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Una fanatica di sua Maestà in Scozia.

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Come disse il padre di William Wallace: “È il buonsenso che ci rende uomini” quindi dopo aver dipinto il mio volto di Rosso e Bianco, decido di proseguire il mio viaggio nel Regno Unito, precisamente in Scozia, Edimburgo, la città di Sir Arthur Conan DoyleSean Connery e Mark Renton, città della letteratura, della medicina e della magia. E’ una città piccola, tetra, gotica, con edifici alti e grigi, simile ad una scenografia teatrale. Il tempo sembra essersi fermato e dai vicoli sembrano spuntare ladri, mendicanti, uomini dai cappelli a cilindro e donne in abito lungo, vita e morte convivono nella stessa città, la vita che va avanti, che si sviluppa accanto ai cimiteri monumentali. La pioggia incessante per tutto il giorno ti ricorda che sei in Scozia, ma non mi lascio scoraggiare, nonostante marzo, la primavera non ci pensa minimamente a “rovinare” con i suoi colori e calore l’ aria lugubre della città.

 

Dal castello a rendere omaggio alla giovani donne uccise brutalmente con l’ accusa di stregoneria, a Grassmarket piazza delle pubbliche esecuzioni, poco lontano dal pub “The last drop” (l’ultima goccia), qui erano condotti i condannati a morte per bere un ultimo bicchiere prima di essere impiccati.

Un saluto al fedele Bobby, il terrier che passò quattordici anni della sua vita davanti alla tomba del suo padrone vegliandola fino alla propria morte.

Una birra a casa di Maggie Dickson, oggi tipico pub scozzese, carne, whisky e una pizza ai pepperoni niente male e in un attimo mi ritrovo a camminare per le vie di Diagon Alley, è difficile trattenersi dalla tentazione di acquistare nei negozietti vintage, ovunque si respira storia, leggenda e magia: dal Monument Scott, 60 metri in stile gotico, in onore dello scrittore scozzese Sir Walter Scott, al museo degli scrittori, dal pub dedicato a Frankenstein,  a quello famoso per aver accolto la scrittrice di Harry Potter durante la stesura del primo capitolo, dal famoso arco sotto il quale stava per essere investito uno dei protagonisti di Trainspotting, ai  bus che promettono spettacoli e tour dell’ orrore, tra souvenir di cashmere e tartan.

Calton Hill e Dean village sono un’ esperienza senza tempo, la prima una collina situata nel centro della città famoso è il Dugald Stewart Monument, un tempio circolare di otto colonne corinzie dedicato al filosofo scozzese Dugald Stewart, simile per struttura, sul modello greco, al Burns Monument, dedicato alla memoria del poeta scozzese Robert Burns. Proseguendo si troviamo The Portuguese Canon e il Nelson Monument, torre usata per regolare il traffico delle navi, infine il bellissimo National Monument, Partenone Scozzese, ahimè costruito a metà. Un luogo speciale rimane Dean Village a pochi minuti dal centro della città, un piccolo villaggio  sul fiume con piccole case di pietra che si conservano così dal XVII secolo. Sono proprio felice di aver gettato l’ ascia di guerra, la Scozia è ancora grande da scoprire.

 

Voglio raccontarti dell’ Irlanda.

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Ricordi il film King Arthur girato a Dublino, ricordi le scogliere, il mare blu e i prati verdi? Li ho visti dal finestrino un po’ logoro di un bus. Ricordi i servizi dei tg negli anni ’90 su Belfast e il clima di guerra?

Oggi a nessuno sembra interessare del mio viaggio a Belfast.. e io ho una gran voglia di raccontare quello che ho visto e quello che ho provato. Solo tu avresti chiesto, ti saresti interessato, mi avresti ascoltato mentre ti descrivevo i luoghi nei quali si è svolta la storia. L’ Irlanda è bella. Come me saresti rimasto sorpreso a sapere che la Guinness non è una birra nera, ma rossa, anche se sicuramente questo tu lo sapevi già. Come me saresti rimasto deluso sentendomi dire che la Cattedrale di San Patrizio, la più bella e la più grande d’ Irlanda, rimane chiusa al pubblico proprio nel mese di Dicembre.. e in seguito se sei fortunato la visita ti costa intorno alle 6€ Sono di gusti difficili lo sai, l’ Irlanda, per quanto mi riguarda l’ ho apprezzata nel momento in cui sono andata via, non dico che non mi sia piaciuta, anzi.. ma non appena sono ripartita ho capito che ormai era troppo tardi, mi era entrata nel cuore, con il suo caos, la sua allegria, il verde e tuttora mi manca. 15578694_359231641097809_7232091513847785160_nMi mancano le stradine, i pub più belli al mondo, la musica celtica, il tempo che cambia nel giro di pochi secondi, le pecore e i folletti, mi manca l’ euforia dei suoi abitanti, i loro capelli veramente arancioni. Forse è tutta colpa di Joyce, sai si dice che non amasse tanto Dubino, eppure le sue opere principali sono ambientate nella sua città natale, anche se lontano ne parla sempre con amorevole nostalgia. Lo ammetto, sono partita influenzata dal suo pensiero e da chi mi diceva che avrei trovato solo divertimento, ma ora che sono rientrata ho capito che per apprezzarla bisogna viverla. Spero in futuro di avere anche un po’ della fortuna artistica di James, “Gente di Dublino” venne rifiutato 18 volte da quindici case editrici differenti, lo sapevi? Beh, ho bevuto una Guinness alla sua, nella speranza che ricambi il favore. Il divertimento c’ è e anche tanto, forse mi sarei aspettata più magia, ma Dublino è una città che ti regala tanto colore e calore. Ho conosciuto Molly, ancora oggi esposta alla sfacciataggine dei turisti, l’ ammetto, anche io come loro ho cercato di portare con me un po’ di fortuna, anche se leggendo la sua storia non credo sia stata una donna felice e fortunata, ma è bella, prosperosa ed elegante mentre trascina il suo carretto, mi sono pentita di quel gesto, ma conosci la mia scaramanzia.

Non solo, sai che i miei viaggi non sono vacanze, ma sono esplorazioni. Ed è proprio per questo che voglio parlarti di Belfast, non è solo la città degli attentati, sebbene questo velo di ansia non credo che abbandonerà mai la città, famosa purtroppo per gli scontri tra Cattolici e Protestanti, unionisti e separatisti, ma è soprattutto una città industriale e tutto lo ricorda.. 15327253_357152504639056_2209279592056115489_nsembra di entrare nei primi del ‘900 e nei pressi del fiume Lagan sembra di rivedere le fabbriche navali e del ferro, è qui che venne costruito il famoso e sfortunato TITANIC. Basta camminare per qualche minuto per entrare in una parte della città che improvvisamente cambia volto, l’ aspetto è sempre quello tipico anglosassone, ma l’ ansia si percepisce più forte, murales colorati, bellissimi, abbelliscono i muri che dividono una zona dall’ altra, Taxi fermi ad ogni angolo e tassisti pazienti che parlano con i turisti, raccontano loro degli scontri, dell’ IRA, del sangue e degli innocenti. Un cancello separa i due quartieri ancora c’ è divisione, tensione da come spiegano i cartelli che ti invitano a non addentrarti tra le case e i quartieri. Tutto mette angoscia, le case di mattoni marroni e porte bianche, tutti uguali come a volersi mescolare, confondere, abbellite da finestre decorate con luci natalizie. Campi da gioco recintati. Sono nella storia, sono in quei posti che io e te guardavano nei Tg, quanta rabbia abbiamo provato, quanta paura, oggi che tutto dovrebbe essere passato ancora aleggia nell’ aria la tristezza. E’ meglio tornare a Victoria Square, il centro di Belfast, maestoso ed elegante, il grande centro commerciale all’ aperto, la City Hall e i mercatini di natale, “saranno sicuri?” mi chiedo.. e subito mi pento di questa affermazione, perchè capisco che il problema oggi non è più Belfast, ma queste stupide guerre giustificate dalla parola “religione”. L’ angoscia che ho toccato a Belfast credo che la porterò sempre con me perché ancora adesso che sono a casa non faccio che pensarla.

Ricordi quando per Natale (di molti anni fa) tu e mamma mi regalaste un portafoglio degli U2 !? Ai tempi ero veramente appassionata di musica, ascoltavo di tutto, soprattutto grazie a voi, ma quel gruppo proprio non riuscivo a digerirlo e ammetto che poco fa ho provato a ripensare al cielo d’ Irlanda con le loro canzoni, ma il pensiero torna a quel Natale, alla faccia di The Edge stampata sulla stoffa nera e arancione, a questo viaggio che è passato troppo velocemente, ma che mi ha arricchita e forse un po’ cambiata, con la promessa che tornerò con te a Belfast e poi a Dublino a bere Guinness cantando Sunday Bloody Sunday e forse a fare quel famoso tour di spade che tanto desidero.

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Mancano 4 giorni a Natale (diceva qualcuno) e io avrei voluto raccontarti molto altro ancora.

La bambina e il Big Ben (dicembre 2014)

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Ho sempre odiato gli inglesi, li consideravo freddi, insensibili e lamentosi. Luoghi comuni, è come dire: Italiano pizza e Berlusconi. Sono partita con l’ idea di visitare solo una città d’ Arte fantastica e infatti nella mia agendina di viaggio la metà delle pagine contenevano solo indirizzi di musei e gallerie.

  • Il primo ostacolo: spiegare a mia madre che il mio era un viaggio di scoperta non di trasferimento.
  • Il secondo ostacolo: la lingua. Sono partita con una sola parola nel vocabolario: beer!!!
  • Il terzo ostacolo: paura di volare. Vedere l’ aereo in pista così immenso mi ha rassicurata, ma poi entrando e rendendomi conto del poco spazio è cominciata la tragedia. E’ vero quando dicono che decollo e atterraggio non sono così spaventosi, il problema è quella sorta di allineamento traballante dopo il decollo, e già che mi ero informata su youtube dei possibili disastri: precipitazioni, ammaraggi, esplosioni, attentati, tamponamenti, sparizioni, bambini lamentosi. Devo dire che tutto questo è niente difronte all’ applauso italioto dopo l’ atterraggio, avrei preferito scaraventarmi al suolo. Una cosa positiva lo steward portoghese bello come un angelo/attore/modello/calciatore. Dicono che il pilota comunichi con i passeggeri, ma non sapevo che questo accadesse anche in volo, nell’ ansia una sola parola ho compreso: exit e già con la mano cercavo il mio giubbino di salvataggio, peccato che la mia domanda: “ma stiamo precipitando” l’ abbiano sentita anche dagli ultimi posti.
  • Il quarto ostacolo: comprendere le intenzioni di google maps. Per indicarti una posizione decide di farti fare tre volte il giro dell’ isolato, due salti su te stesso, due giravolte ed eccoti alla tua destinazione.
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    La prima sicurezza: Tube. Non c’ è nulla di più semplice e comodo che spostarsi in metro, anche queste rappresentano un’ attrazione, colorate, comode, organizzate, una diversa dall’ altra. Ho sempre incontrato gente allegra, seppur sempre di fretta, ma disponibile e con il sorriso.

  • La seconda sicurezza: Gli inglesi sono simpatici e accoglienti. Entrati in un pub siamo stati accolti da due sobri(?) personaggi, padre e figlio, non ho mai ricevuto così tanti complimenti, c’ è scappato anche un baciamano, veri gentlemen, quasi credibili se non fosse per il cappello di uno di loro con orecchie di orso.
  • La terza sicurezza: la bombetta. Visitare Londra con il classico bowler hat ha tutto un altro sapore! Mi ero attrezzata così per andare da Betta, non volevo sfigurare, ma devo dire che la sua dimora mi ha delusa, un po’ “spoglia”, per fortuna mi hanno tirata su Sherlock Holmes e i Beatles “sciloviuieieie” .. baker street, ailoviù. Il cuore però è rimasto da Madame Tussauds, nel vero senso della parola, nel percorso dell’ orrore, lì ho pronunciato la mia prima parola in pseudoinglese: “please, qualcuno passi davanti ca moru”!!! E Pur di non fare la solita foto con in lontananza le Tower Bridge ho preferito passarci direttamente sopra raccogliendo TUTTO il gelo del Tamigi. Il pollo gli inglesi lo sanno cucinare a furia di prepararlo mattina, mezzogiorno e sera OGNISANTOGIORNO sono diventati espertissimi, la colazione dovrebbe entrare di diritto tra le meraviglie del mondo e se volete sentirvi inglesi al 100% ordinate una birra alle 9 del mattino.. ah, anche la vodka alle 3 del pomeriggio è perfetta, ma solo se dopo vi spetta una lunga camminata tra Piccadilly e Oxford Circus, parchi vari che sembrano non finire mai, Primark e Boots; ah un consiglio, non fate come me che ho desiderato trascorrere le ore nel British Museum da vera intellettuale e invece l’ ho fatto con una busta di plastica di una parafarmacia da very tamarra!
  • La quarta sicurezza: Bow Road. La zona più bella, tra musulmani e hindu, pakistani, indiani e un forte odore di spezie e cipolla per le strade, è il posto che più ho apprezzato, il vero esempio che non bisogna mai fermarsi alle apparenze. Ma la cosa che più mi ha dato sicurezza è stata la Clock Tower, più di 96 metri di altezza, uscita dalla metro il Big Ben è lì ad aspettarti, imponente, maestoso, rassicurante e accogliente. Il benvenuto più bello che potessi ricevere.

E rientro a casa con un’ altra opinione di Londra, ma una certezza ancora rimane: qualcuno mi spieghi l’ utilità dei mignolini dei piedi!!!

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