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Libri, Commessi e Librai

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Avevo già scritto un po’ di tempo fa sull’ unica libreria presente della mia città, lo lascio in fondo all’ articolo.

Oggi, per una persona che vuole avvicinarsi al mondo della lettura, quanto sono d’ aiuto le librerie moderne? Forse la colpa è degli editori e degli autori, visto che tutti possiamo pubblicare un libro e abbandonarlo in libreria, troppe novità che mettono in disparte i vecchi classici, quelli che tutti dovremmo conoscere. Forse il vero motivo è che non esiste più la figura del libraio, il vero appassionato di libri, colui che conosceva tutti i titoli presenti nella sua piccola libreria, senza l’ aiuto del pc, ed era anche in grado di dare ottimi consigli. Mi è capitato di ritrovare queste tipiche “vecchie” librerie a Palermo e a Londra. Sono piccoli spazi stracolmi di mensole e libri, vecchi e nuovi, pile ordinate e sistemate in contenitori di legno quando alle pareti non c’ è più posto per loro, ad accoglierti un tempo c’ era un allegro signore di mezza età o la classica signora sorridente e rassicurante. Non si entrava in libreria solo se si doveva acquistare un libro, si passava dalla libreria e si potevano trascorrere le ore in tranquillità, senza la paura di leggere qualche pagina per poi non comprare nulla e cosa più importante non esistevano gli sguardi diffidenti. Se chiedevi un titolo sbagliato, il libraio non andava nel panico cercando disperatamente una voce su uno schermo, per poi liquidarti con un: “non esiste, mi dispiace” ..  il libraio ci arrivava, perché i libri erano la sua quotidianità e se non c’ era il titolo chiesto, beh di sicuro sapeva consigliarti altro.

Non è una critica nei confronti dei moderni “commessi librai”, ma la differenza ahimè c’ è e si nota! Oggi le librerie sono sempre più grandi perché dentro non ci trovi solo i classici e le immense nuove proposte delle case editrici indipendenti, ci trovi anche giochi, dischi, oggetti, cancelleria, accessori, abbigliamento e il commesso libraio non può, per ovvie ragioni, stare dietro a tutto questo. Le vetrine sono piene di titoli nuovi facendo una netta divisione tra il vecchio e il nuovo, i vecchi romanzi sono visti come imposizioni scolastiche fuori moda, anche se spesso ci ritroviamo i social network pieni di citazioni di libri importanti, ma che non sono mai stati letti. C’ è tanta gente competente, che nonostante la frenesia dell’ immensa libreria riesce a dedicarti del tempo, c’ è chi ti indica a stento la sezione dove poter trovare il genere che ci interessa, c’ è anche chi ha bisogno di titolo/autore/casa editrice/anno di pubblicazione perché senza l’ aiuto di dati sicuri e di un pc non riesce ad esserti d’ aiuto e quando finalmente lo trova ci sono tanti autori con quel nome e una marea di case editrici diverse… panico!!! C’ è chi tenta più volte di cercare quel libro tanto desiderato e dopo averlo prenotato senza successo si affida alla tecnologia, al nuovo modo di leggere i libri: il supporto digitale, perché lì i libri non sono di carta, non hanno il profumo di nuovo, ma ci sono sempre e basta un clic per cominciare a leggere. Per chi si avvicina da poco alla lettura forse è il metodo meno traumatico, perché non si è assaliti dalla vastità di volumi per lo più sconosciuti, perché entrare in libreria per l’ ennesima volta e uscire a mani vuote non si ha voglia.

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E’ da ieri mattina che mi passa nella mente l’ immagine della vecchia libreria della mia città: la vecchia Mobilio, situata dall’ altra parte della strada rispetto a dove oggi si trova la “piccola” in Mondadori. Forse è in quella libreria che ho capito il senso della letteratura per ragazzi. Ci passavo minuti interminabili lì dentro, grazie ai miei genitori che mi hanno trasmesso l’ amore per i libri, mi ci portavano spesso e anche se non acquistavo nulla, entravo e uscivo da quella libreria contenta, soddisfatta. Tutte le volte.
Ricordo questo posto per me immenso, su due piani, tutto in legno e con luci basse. Entrando, oltre il bancone, al centro, c’ era quello che io bambina vedevo come un tavolo, lungo lungo e ricoperto di libri. Su invece, al secondo piano, erano sistemati in penombra i libri “per adulti”, no.. nulla di sconvolgente, erano i classici, quelli impegnativi, i libri seri. E poi c’ era l’ ultima stanza in fondo, diversa dalle altre due, qui le luci non erano soffuse, come a volersi staccare da quel mondo tanto serio e tutto uguale, era la stanza dei libri per ragazzi! Colori allegri, copertine colorate, era l’ ultima stanza, ma in un certo senso era come se fosse la prima, tutto cominciava da lì.
In quella libreria diventai grande anch’ io, per fortuna, prima della sua chiusura, feci anch’ io le scale di legno che portavano al mondo degli adulti, che delusione, non era nulla di straordinario, ma la stanza dei colori, ancora adesso, nei miei ricordi, ha tutto un altro valore!

Ho rivisto Paddington.

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Londra, Natale del ’56. In un negozio della stazione di Paddington, il cameraman della BBC, Michael Bond, nota su uno scaffale un orsacchiotto di pezza e il 13 ottobre 1958 viene pubblicato il primo libro: “A Bear Called Paddington” il protagonista che ha ispirato Bond è proprio un orso con montgomery blu, cappellaccio rosso e una passione per i panini con la marmellata di arance.

1450303177861Paddington vive in Perú, con gli zii Lucy e Pastuso, tra immense distese di alberi di arance e il sogno di visitare Londra. Dopo un forte terremoto che distruggerà la loro casa viene nascosto dalla zia su una scialuppa di salvataggio di una nave in direzione della tanto amata capitale inglese. Arriva nella stazione di Paddington, con una valigia di cartone, un cappello rosso (dono di un esploratore) un panino con la marmellata nascosto all’ interno e un’etichetta al collo con la scritta “Per favore prendetevi cura di questo orso. Grazie”. L’ espressione spaesata, simile alla mia quando arrivai a Londra la prima volta, devo dire che il nostro arrivo fu molto simile, capitò anche a me di rimanere ferma imbambolata sui gradini della metro mentre tutti camminavano frenetici (ne parlo qui).

Incontra il signore e la signora Brown e come é narrato nei racconti: “fu così che sie è trovato ad avere un nome decisamente insolito per un orso, perchè Paddington era il nome della stazione”.

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Londra 2014

E’ impossibile resistere al fascino dell’ orsetto e alle sue avventure, il suo essere estremamente educato, rispettoso, tenero. Tanti sono i temi trattati: la diversità, l’ abbandono, la solitudine, la famiglia che nonostante tutto rimane il porto sicuro. Adoro inoltre  il suo essere eccessivamente maldestro, in grado di causare danni anche con un pezzettino di scotch.

Ho pianto dalla prima all’ ultima scena, complice la nostalgia nel rivedere i posti piú belli di Londra, da quelli più famosi ai negozietti di antiquariato di Portobello. Mi sono divertita quasi come nel vedere Mary Poppins e in effetti il Signor Brown è molto simile a Mr. Banks, con il suo carattere apparentemente duro e burbero e la Signora Brown ricorda proprio Mary Poppins, almeno nell’ abbigliamento e nel suo essere “strana”. Windsor Gardens 32 é il Viale dei Ciliegi 17, ma questa é la magia dei racconti per ragazzi. Un film che vi consiglio di vedere con tutta la famiglia o di leggere i racconti che rimangono attuali e che con semplicità e dolcezza ci aiutano a vivere in modo più sereno.

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