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Il racconto ha partecipato al #FLA 2014. L' immagine è presa dal web.

Il racconto ha partecipato al #FLA 2014. L’ immagine è presa dal web.

C’ era in una vecchia e polverosa soffitta una bambola abbandonata. Se ne stava seduta lì da anni ormai sotto una finestra semiaperta con gli occhi bassi e la testa piegata in avanti. I capelli castani, chiari, erano maltagliati sulla fronte, forse opera di una bambina dispettosa, ma coprivano ugualmente la sua faccia. Triste. Le braccia abbandonate sulle gambe incrociate. Indossava una vistosa veste arancione con l’ orlo bianco. Tutti gli altri giochi presenti in soffitta non le rivolgevano mai la parola, giocavano tra di loro, ignorandola. Lei si sentiva brutta e vecchia con le sue toppe e le cuciture nere, evidenti. Passava tutto il suo tempo così, nel suo angolo, sicura di non servire più a nulla, di non riuscire ad allietare le giornate di una bambina o regalare istanti di felicità.
Un giorno la porta della soffitta misteriosamente si aprì, entrò nella stanza un uomo magro, secco da fare quasi impressione, alto e imbronciato. Frugò in alcuni degli scatoloni, si guardò intorno, ignorò tutti gli altri giochi presenti nella soffitta e andò diritto dalla Bambola. Lei non sollevò la testa, sicura di non essere di alcun interesse, ma l’ uomo continuava a fissarla, la prese tra le mani grandi, dita lunghe e delicate, la vide così triste e decise di portarla giù con se.
La Bambola lasciò dunque la soffitta, quel luogo per lei sicuro e odioso, si sentiva felice per la prima volta, mentre si allontanava con quell’ uomo, osservava tutti gli altri giochi finalmente orgogliosa di ciò che era.
La vita con quel Burattinaio era meravigliosa, le comprò un nuovo vestito, rosso e giallo, i colori del sole. Cambiò i fili di quelle vecchie cuciture che la tenevano cucita.
La Bambola imparò a sorridere.
Il Burattinaio pensò quindi di legare quattro fili trasparenti, due alle braccia e due alle mani della Bambola e cominciò così a farla muovere, a farla danzare, camminare, farla volare! Insieme si divertivano tantissimo. Lei si fidava di lui e glielo lasciò fare. La portò con se in strada, insieme fecero divertire tutti i bambini del paese, lei lo fissava, seduta nella sua scatola mentre era intento a intingere le mele nel caramello colorato di rosso da regalare ai piccoli dopo ogni spettacolo.
Passarono così i giorni più felici della Bambola, fin quando..
Una sera il Burattinaio rientrò a casa con un’ enorme scatola bianca, lucida. la Bambola impaziente attese che si avvicinasse come sempre, ma quella sera l’ uomo andò dritto in direzione del tavolo dove sistemò la scatola e da lì tirò fuori una bambola nuova, bellissima, con lunghi capelli neri e grandi occhi blu. Il Burattinaio la guardava estasiato, sul volto della Bambola, adagiata per terra dietro di loro, cominciarono a scendere lacrime di dolore, non riusciva a muoversi, era costretta ad osservare i due. Provò a chiudere gli occhi, ma non ci riuscì. Il Burattinaio finalmente le si avvicinò, senza guardarla in volto, slegò i fili trasparenti legati stretti a polsi e alle braccia di pezza e li regalò alla sua nuova bambola. Ci giocò tutta la sera.
A notte fonda, poco prima di andare a letto, si accorse che la sua vecchia compagna di giochi era rimasta stesa sul pavimento. La raccolse, questa volta la guardò e, senza pensarci troppo la gettò nel fuoco, tra le deboli fiamme. La Bambola che piano piano veniva consumata dal fuoco, cominciò a ridere, felice, preferendo bruciare piuttosto che guardare il suo Burattinaio in compagnia di una’ altra bambola.
[Trascorsero gli anni, il burattinaio tornò nella sua vecchia soffitta, cercò a lungo qualcosa, niente! Mise a soqquadro ogni angolo di quella piccola stanza nella speranza di trovare lei: la Bambola. Arrivò sotto la finestra dove un tempo l’ aveva notata e lì cadde in ginocchio, ricordandosi del suo gesto, cominciò a piangere.]