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Voglio raccontarti dell’ Irlanda.

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Ricordi il film King Arthur girato a Dublino, ricordi le scogliere, il mare blu e i prati verdi? Li ho visti dal finestrino un po’ logoro di un bus. Ricordi i servizi dei tg negli anni ’90 su Belfast e il clima di guerra?

Oggi a nessuno sembra interessare del mio viaggio a Belfast.. e io ho una gran voglia di raccontare quello che ho visto e quello che ho provato. Solo tu avresti chiesto, ti saresti interessato, mi avresti ascoltato mentre ti descrivevo i luoghi nei quali si è svolta la storia. L’ Irlanda è bella. Come me saresti rimasto sorpreso a sapere che la Guinness non è una birra nera, ma rossa, anche se sicuramente questo tu lo sapevi già. Come me saresti rimasto deluso sentendomi dire che la Cattedrale di San Patrizio, la più bella e la più grande d’ Irlanda, rimane chiusa al pubblico proprio nel mese di Dicembre.. e in seguito se sei fortunato la visita ti costa intorno alle 6€ Sono di gusti difficili lo sai, l’ Irlanda, per quanto mi riguarda l’ ho apprezzata nel momento in cui sono andata via, non dico che non mi sia piaciuta, anzi.. ma non appena sono ripartita ho capito che ormai era troppo tardi, mi era entrata nel cuore, con il suo caos, la sua allegria, il verde e tuttora mi manca. 15578694_359231641097809_7232091513847785160_nMi mancano le stradine, i pub più belli al mondo, la musica celtica, il tempo che cambia nel giro di pochi secondi, le pecore e i folletti, mi manca l’ euforia dei suoi abitanti, i loro capelli veramente arancioni. Forse è tutta colpa di Joyce, sai si dice che non amasse tanto Dubino, eppure le sue opere principali sono ambientate nella sua città natale, anche se lontano ne parla sempre con amorevole nostalgia. Lo ammetto, sono partita influenzata dal suo pensiero e da chi mi diceva che avrei trovato solo divertimento, ma ora che sono rientrata ho capito che per apprezzarla bisogna viverla. Spero in futuro di avere anche un po’ della fortuna artistica di James, “Gente di Dublino” venne rifiutato 18 volte da quindici case editrici differenti, lo sapevi? Beh, ho bevuto una Guinness alla sua, nella speranza che ricambi il favore. Il divertimento c’ è e anche tanto, forse mi sarei aspettata più magia, ma Dublino è una città che ti regala tanto colore e calore. Ho conosciuto Molly, ancora oggi esposta alla sfacciataggine dei turisti, l’ ammetto, anche io come loro ho cercato di portare con me un po’ di fortuna, anche se leggendo la sua storia non credo sia stata una donna felice e fortunata, ma è bella, prosperosa ed elegante mentre trascina il suo carretto, mi sono pentita di quel gesto, ma conosci la mia scaramanzia.

Non solo, sai che i miei viaggi non sono vacanze, ma sono esplorazioni. Ed è proprio per questo che voglio parlarti di Belfast, non è solo la città degli attentati, sebbene questo velo di ansia non credo che abbandonerà mai la città, famosa purtroppo per gli scontri tra Cattolici e Protestanti, unionisti e separatisti, ma è soprattutto una città industriale e tutto lo ricorda.. 15327253_357152504639056_2209279592056115489_nsembra di entrare nei primi del ‘900 e nei pressi del fiume Lagan sembra di rivedere le fabbriche navali e del ferro, è qui che venne costruito il famoso e sfortunato TITANIC. Basta camminare per qualche minuto per entrare in una parte della città che improvvisamente cambia volto, l’ aspetto è sempre quello tipico anglosassone, ma l’ ansia si percepisce più forte, murales colorati, bellissimi, abbelliscono i muri che dividono una zona dall’ altra, Taxi fermi ad ogni angolo e tassisti pazienti che parlano con i turisti, raccontano loro degli scontri, dell’ IRA, del sangue e degli innocenti. Un cancello separa i due quartieri ancora c’ è divisione, tensione da come spiegano i cartelli che ti invitano a non addentrarti tra le case e i quartieri. Tutto mette angoscia, le case di mattoni marroni e porte bianche, tutti uguali come a volersi mescolare, confondere, abbellite da finestre decorate con luci natalizie. Campi da gioco recintati. Sono nella storia, sono in quei posti che io e te guardavano nei Tg, quanta rabbia abbiamo provato, quanta paura, oggi che tutto dovrebbe essere passato ancora aleggia nell’ aria la tristezza. E’ meglio tornare a Victoria Square, il centro di Belfast, maestoso ed elegante, il grande centro commerciale all’ aperto, la City Hall e i mercatini di natale, “saranno sicuri?” mi chiedo.. e subito mi pento di questa affermazione, perchè capisco che il problema oggi non è più Belfast, ma queste stupide guerre giustificate dalla parola “religione”. L’ angoscia che ho toccato a Belfast credo che la porterò sempre con me perché ancora adesso che sono a casa non faccio che pensarla.

Ricordi quando per Natale (di molti anni fa) tu e mamma mi regalaste un portafoglio degli U2 !? Ai tempi ero veramente appassionata di musica, ascoltavo di tutto, soprattutto grazie a voi, ma quel gruppo proprio non riuscivo a digerirlo e ammetto che poco fa ho provato a ripensare al cielo d’ Irlanda con le loro canzoni, ma il pensiero torna a quel Natale, alla faccia di The Edge stampata sulla stoffa nera e arancione, a questo viaggio che è passato troppo velocemente, ma che mi ha arricchita e forse un po’ cambiata, con la promessa che tornerò con te a Belfast e poi a Dublino a bere Guinness cantando Sunday Bloody Sunday e forse a fare quel famoso tour di spade che tanto desidero.

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Mancano 4 giorni a Natale (diceva qualcuno) e io avrei voluto raccontarti molto altro ancora.

Tu ci vai al cinema?

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Come puó un film simpatico ma leggero (Quo vado o Vacanze ai Caraibi) distruggere ai botteghini film piú “impegnativi” (Star Wars o The Hateful Eight)???

In soli due giorni gli incassi sono saliti alle stelle, io stessa sono andata a vedere Zalone, perché si, mi fa ridere con le sue solite battute che ormai tutti prevediamo, ma che trovo siano superiori alle battute da cinepanettoni! Cerco di dare fiducia ai film italiani: TUTTI, delle volte esco dalla sala delusa, altre invece sono fiera di aver contribuito ad aiutare la produzione del cinema italiano come quando ho scoperto la bravura del regista/ attore Edoardo Leo, un Artista giovane e con molto talento.

vintage-archive-cinema-4-seaterFacendo la fila per acquistare il biglietto per Il Piccolo Principe. Ho riflettuto sulla qualità del cinema in Italia, voglio difendere il QI degli italiani, perché penso che non amino solo la leggerezza dei film di Zalone o Albanese e Siani, questi film sono necessari, é normale che vengano prodotti, penso che a modo loro trasmettano un messaggio, come accadeva per i primi film di Fantozzi o Verdone SENZA VOLERLI PARAGONARE ai film di oggi!!!! Non é normale invece che in Italia si vada al cinema solo per vedere questo genere di film.

Altra riflessione, ormai mi avvicino alla cassa. La gente dietro spinge: i cinema vengono presi d’ assalto solo nel periodo di Natale, come se ci fosse una tradizione che impone di andare al cinema con tutta la famiglia solo durante le feste natalizie. Abbiamo atteso Star Wars con trepidante emozione eppure, almeno dalle mie parti, le sale non erano cosí piene come in questi giorni: biglietti esauriti in pochi minuti, file di ore per accaparrarsi un biglietto per l ultimo spettacolo. Se ci fosse questa affluenza durante tutto l’ anno il cinema in Italia sarebbe salvo!!! e invece no, é in piena crisi perché preferiamo scaricare sul pc i film fatti bene e andare al cinema a vedere un Checco Zalone. In fondo il costo del biglietto é sempre lo stesso, perché allora privarsi durante l’ anno per poi prenderlo d’ assalto a Natale?

Prendo finalmente i miei biglietti. In fondo io sto andando a guardare un film d’ animazione, anche se quel libro (da cui é tratto il film) é stato una guida nella mia vita, ed é durante il film che ho trovato la risposta: la gente va al cinema perché é natale, perché a natale puoi.. comprare il secchio dei popcorn al burro o al caramello, bere le bevande zuccherate durante la proiezione.. tutto questo solo a Natale, poi durante l’ anno torna ad essere una cosa quasi per pochi.

Calabria chiama Campania: help cenone di Natale!!!! i miei auguri per Napoli Tà-Ttà

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Se penso al Natale in Calabria, la prima immagine è quella di un’ immensa tavolata o più tavoli uniti tra di loro, tutta apparecchiata di bianco e rosso, l’ immagine successiva sono i parenti, tanti parenti, perché amati o odiati che siano il cenone di natale è l’ unico momento in grado di riunire tutti e l’ organizzazione della serata sembra far andare tutti d’accordo… almeno all’ inizio!!!

8 Dicembre. La data che da’ l’ inizio alle festività con la preparazione dell’ albero di natale, il calore natalizio irrompe nelle case con un po’ di quella sana competizione tra parenti, amici e soprattutto vicinato, a decretare quale sia l’ albero meglio addobbato e soprattutto il presepe più completo! Eh si, quella del presepe è una vera e propria sfida di arredamento e scenografia: c’ è chi apre per una volta all’ anno le porte del salone di casa ancora con i divani incellofanati per esporre chilometri di pastori e rappresentazioni di tutti i mestieri dell’ epoca; chi si ingegna a metterli in movimento, pozzi meccanici, laghetti artificiali, specchi nascosti tra le montagne di carta per dare l’ idea del movimento; poi ci sono gli artisti che allestiscono il proprio presepe nei posti più impensabili, all’ interno di un portapane, nel camino inutilizzato, nel tronco scavato di un albero; o quelli più frettolosi e noncuranti di lasciare i pastori in un angolo per terra sotto l’albero di natale. I preparativi e l’ euforia non sono mai cambiati, ma oggi che guardo il Natale con occhi da adulta mi rendo conto che non c’ è più il sapore di un tempo, quando da ragazzina aspettavo con ansia questa festa, sia per la gioia dei regali che per tutte quelle tradizioni speciali che da un po’ di tempo non rivivo più. Il Natale per me è profumo di cannella, vino cotto, cioccolato, canditi, patate e acciughe, di farina sparsa nei cestini di vimini dove mia nonna sistemava le cururicchie e le zeppole, dolci fritti di patate che potevano essere preparate anche con l’ uvetta o le sarde. Natale è rinchiuso in quei panzerotti fatti con i ceci, le mandorle, i pinoli, le nocciole, il cioccolato, il vino cotto, il miele, la buccia del mandarino, un pizzico di caffè, cannella e chiodi di garofano… si, tutto all’ interno di un unico dolce chiamato Fraguni (Fjiaguni) e fritto in tanto olio e poi ricoperto di zucchero! Ma tenevi forte, perché per la tradizione calabrese per la notte di Natale vuole 13 portate sulla tavola, basate su quelli che un tempo erano definiti “alimenti poveri” e ovviamente niente carne, con il parroco del paese costretto ormai ad anticipare la funzione per paura di ritrovarsi solo in chiesa.

24 Dicembre. Le portate: stocco con le patate (stoccafisso), baccalà fritto (merluzzo salato e stagionato), broccoli “affucati”, cavolfiore impanato e fritto, zucca fritta con l’ aceto, fileja (pasta fresca tipica vibonese) con brodo di stocco e fagioli, olive nere, frittelle di ninnata (sardine appena nate), frittelle di zucca, pane, insalata per sgrassare, formaggio, fichi secchi, lupini e credetemi, bisogna assaggiarle tutte per non far rimanere male nonne e zie, sveglie dall’ alba o in cucina già dalla sera prima. Forse la magia natalizia è andata via insieme alle persone amate che oggi non ci sono più e che hanno contribuito a rendere magico il Natale di noi bambini, mi riferisco ai nonni che sono delle creatura magiche e sanno sempre come fare a rendere speciale queste feste o chi come me guarda quella sedia vuota e sa che ormai il Natale non sarà più quello di prima perché l’ unico regalo che vorrei è poter riabbracciare il mio papà… e allora mi impongo di dover continuare con le tradizioni perché è giusto non farle sparire  e con loro il ricordo dei momenti felici passati e quindi si ricomincia a scegliere il vestito adatto, né troppo corto né troppo appariscente per non infastidire il gusto di qualcuno, la preparazione al classico interrogatorio che la santa inquisizione a confronto metteva meno ansia: sei fidanzata? Ma non è che a zia l’ hai presentato e a me no? E quando ti sposi? La scuola? Il lavoro? E perché non te li tagli sti capelli? E perché non mangi di meno? Ma hai imparato a cucinare? Ma fai un figlio che poi sei troppo vecchia!!!!

25 Dicembre. Per fortuna ci sono i cugini, credo che la definizione esatta di cugini sia: fratelli domiciliati in abitazioni diverse, l’ entusiasmo che si ha nel passare questi giorni di Natale insieme viene messo a dura prova dall’ organizzazione dei giochi da tavolo: ore a decidere se è meglio la tombola, ma nessuno vuole zia che compra 12 cartelle, oppure un gioco di società o le carte napoletane. Il divertimento maggiore rimane la sfida a mercante in fiera con zio che mima le carte cercando di farci indovinare di quale personaggio si tratta.

Nord, Sud, Calabria, Campania, Sicilia credo non cambi poi tanto e che la preparazione al cenone di famiglia sia un incubo a cui un po’ tutti siamo affezionati con la consapevolezza che la prima vera domanda che decreterà l’ andamento della serata sarà: “te piace ‘o Presebbio?”

Ps. Per le ricette vi lascio il numero delle mie zie, ma a vostro rischio!!! Buon Natale

Gone with Christmas

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147000375306631394gbtBL2JWcNatale è ormai arrivato, ce ne rendiamo conto anche dalla programmazione tv, inesistente, se non fosse per i film a tema natalizio mandati senza sosta. La notte di Natale però ho scoperto che rete 4 manderà in onda uno dei film che ho tanto odiato, ma che in realtà è il libro che ho tanto amato: “Gone with the Wind – Via col vento”. Ho saputo dopo dell’ esistenza del libro, pensavo fosse soltanto un noioso film senza fine, mia madre lo guardava almeno una volta al mese e proprio non riuscivo a capire cosa ci trovasse di bello in scene piene di cadaveri, urla e balli con vestiti ridicoli. Avevamo una cassetta vhs dalla custodia bianca, registrata malamente dal mio papà, non lo ammetteva, ma anche lui adorava quel film dove la protagonista ancor prima dell’ intervallo aveva cambiato tre mariti! Per fortuna sono cresciuta e dopo aver abbandonato camioncini e betoniere (giochi felici) scopro il mondo delle femminucce: le barbie e quei vestiti ampi che poi tanto male non erano. Riuscii a capire che anche Via col vento aveva una fine e dopo aver pianto come una donna abbandonata diedi inizio all’ odio verso Rhett Butler e ovviamente Clark Gable, colpevole di avergli prestato il volto. Entrando nel meraviglioso mondo dei libri, scopro che Via col Vento in realtà era un romanzo di 872 pagine: e te pareva, il film senza fine ispirato a un romanzo senza fine. Apro l’ ultima pagina, leggo le ultime righe e .. UN MOMENTO … dov’ è la tanto famosa frase detta con cattiveria che mi ha fatto odiare per anni quel personaggio??? “Francamente me ne infischio” non la trovo!!! Leggo ancora altre pagine, nulla: “Non è il caso, mia cara”!!! Che cosa??? E ste parole dolci??? Quel film mi ha mentito. Ovviamente non compro il libro, ma mi documento, la protagonista è Scarlett, nome meraviglioso che da’ proprio il senso di rosso, passionale, sanguigno e che invece italianizzato diventa Rossella tipico nome da contadinella medievale, piccola rosa o rossa di capelli!? eh va bene, accettiamolo per una donna dalle “sopracciglia nere e folte” eh si, perchè non è neanche bella e non ha il cuore tenero come la maggior parte delle protagoniste dei libri, lei è fastidiosa, permalosa, dal mento aguzzo e la mascella quadrata: un’ acida rompi balle!

Chi ha letto il mio misero racconto: “Dalla parte di Eris” sa della mia passione per i personaggi problematici, quelli che voi chiamate antagonisti, ecco, Rossella non ha nulla della protagonista perfetta da amare dalla prima all’ ultima pagina. Chiedo il libro in regalo ed ho la conferma, quel film è una presa in giro, non descrive neanche la metà delle cose che accadono, non è neanche un romanzo d’ amore come la maggior parte dei giovani pensa, è un romanzo storico che mi fa comprendere finalmente ogni particolare della guerra di secessione americana. Margaret Mitchell scrive così bene che il numero delle pagine non sono un peso, decido di leggere altro, la nomino mia scrittrice preferita, avrei sopportato anche altre mille pagine, ero decisa e tutte le mie speranze vengono infrante quando in una libreria mi dicono che non ha scritto altro, guarda bene maledetta, è una grande scrittrice, so che non vuoi cercarmi i libri su quel pc, no.. Via col vento è il suo unico romanzo! Torno a casa con il cuore di lettrice spezzato, mi documento: aveva scritto una novella, ma è stata rifiutata perché troppo breve e fu distrutta.

Cosa voglio dire con questo: 1) leggete via col vento, 2) non sottovalutate chi scrive brevi racconti, un giorno potremmo vendicarci con un romanzo di 872 pagine.

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