doveva senza pietà sconvolgere l’ animo di noi “poveri” trentenni, ma io e la mia amica Giovanna non ci sentiamo affatto abbattute per questo che é solo un numero, una condizione mentale.

Ho 30 anni da un anno e mai, neanche per una volta, ho desiderato tornare indietro a rivivere i 20. Già dalla sera del mio compleanno mi sono sentita diversa, si perché quella paura che mi accompagnava é svanita nel momento in cui ho realizzato che non sarebbe cambiato nulla. L’ unico cambiamento l’ ha subito il mio armadio. Certo, ho molta nostalgia dello stile di vita passato: l’ eccitazione per il nuovo millennio, la moda, i lettori mp3, la spensieratezza, le scarpe da ginnastica e le tute comode, ma nel corpo da 30enne sto bene. Tanto per cominciare nemmeno li dimostro, non per vantarmi eh, ma ho visto 20enni agghindate da dimostrare almeno il doppio della mia età.

C’ é solo un trauma difficile da affrontare ed é quello della parola “SIGNORA”. A questa tragica parola non ci abitueremo mai. La prima volta é uno shock per tutti, ma superato questo ostacolo il peso dei 30 vi assicuro é inesistente.

foto prese dal web.

foto prese dal web.

La mia prima volta. Tutti la ricorderete con dolore, il piú delle volte, com é successo a me, sono i bambini a creare in noi quel dolore: “mi scusi signora”  ci riporta alla mente la nostra infanzia a quando eravamo noi a rivolgerci a qualcuno piú grande immaginandolo già anziano, é difficile accettare di essere dalla altra parte. Poi sarà la volta dei camerieri al ristorante e delle commesse pronte a dirottarvi nel reparto taglia 46.

30 é bello. Non si é piú adolescenti o ragazzini a 30 per la società si é adulti, responsabili, pronti a moltiplicarsi, ma io dico che a 30 anni si é pronti a vivere meglio poiché finalmente si riesce ad osservare  il mondo e la gente con occhi diversi, con piú grinta. Come le Carrie Bradshaw con gonna in tulle rosa corriamo libere, adulte, fiere, incontro a questa società che vuole corpi tonici, giovani e freschi, vite magre, ventre piatto e gambe secche, ma noi sappiamo che la vera bellezza é quella che si acquisisce dopo i 20 anni, quando il corpo cambia, si trasforma e diventa femminile é successo a Penélope Cruz, Monica Bellucci, Angelina Jolie, Mariagrazia Cucinotta e Scarlett Johansson chi di voi ha il coraggio di preferirle prima dei loro 30 anni?

50style

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imagesCurve abbondanti, ma non troppo, profonde scollature, fianchi generosi e occhi da gatta! Queste erano le Pin Up, dive che intorno agli anni ’50 hanno definito lo stile di bellezza nel mondo. Rita Hayworth, Marilyn Monroe, Anita Ekberg, Gina Lollobrigida, Maila Nurmi e Bettie Page questi sono solo alcuni dei nomi delle più belle pin up del dopoguerra.

Gli anni ’50 non sono solo vestiti provocanti e curve messe in mostra. Gli anni ’50 sono lo stile del buon gusto, quello stile che da qualche anno seguo e cerco di fare mio, le ampie gonne a ruota che mettono in evidenza il punto vita, vestiti colorati o dalle stampe a pois e leopardate trattenuti in vita da vistose cinture, gonne a tubino dalla vita alta, strette a fasciare le forme, abiti in tulle o dalla scollatura all’ americana, allacciati sulla nuca. La scarpe rigorosamente basse o al contrario tacchi di corda.

I Capelli il più delle volte sono avvolti in foulard o bandane colorate, abbelliti da fiocchi e vistosi fiori. Molto di moda era la pettinatura in stile Pompadour, capelli corti o raccolti schiacciandoli di lato e cotonandoli al centro, ma anche legati in alte code di cavallo o acconciati in boccoli con frangette corte e lisce. Famoso era anche lo stile marinaro, a righe bianchi e blu o quello più rockabilly.

Ma l’ accessorio che più caratterizza l’ epoca degli anni ’50 sono i famosi occhiali in stile “cat eye” ovviamente anche il make up deve riprendere lo stile cat eye, con un tratto di eyeliner nero, un rossetto rosso per labbra da ciliegia, pelle candida e tanto mascara. 

Tu ci vai al cinema?

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Come puó un film simpatico ma leggero (Quo vado o Vacanze ai Caraibi) distruggere ai botteghini film piú “impegnativi” (Star Wars o The Hateful Eight)???

In soli due giorni gli incassi sono saliti alle stelle, io stessa sono andata a vedere Zalone, perché si, mi fa ridere con le sue solite battute che ormai tutti prevediamo, ma che trovo siano superiori alle battute da cinepanettoni! Cerco di dare fiducia ai film italiani: TUTTI, delle volte esco dalla sala delusa, altre invece sono fiera di aver contribuito ad aiutare la produzione del cinema italiano come quando ho scoperto la bravura del regista/ attore Edoardo Leo, un Artista giovane e con molto talento.

vintage-archive-cinema-4-seaterFacendo la fila per acquistare il biglietto per Il Piccolo Principe. Ho riflettuto sulla qualità del cinema in Italia, voglio difendere il QI degli italiani, perché penso che non amino solo la leggerezza dei film di Zalone o Albanese e Siani, questi film sono necessari, é normale che vengano prodotti, penso che a modo loro trasmettano un messaggio, come accadeva per i primi film di Fantozzi o Verdone SENZA VOLERLI PARAGONARE ai film di oggi!!!! Non é normale invece che in Italia si vada al cinema solo per vedere questo genere di film.

Altra riflessione, ormai mi avvicino alla cassa. La gente dietro spinge: i cinema vengono presi d’ assalto solo nel periodo di Natale, come se ci fosse una tradizione che impone di andare al cinema con tutta la famiglia solo durante le feste natalizie. Abbiamo atteso Star Wars con trepidante emozione eppure, almeno dalle mie parti, le sale non erano cosí piene come in questi giorni: biglietti esauriti in pochi minuti, file di ore per accaparrarsi un biglietto per l ultimo spettacolo. Se ci fosse questa affluenza durante tutto l’ anno il cinema in Italia sarebbe salvo!!! e invece no, é in piena crisi perché preferiamo scaricare sul pc i film fatti bene e andare al cinema a vedere un Checco Zalone. In fondo il costo del biglietto é sempre lo stesso, perché allora privarsi durante l’ anno per poi prenderlo d’ assalto a Natale?

Prendo finalmente i miei biglietti. In fondo io sto andando a guardare un film d’ animazione, anche se quel libro (da cui é tratto il film) é stato una guida nella mia vita, ed é durante il film che ho trovato la risposta: la gente va al cinema perché é natale, perché a natale puoi.. comprare il secchio dei popcorn al burro o al caramello, bere le bevande zuccherate durante la proiezione.. tutto questo solo a Natale, poi durante l’ anno torna ad essere una cosa quasi per pochi.

Sul corteggiamento

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“Le donne che pretendono una lunga corte, o sono frigide o vogliono sembrare virtuose. In entrambi i casi, è meglio lasciarle perdere”

 

Quella bella situazione iniziale di adulazione, lusinghe, atteggiamenti dolci e premurosi, quel senso di protezione e benessere che si crea tra due persone.

Ah, se fosse questo il vero amore; un eterno corteggiamento, che bello sarebbe ricevere sempre complimenti, mettere l’ altro su di un piedistallo, ricoprirlo di attenzioni, sorprenderlo, senza stancarsi mai. Le follie che tutti abbiamo fatto pur di stare con una persona, anche solo per qualche minuto. Il mistero, poiché non sai ancora quello che ti aspetta. Provare imbarazzo per quello sguardo che chiede, osa. Emozione. Trepidazione, paura, voglia.

E invece, come per ogni cosa subentra il lato negativo: l’ abitudine, la monotonia, l’ egoismo, la noia. Dar sempre tutto per scontato, l’ aver fatto/detto tutto ciò che c’ era da fare/dire.

Il vero amore è racchiuso lì, nella magia del corteggiamento, una ruota che gira perché l’ amore è eterno fin quando non arriva qualcuno migliore di te!!! e si ricomincia..

Calabria chiama Campania: help cenone di Natale!!!! i miei auguri per Napoli Tà-Ttà

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Se penso al Natale in Calabria, la prima immagine è quella di un’ immensa tavolata o più tavoli uniti tra di loro, tutta apparecchiata di bianco e rosso, l’ immagine successiva sono i parenti, tanti parenti, perché amati o odiati che siano il cenone di natale è l’ unico momento in grado di riunire tutti e l’ organizzazione della serata sembra far andare tutti d’accordo… almeno all’ inizio!!!

8 Dicembre. La data che da’ l’ inizio alle festività con la preparazione dell’ albero di natale, il calore natalizio irrompe nelle case con un po’ di quella sana competizione tra parenti, amici e soprattutto vicinato, a decretare quale sia l’ albero meglio addobbato e soprattutto il presepe più completo! Eh si, quella del presepe è una vera e propria sfida di arredamento e scenografia: c’ è chi apre per una volta all’ anno le porte del salone di casa ancora con i divani incellofanati per esporre chilometri di pastori e rappresentazioni di tutti i mestieri dell’ epoca; chi si ingegna a metterli in movimento, pozzi meccanici, laghetti artificiali, specchi nascosti tra le montagne di carta per dare l’ idea del movimento; poi ci sono gli artisti che allestiscono il proprio presepe nei posti più impensabili, all’ interno di un portapane, nel camino inutilizzato, nel tronco scavato di un albero; o quelli più frettolosi e noncuranti di lasciare i pastori in un angolo per terra sotto l’albero di natale. I preparativi e l’ euforia non sono mai cambiati, ma oggi che guardo il Natale con occhi da adulta mi rendo conto che non c’ è più il sapore di un tempo, quando da ragazzina aspettavo con ansia questa festa, sia per la gioia dei regali che per tutte quelle tradizioni speciali che da un po’ di tempo non rivivo più. Il Natale per me è profumo di cannella, vino cotto, cioccolato, canditi, patate e acciughe, di farina sparsa nei cestini di vimini dove mia nonna sistemava le cururicchie e le zeppole, dolci fritti di patate che potevano essere preparate anche con l’ uvetta o le sarde. Natale è rinchiuso in quei panzerotti fatti con i ceci, le mandorle, i pinoli, le nocciole, il cioccolato, il vino cotto, il miele, la buccia del mandarino, un pizzico di caffè, cannella e chiodi di garofano… si, tutto all’ interno di un unico dolce chiamato Fraguni (Fjiaguni) e fritto in tanto olio e poi ricoperto di zucchero! Ma tenevi forte, perché per la tradizione calabrese per la notte di Natale vuole 13 portate sulla tavola, basate su quelli che un tempo erano definiti “alimenti poveri” e ovviamente niente carne, con il parroco del paese costretto ormai ad anticipare la funzione per paura di ritrovarsi solo in chiesa.

24 Dicembre. Le portate: stocco con le patate (stoccafisso), baccalà fritto (merluzzo salato e stagionato), broccoli “affucati”, cavolfiore impanato e fritto, zucca fritta con l’ aceto, fileja (pasta fresca tipica vibonese) con brodo di stocco e fagioli, olive nere, frittelle di ninnata (sardine appena nate), frittelle di zucca, pane, insalata per sgrassare, formaggio, fichi secchi, lupini e credetemi, bisogna assaggiarle tutte per non far rimanere male nonne e zie, sveglie dall’ alba o in cucina già dalla sera prima. Forse la magia natalizia è andata via insieme alle persone amate che oggi non ci sono più e che hanno contribuito a rendere magico il Natale di noi bambini, mi riferisco ai nonni che sono delle creatura magiche e sanno sempre come fare a rendere speciale queste feste o chi come me guarda quella sedia vuota e sa che ormai il Natale non sarà più quello di prima perché l’ unico regalo che vorrei è poter riabbracciare il mio papà… e allora mi impongo di dover continuare con le tradizioni perché è giusto non farle sparire  e con loro il ricordo dei momenti felici passati e quindi si ricomincia a scegliere il vestito adatto, né troppo corto né troppo appariscente per non infastidire il gusto di qualcuno, la preparazione al classico interrogatorio che la santa inquisizione a confronto metteva meno ansia: sei fidanzata? Ma non è che a zia l’ hai presentato e a me no? E quando ti sposi? La scuola? Il lavoro? E perché non te li tagli sti capelli? E perché non mangi di meno? Ma hai imparato a cucinare? Ma fai un figlio che poi sei troppo vecchia!!!!

25 Dicembre. Per fortuna ci sono i cugini, credo che la definizione esatta di cugini sia: fratelli domiciliati in abitazioni diverse, l’ entusiasmo che si ha nel passare questi giorni di Natale insieme viene messo a dura prova dall’ organizzazione dei giochi da tavolo: ore a decidere se è meglio la tombola, ma nessuno vuole zia che compra 12 cartelle, oppure un gioco di società o le carte napoletane. Il divertimento maggiore rimane la sfida a mercante in fiera con zio che mima le carte cercando di farci indovinare di quale personaggio si tratta.

Nord, Sud, Calabria, Campania, Sicilia credo non cambi poi tanto e che la preparazione al cenone di famiglia sia un incubo a cui un po’ tutti siamo affezionati con la consapevolezza che la prima vera domanda che decreterà l’ andamento della serata sarà: “te piace ‘o Presebbio?”

Ps. Per le ricette vi lascio il numero delle mie zie, ma a vostro rischio!!! Buon Natale

Gone with Christmas

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147000375306631394gbtBL2JWcNatale è ormai arrivato, ce ne rendiamo conto anche dalla programmazione tv, inesistente, se non fosse per i film a tema natalizio mandati senza sosta. La notte di Natale però ho scoperto che rete 4 manderà in onda uno dei film che ho tanto odiato, ma che in realtà è il libro che ho tanto amato: “Gone with the Wind – Via col vento”. Ho saputo dopo dell’ esistenza del libro, pensavo fosse soltanto un noioso film senza fine, mia madre lo guardava almeno una volta al mese e proprio non riuscivo a capire cosa ci trovasse di bello in scene piene di cadaveri, urla e balli con vestiti ridicoli. Avevamo una cassetta vhs dalla custodia bianca, registrata malamente dal mio papà, non lo ammetteva, ma anche lui adorava quel film dove la protagonista ancor prima dell’ intervallo aveva cambiato tre mariti! Per fortuna sono cresciuta e dopo aver abbandonato camioncini e betoniere (giochi felici) scopro il mondo delle femminucce: le barbie e quei vestiti ampi che poi tanto male non erano. Riuscii a capire che anche Via col vento aveva una fine e dopo aver pianto come una donna abbandonata diedi inizio all’ odio verso Rhett Butler e ovviamente Clark Gable, colpevole di avergli prestato il volto. Entrando nel meraviglioso mondo dei libri, scopro che Via col Vento in realtà era un romanzo di 872 pagine: e te pareva, il film senza fine ispirato a un romanzo senza fine. Apro l’ ultima pagina, leggo le ultime righe e .. UN MOMENTO … dov’ è la tanto famosa frase detta con cattiveria che mi ha fatto odiare per anni quel personaggio??? “Francamente me ne infischio” non la trovo!!! Leggo ancora altre pagine, nulla: “Non è il caso, mia cara”!!! Che cosa??? E ste parole dolci??? Quel film mi ha mentito. Ovviamente non compro il libro, ma mi documento, la protagonista è Scarlett, nome meraviglioso che da’ proprio il senso di rosso, passionale, sanguigno e che invece italianizzato diventa Rossella tipico nome da contadinella medievale, piccola rosa o rossa di capelli!? eh va bene, accettiamolo per una donna dalle “sopracciglia nere e folte” eh si, perchè non è neanche bella e non ha il cuore tenero come la maggior parte delle protagoniste dei libri, lei è fastidiosa, permalosa, dal mento aguzzo e la mascella quadrata: un’ acida rompi balle!

Chi ha letto il mio misero racconto: “Dalla parte di Eris” sa della mia passione per i personaggi problematici, quelli che voi chiamate antagonisti, ecco, Rossella non ha nulla della protagonista perfetta da amare dalla prima all’ ultima pagina. Chiedo il libro in regalo ed ho la conferma, quel film è una presa in giro, non descrive neanche la metà delle cose che accadono, non è neanche un romanzo d’ amore come la maggior parte dei giovani pensa, è un romanzo storico che mi fa comprendere finalmente ogni particolare della guerra di secessione americana. Margaret Mitchell scrive così bene che il numero delle pagine non sono un peso, decido di leggere altro, la nomino mia scrittrice preferita, avrei sopportato anche altre mille pagine, ero decisa e tutte le mie speranze vengono infrante quando in una libreria mi dicono che non ha scritto altro, guarda bene maledetta, è una grande scrittrice, so che non vuoi cercarmi i libri su quel pc, no.. Via col vento è il suo unico romanzo! Torno a casa con il cuore di lettrice spezzato, mi documento: aveva scritto una novella, ma è stata rifiutata perché troppo breve e fu distrutta.

Cosa voglio dire con questo: 1) leggete via col vento, 2) non sottovalutate chi scrive brevi racconti, un giorno potremmo vendicarci con un romanzo di 872 pagine.

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