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La misantropia, dal greco mísos, “odio” e ànthrōpos, “uomo”, è il sentimento antisociale di odio nei confronti del genere umano, accompagnato dal desiderio di solitudine e incapacità di prender parte alla vita sociale. Per qualcuno la misantropia è semplicemente uno stile di vita, per altri una vera e propria patologia, molti riescono a nascondere questo malessere, a me lo si legge in faccia. Il primo misantropo che conobbi in giovane età fu Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle, ammetto che parte del mio carattere lo devo a lui, l’ ho costruito attentamente dopo aver divorato le sue avventure, lette e rilette ho scoprire un uomo dalla psicologia perfetto, seppur con un carattere particolare e problematico, tanto da renderlo speciale. Si, avrei potuto assimilare e concentrarmi sulla sua intelligenza anziché sulle sue debolezze e fragilità (che ha sempre combattuto da solo) ma mi affascinava la sua diffidenza verso il genere umano, mi sentivo così vicina a lui con la nostra solitudine, il desiderio di circondarsi solo di poche persone e quindi la fiducia riposta nel dott. Watson che oggi mi ricorda la fiducia che io ho dato a poche persone e che frequento con gioia abitualmente. Più in là rimasi affascinata da un altro racconto, quello del “Dilemma dei porcospinidel filosofo tedesco Schopenhauer:

 «Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini per proteggersi col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere».

Ero completamente presa e convinta che all’ uomo basti solo il proprio calore interno per stare bene, non c’ è bisogno di dover avvicinarsi agli altri e di socializzare, perchè è proprio il socializzare, l’interazione tra più persone che porta il misantropo a stare male, non la paura dell’altro come erroneamente si pensa, non è una fobia sociale o l’ansia data da una prestazione, non è il sentirsi inferiori, è proprio odio, insofferenza nel dover trascorrere del tempo con altra gente. La mia tendenza alla rabbia, il fastidio nei confronti di chi non conosco o viceversa conosco fin troppo bene, mi hanno portata a definirmi: una persona che sta bene da sola, fin quando non incontra un’altra persona che considera meritevole e allora non ne può più fare a meno. Quando gli altri, amici(?), conoscenti, parenti, si offendono per il mio modo di essere così “solitaria” o perchè non passo mai abbastanza tempo con loro o perchè ignoro i loro messaggi e telefonate, mi portano a pensare che non hanno mai considerano realmente questa mia condizione di malessere sociale, ed è il motivo principale per il quale le mie amicizie sono sempre finite in modo tragico. Non è colpa mia che non riesco a far capire questo lato del mio carattere, ma la colpa mi azzardo a darla proprio agli altri che pur dicendo di conoscermi bene hanno sempre creato situazioni fastidiose (agli occhi di un misantropo) mi spiego meglio: in pochi capiranno che nel momento in cui il misantropo decide di andare a bere un semplice caffè, entra in quella condizione di autoconvincimento e accettazione del fatto che saranno Lui, Pinco e Pallino, ma se per quel caffè si presenteranno ad esempio altre due persone, allora tutto il lavoro di autoconvincimento va distrutto e ci vorranno  dai 10/15 minuti per accettare gli estranei o convincerlo a rimanere lì seduto senza fare molte storie.

1f32fea455d5f022a93b3b2006a2be5bLa maggior parte delle volte l’odio che provo per la gente è causato dalla gente stessa. Ho capito che quando qualcuno parla di se, tende a ingigantire il suo modo di essere e di vivere, essendo io al contrario una persona che parte sempre da -1, forse per non deludere gli altri (e me stessa principalmente) trovo fastidioso chi si dipinge come l’essere perfetto che vorrebbe far credere, ma non è; avete presente più o meno i genitori che incontrate al supermercato tra il cibo messicano e le piadine integrali che cominciano a raccontarvi la storia dei loro figli, a vantarsi dei loro successi aziendali, proprio quei figli che due ore prima avete visto in foto su facebook senza mutande a bordo bancone di un pub? Oppure quelli che si vantano della loro fama come il photoshoot della tipa “autoscattato” al parco cittadino.. e potrei continuare, ma odio scendere ai livelli di chi scredita gli altri e mette in luce i loro difetti, sto facendo un’eccezione per voi.. mi limito ad odiarli silenziosamente. Lo stesso odio che riverso su chi in comitiva prende di mira la persona che ha più debolezze e comincia a bersagliarla facendo notare a tutti i suoi difetti, mettendola così in imbarazzo, ferendola, credendosi superiore e simpatico, in genere chi lo fa è l’ ignorante del gruppo, quello che nonostante una laurea pensa che Schopenhauer sia la marca di uno shampoo.

Ditemi voi, non soffrite nel dover condividere i vostri spazi, magari anche il contatto fisico e le opinioni con determinate persone? Le feste poi, quanta sofferenza a Natale, Pasqua, Pasquetta e ponti vari, baci abbracci, sorrisi, lo stare insieme, per non parlare delle buone maniere, il sorridere sempre, fingere gioia quando in realtà non vediamo una persona da mesi e magari è pure buona norma chiederle “come stai?” quando non ce ne frega nulla, doverla magari aggiornare sulle nostre abitudini e interessi o peggio dover stare a sentire i suoi quando non ci importa se hai un lavoro di successo o non ne ha affatto uno, perché noi in quel momento non saremo lì ad ascoltarla.

Insomma, questa misantropia prendetela come patologia non come cattiveria, perché non è facile la vita di chi odia l’umanità, basta pensare che la mania piccola e bagnaticcia di un bambino sarà in grado di spiazzare anche il più convinto dei misantropi o che un sms in qui qualcuno disdice un appuntamento sarà l’unica cosa in grado di rallegrare la nostra giornata.