Napoli Ta-Ttà come diffondere la creatività attraverso la rete

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napoli-tattàVi parlo di un progetto di sturtup che nasce da un’ idea di Christian Barone e Francesco Carannante, l’ intento è quello di dare spazio ai giovani. Christian si  è laureato in ingegneria informatica ha vissuto e lavorato al nord, ma il suo più grande sogno era quello di poter investine nel sud, nella sua amata Napoli.

Napoli Ta-Ttà si occupa di distribuzione di marchi legati al sud Italia, catalizza la passione di giovani ingegneri, marketer e creativi che condividono lo stesso amore per il sud e la sua cultura. Due sono i progetti di Napoli Ta-Ttà, il primo si chiama:  fundtee.napolitatta.com  che permette a chiunque di creare il proprio design, vale a dire disegnare il proprio sud vendendo attraverso lo store napolitatta.com il secondo si chiama: promotee.napolitatta.com che permette di promuovere l’identità di un luogo guadagnando.

Dal 1 dicembre prende vita  il blog di Napoli Ta-Ttà rivolto ai blogger e a chiunque abbia voglia di raccontare il sud. Il 30 novembre ho raccolto l’ invito di Christian che con il suo amore per Napoli e per il sud in generale mi ha trasmesso quell’ energia che mi ha convinta ad unirmi a questo fantastico progetto raccontando il mio amore per Napoli e condividendo un racconto tipico della mia terra: la Calabria che ritroviamo anche in Campania, quello del dispettoso Monacello vi lascio i link diretti ai miei articoli: Il Monaco Fajietto & Napoli, That’s AMORE! Questo perchè il sud non è affatto diverso da regione a regione.

“Napule è ‘nu paese curioso:  è ‘nu teatro antico, sempre apierto” (E. De Filippo).

La bambina e il Big Ben (dicembre 2014)

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Ho sempre odiato gli inglesi, li consideravo freddi, insensibili e lamentosi. Luoghi comuni, è come dire: Italiano pizza e Berlusconi. Sono partita con l’ idea di visitare solo una città d’ Arte fantastica e infatti nella mia agendina di viaggio la metà delle pagine contenevano solo indirizzi di musei e gallerie.

  • Il primo ostacolo: spiegare a mia madre che il mio era un viaggio di scoperta non di trasferimento.
  • Il secondo ostacolo: la lingua. Sono partita con una sola parola nel vocabolario: beer!!!
  • Il terzo ostacolo: paura di volare. Vedere l’ aereo in pista così immenso mi ha rassicurata, ma poi entrando e rendendomi conto del poco spazio è cominciata la tragedia. E’ vero quando dicono che decollo e atterraggio non sono così spaventosi, il problema è quella sorta di allineamento traballante dopo il decollo, e già che mi ero informata su youtube dei possibili disastri: precipitazioni, ammaraggi, esplosioni, attentati, tamponamenti, sparizioni, bambini lamentosi. Devo dire che tutto questo è niente difronte all’ applauso italioto dopo l’ atterraggio, avrei preferito scaraventarmi al suolo. Una cosa positiva lo steward portoghese bello come un angelo/attore/modello/calciatore. Dicono che il pilota comunichi con i passeggeri, ma non sapevo che questo accadesse anche in volo, nell’ ansia una sola parola ho compreso: exit e già con la mano cercavo il mio giubbino di salvataggio, peccato che la mia domanda: “ma stiamo precipitando” l’ abbiano sentita anche dagli ultimi posti.
  • Il quarto ostacolo: comprendere le intenzioni di google maps. Per indicarti una posizione decide di farti fare tre volte il giro dell’ isolato, due salti su te stesso, due giravolte ed eccoti alla tua destinazione.
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    La prima sicurezza: Tube. Non c’ è nulla di più semplice e comodo che spostarsi in metro, anche queste rappresentano un’ attrazione, colorate, comode, organizzate, una diversa dall’ altra. Ho sempre incontrato gente allegra, seppur sempre di fretta, ma disponibile e con il sorriso.

  • La seconda sicurezza: Gli inglesi sono simpatici e accoglienti. Entrati in un pub siamo stati accolti da due sobri(?) personaggi, padre e figlio, non ho mai ricevuto così tanti complimenti, c’ è scappato anche un baciamano, veri gentlemen, quasi credibili se non fosse per il cappello di uno di loro con orecchie di orso.
  • La terza sicurezza: la bombetta. Visitare Londra con il classico bowler hat ha tutto un altro sapore! Mi ero attrezzata così per andare da Betta, non volevo sfigurare, ma devo dire che la sua dimora mi ha delusa, un po’ “spoglia”, per fortuna mi hanno tirata su Sherlock Holmes e i Beatles “sciloviuieieie” .. baker street, ailoviù. Il cuore però è rimasto da Madame Tussauds, nel vero senso della parola, nel percorso dell’ orrore, lì ho pronunciato la mia prima parola in pseudoinglese: “please, qualcuno passi davanti ca moru”!!! E Pur di non fare la solita foto con in lontananza le Tower Bridge ho preferito passarci direttamente sopra raccogliendo TUTTO il gelo del Tamigi. Il pollo gli inglesi lo sanno cucinare a furia di prepararlo mattina, mezzogiorno e sera OGNISANTOGIORNO sono diventati espertissimi, la colazione dovrebbe entrare di diritto tra le meraviglie del mondo e se volete sentirvi inglesi al 100% ordinate una birra alle 9 del mattino.. ah, anche la vodka alle 3 del pomeriggio è perfetta, ma solo se dopo vi spetta una lunga camminata tra Piccadilly e Oxford Circus, parchi vari che sembrano non finire mai, Primark e Boots; ah un consiglio, non fate come me che ho desiderato trascorrere le ore nel British Museum da vera intellettuale e invece l’ ho fatto con una busta di plastica di una parafarmacia da very tamarra!
  • La quarta sicurezza: Bow Road. La zona più bella, tra musulmani e hindu, pakistani, indiani e un forte odore di spezie e cipolla per le strade, è il posto che più ho apprezzato, il vero esempio che non bisogna mai fermarsi alle apparenze. Ma la cosa che più mi ha dato sicurezza è stata la Clock Tower, più di 96 metri di altezza, uscita dalla metro il Big Ben è lì ad aspettarti, imponente, maestoso, rassicurante e accogliente. Il benvenuto più bello che potessi ricevere.

E rientro a casa con un’ altra opinione di Londra, ma una certezza ancora rimane: qualcuno mi spieghi l’ utilità dei mignolini dei piedi!!!

La Bambola e il Burattinaio.

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Il racconto ha partecipato al #FLA 2014. L' immagine è presa dal web.

Il racconto ha partecipato al #FLA 2014. L’ immagine è presa dal web.

C’ era in una vecchia e polverosa soffitta una bambola abbandonata. Se ne stava seduta lì da anni ormai sotto una finestra semiaperta con gli occhi bassi e la testa piegata in avanti. I capelli castani, chiari, erano maltagliati sulla fronte, forse opera di una bambina dispettosa, ma coprivano ugualmente la sua faccia. Triste. Le braccia abbandonate sulle gambe incrociate. Indossava una vistosa veste arancione con l’ orlo bianco. Tutti gli altri giochi presenti in soffitta non le rivolgevano mai la parola, giocavano tra di loro, ignorandola. Lei si sentiva brutta e vecchia con le sue toppe e le cuciture nere, evidenti. Passava tutto il suo tempo così, nel suo angolo, sicura di non servire più a nulla, di non riuscire ad allietare le giornate di una bambina o regalare istanti di felicità.
Un giorno la porta della soffitta misteriosamente si aprì, entrò nella stanza un uomo magro, secco da fare quasi impressione, alto e imbronciato. Frugò in alcuni degli scatoloni, si guardò intorno, ignorò tutti gli altri giochi presenti nella soffitta e andò diritto dalla Bambola. Lei non sollevò la testa, sicura di non essere di alcun interesse, ma l’ uomo continuava a fissarla, la prese tra le mani grandi, dita lunghe e delicate, la vide così triste e decise di portarla giù con se.
La Bambola lasciò dunque la soffitta, quel luogo per lei sicuro e odioso, si sentiva felice per la prima volta, mentre si allontanava con quell’ uomo, osservava tutti gli altri giochi finalmente orgogliosa di ciò che era.
La vita con quel Burattinaio era meravigliosa, le comprò un nuovo vestito, rosso e giallo, i colori del sole. Cambiò i fili di quelle vecchie cuciture che la tenevano cucita.
La Bambola imparò a sorridere.
Il Burattinaio pensò quindi di legare quattro fili trasparenti, due alle braccia e due alle mani della Bambola e cominciò così a farla muovere, a farla danzare, camminare, farla volare! Insieme si divertivano tantissimo. Lei si fidava di lui e glielo lasciò fare. La portò con se in strada, insieme fecero divertire tutti i bambini del paese, lei lo fissava, seduta nella sua scatola mentre era intento a intingere le mele nel caramello colorato di rosso da regalare ai piccoli dopo ogni spettacolo.
Passarono così i giorni più felici della Bambola, fin quando..
Una sera il Burattinaio rientrò a casa con un’ enorme scatola bianca, lucida. la Bambola impaziente attese che si avvicinasse come sempre, ma quella sera l’ uomo andò dritto in direzione del tavolo dove sistemò la scatola e da lì tirò fuori una bambola nuova, bellissima, con lunghi capelli neri e grandi occhi blu. Il Burattinaio la guardava estasiato, sul volto della Bambola, adagiata per terra dietro di loro, cominciarono a scendere lacrime di dolore, non riusciva a muoversi, era costretta ad osservare i due. Provò a chiudere gli occhi, ma non ci riuscì. Il Burattinaio finalmente le si avvicinò, senza guardarla in volto, slegò i fili trasparenti legati stretti a polsi e alle braccia di pezza e li regalò alla sua nuova bambola. Ci giocò tutta la sera.
A notte fonda, poco prima di andare a letto, si accorse che la sua vecchia compagna di giochi era rimasta stesa sul pavimento. La raccolse, questa volta la guardò e, senza pensarci troppo la gettò nel fuoco, tra le deboli fiamme. La Bambola che piano piano veniva consumata dal fuoco, cominciò a ridere, felice, preferendo bruciare piuttosto che guardare il suo Burattinaio in compagnia di una’ altra bambola.
[Trascorsero gli anni, il burattinaio tornò nella sua vecchia soffitta, cercò a lungo qualcosa, niente! Mise a soqquadro ogni angolo di quella piccola stanza nella speranza di trovare lei: la Bambola. Arrivò sotto la finestra dove un tempo l’ aveva notata e lì cadde in ginocchio, ricordandosi del suo gesto, cominciò a piangere.]
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